Creato da: nye.oldham il 19/06/2011
storia, arte, letteratura e scienze

 

 
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Giotto, una vita per l'arte

Post n°15 pubblicato il 27 Ottobre 2011 da nye.oldham

Giotto nacque a Colle di Vespignano presso Vicchio di Mugello nel 1266-67. Morì, con una vita relativamente lunga per quei tempi, nel 1337 forse a Firenze. Ancorchè di origini modeste, la sua era una famiglia di agricoltori, fu iniziato all'arte nella bottega di uno dei maggiori artisti fiorentini del tempo, Cimabue. Con lui, Giotto, ancora giovanissimo, intraprese dei viaggi, ne mise a frutto gli insegnamenti e  poi fu ad Assisi.  E più ancora, liberò la sua propria inclinazione. Giotto, il giovane discepolo, complice e secondo evidentemente il suo più illustre maestro, non si limitava ad osservare l' ambiente circostante. Lo ordinava, nel profondo della sua mente e lo scrutava con acuta curiosità. Sceglieva i soggetti, cose e persone, con gusto raffinato ma controllato e vigile. Quindi realizzava e rappresentava. Il risultato, le sue opere, erano una descrizione chiara , semplice e concisa della realtà e  dei sentimenti che vivevano nella vita   trasfusa sui   volti delle sue figure. Le storie della Bibbia, così rappresentate, si tramutavano in una narrazione per immagini. Certo, non poco in un'epoca di anlfabetismo generalizzato dove le gerarchie ecclesiastiche avvertivano l'urgenza e la responsabilità insieme di emulare il popolo e la forza comunicativa degli affreschi risultava essere più efficace di ogni  altro tipo di argomentazione. La Chiesa, inoltre, si poneva ancora, come già era stata in tutto il Medioevo; come momento di aggregazione soprattutto per i ceti piu umili. Giotto, dunque, fu compreso subito. Il realismo dei suoi dipinti e l'effetto illusionistico dei volumi, dell'organizzazione spaziale, di personaggi e motivi architettonici untusiasmarono i suoi contemporanei. Per cui, dato il vasto consenso di pubblico, è lecito ritenere che i tempi erano maturi perchè un artista potesse rivelare tutta la sua personalità anche al di fuori di rigidi schemi ideologici e perfino dalle regole di scuola. E fu il contesto storico, in inesorabile divenire, a consentire una maggiore libertà di epressione e con essa una ricca pluralità di incontri prolifici, di tendenze e relazioni molteplici. Cristina Ametrano        

 
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