Creato da: nye.oldham il 19/06/2011
storia, arte, letteratura e scienze

 

 
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Diffusione dei libri e affermazione degli editori (2)

Post n°22 pubblicato il 05 Novembre 2011 da nye.oldham

Quindi la lievitazione della conoscenza portò ad una libera e salutare competizione tra autori ed editori. La Critica, dal canto suo, cominciò a condizionare le scelte dei contenuti e l'Occidente doveva fare i conti con questo invasore anomalo e inarrestabile i cui evidenti benefici erano, in molti casi, temuti tanto quanto gli imprevedibili risvolti negativi. Perchè, la Stampa, questa invenzione evidentemente utile e affascinante, come lo sono tutti i prodotti tecnologici che affrancano l'uomo dalla fatica fisica e gli tramutano, di volta in volta, in benefici concreti un'altra frazione dei propri sogni; piombava sull'Europa come un colonizzatore anomalo e inatteso con cui bisognava confrontarsi anche se, fin da principio, sembrò portare solo allettanti promesse. Per esempio è risaputo che a Napoli, Roma e Venezia vi fossero nel '500 numerosi stampatori con  un considerevole giro d'affari. E che Venezia in particolare conservò molto a lungo il suo  redditizio prestigio editoriale nonchè una grande liberta di stampa. La città godette inoltre di  una esclusiva  autonomia di pensiero almeno fino a quando la Chiesa, e non soltanto, non rivendicò una rigida consonanza al proprio dettato di tutti i regni che si professavano cattolici. Infatti le autorità ecclesiastiche presero posizione verso un proliferare diversificato ma, talora, ritenuto scadente e quindi non condiviso, di testi.  E con la Bolla " Inter Multiplices" esprimeva l' urgenza di un controllo per scongiurare la circolazione di scritti che " in mentibus fidelium possunt verisimiliter scandalum generare". E le edizioni non autorizzate avrebbero causato la scomunica e la distruzione stessa delle opere. Comunque i controlli, detti anche censura preventiva, non vennero realizzati con rigore e determinazione almeno fino al 1559, anno in cui venne pubblicato un " Indice dei libri proibiti". Perchè non era stata valutata l'entità del fenomeno che la diffusione capillare e improvvisamente massiccia dei libri comportava. E ora si ricorreva, e non soltanto nell'ambito della Chiesa, ad una normativa per tamponare i guasti della circolazione di un "presunto" inadeguato sapere e di una concorrenza sleale di operatori dell' editoria privi di scrupoli. Che la Confessione religiosa fosse in ansia per la cura delle anime dei suoi fedeli e che vi ponesse rimedio secondo l'uso dei  tempi è un fatto storicamente comprensibile. Tuttavia  si registrarono atteggiamenti simili, di intolleranza alla nuova tecnologia, anche in molti ambienti di Corte. Nel primo caso si privilegiarono gli scritti di argomento religioso e tutti quelli ritenuti consoni  a dettami del cattolicesimo. Le Autorita nobiliari, nostalgiche delle grafie auliche e delle raffinate miniature di codici e libelli classici, osteggiavano la nuova tecnologia. Mentre la Serenissima, che per amor di richezza e commerci  promuoveva la liberalità della cultura e non intendeva opprimere o controllare il pensiero dei suoi cittadini, scelse la libertà di stampa tenendosi  a lungo a riparo dalle ingerenze della Chiesa. E venne in larga misura premiata perchè, si calcola che il suo fosse il mercato editoriale più florido della penisola italiana.

 
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