L' apogeo dei Comuni italiani e il rifiorire dell' arte nel '200
Post n°14 pubblicato il 26 Ottobre 2011 da nye.oldham
Questa sintesi storica sul '200, e la fioritura artistica economica e culturale nell'età comunale italiana, è condotta secondo lo stile degli "excerpta". E il riferimento costante ai testi di letteratura generale, storia e storia dell'arte ne confortano il complessivo tenore di verità storica. Excerpta. Gli "excerpta" erano veri e propri estratti integrali di opere di autori classici. Questa attività, diffusa in tutta l'età medievale, era affidata ai chierici che catalogavano e copiavano, in maniera composita, di continuo per l'archiviazione nelle biblioteche cattoliche e private. Il materiale così preservato avrebbe, nei secoli futuri, beneficiato di nuove tecniche di certificazione. Intanto la ricerca dell'autenticità dei reperti soggiaceva alla sete di conoscenza e di riferimenti attendibili. E sovente questi estratti venivano utilizzati per una stesura musiva di nuovi lavori. Che allora l'intento fosse, ingenuamente, emulativo e divulgativo è unanime. Come è sicuro che con questa tecnica sia stato assicurato alla posterità un patrimonio di inestimabile valore del quale, dopo duemila anni di vicissitudini storiche, non sarebbe pervenuto nulla. L'apogeo dei Comuni italiani e il rifiorire dell' arte nel '200. Ora una narrazione storica, per quanto sintetica, non può prescindere dalla puntuale elencazione delle grandi vicende e di quei percorsi che hanno segnato il momento storico esaminato. Per esempio è noto che grande importanza ebbero le congiunture internazionali per le vicende politiche della penisola italiana. Perchè nel Tredicesimo secolo tutto il Vecchio continete fu attraversato da fermenti innovativi. Si affermarono i grandi Stati nazionali dell'Europa occidentale. E in Italia crebbero di potere i Comuni che, dominati prima dai ceti aristocratici, videro poi l'affermazione di una borghesia capace e rampante costituita da imprenditori e mercanti. Erano i dinamici, aperti e moderni promotori della vita cittadina. Così nel XIII secolo il peculiare elemento che agevolò la nascita di una nuova cultura fu la riaffermazione e lo sviluppo delle città, con le loro Università, e delle attività mercantili. I nuovi centri divennero i poli più ricchi e idonei a promuovere l'aspetto multiforme della nuova realtà. E' altresì noto che si verificarono anche altre condizioni perchè ciò accadesse: in tutta Europa erano state scardinate le tradizioni universalistiche medievali dell'Impero e del Papato. Di conseguenza gli ideali monolitici della " Respublica Christiana", che avrebbe tuttavia, ancora nei secoli, investito di sé la Storia; apparivano ormai come ostacoli alla crescita delle realtà cittadine che furono anche i nuovi centri di aggregazione sociale e religiosa. I Comuni si comportarono come autorità di governo, gestirono le amministrazioni e applicarono le leggi secondo una propria giurisdizione. Promossero l'edilizia sacra con originalità e ingente dispendio di risorse e di energie: perchè in nessun modo sarebbe venuta meno la devozione al Cristianesimo che ormai permeava, confortava, soprattutto nelle asperità della vita; la spiritualità collettiva. Allo stesso modo vennero costruite imponenti e grandiose opere civili. Fondarono le maggiori banche europee del tempo: le più solide e affidabili del mondo allora conosciuto. Organizzarono e finanziarono spedizioni in terre lontane e sconosciute: ne è giunta, fin qui, una delle più grandi testimonianze con la narrazione della meravigliosa avventura di Marco Polo. Sostennero la ricerca scientifica laddove ve ne erano i presupposti. Incentivarono le arti figurative. E se vi furono contrasti e perfino acerrime conflittualità, si pensi alla dura e, purtroppo, non isolata e non certo ultima nella storia d' Italia e tanto meno esclusiva contrapposizione tra Guelfi e Ghibellini testimoniate anche dalle possenti fortificazioni delle città che presero ad esser protette con mura di cinta; è pur vero e non si può dimenticare che proprio da quei luoghi disturbati da dure lotte ma da una paradossale e fruttuosa vitalità arrivarono personalità come Dante per la Letteratura, Giotto e Arnolfo di Cambio per la pittura e l'architettura. Essi contribuirono alla sedimentazione di un linguaggio e una mentalità che avrebbe posto le fondamenta del nuovo corso culturale della penisola. Un cambiamento che, sempre sostenuto dal gusto raffinato e dall' opulenza di quella parte del popolo, la borghesia più facoltosa; riuscì a rinnovarsi e perpetuarsi di continuo fino ai giorni nostri sopravvivendo, per intanto al tramonto della stessa civiltà comunale. La quale ebbe i suoi limiti che, tacciati dalla storiografia ufficiale di eccessivo patriottismo municipale miope ed egoista, ne segnarono la fine a favore delle nascenti Signorie: nuove realtà politiche diffuse fin dai primi decenni del '300. In questo panorama di apertura culturale, nuove congiunture politiche e grande vitalisno economico trovò vigore l'edilizia sacra e civile e con essa lo sviluppo di " scuole" e " botteghe" d'arte. Dove uomini come Giotto affinarono il proprio talento. Cristina Ametrano
|
||||||
|
|

