Creato da: nye.oldham il 19/06/2011
storia, arte, letteratura e scienze

 

 
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La storiografia in volgare nel '200

Post n°29 pubblicato il 12 Novembre 2011 da nye.oldham

Il Duecento fu contrassegnato da una grande vivacità delle istituzioni comunali e dalla vita cittadina dell'Italia settentrionale. E fu la produzione storiografica a trattare ed esprimere questi fermenti innovativi più della letteratura. Perchè, da sempre, sono molti i fattori che contribuiscono alla ricostruzione della storia dell'uomo. E' rilevante, in tal senso, il contributo di ogni realtà presente su di un territorio in un dato momento della storia: dagli archivi amministrarivi pubblici e privati alla raccolta delle leggi degli stati grandi come di quelli piccoli; di realtà lavorative o di associazzioni laiche e religiose o di corporazioni e di monasteri. Tuttavia, in quel lontano '200, la storiografia si fece carico di rilevare i fatti con un intento preciso: quello di realizzare una critica e lucida testimonianza del tempo. E ci fu, accanto all'enciclopedismo, una produzione sia latina che in volgare che raccontava la politica, la società e gli avvenimenti più significativi partendo dalle origini, certo com'era consuetudine, ma affrontando più estesamente il presente. Prevaleva con chiarezza la volontà di registrare passato e presente in modo critico e realistico. E se le cronache in latino, erudite e più elaborate, non avevano la freschezza e la spontaneità di quelle redatte in volgare certo ne osservavano lo stesso spirito critico. Salimbene Adam (1221-1288ca) con la sua Chronica in latino dimesso e contaminato con volgarizzazioni padane, che copre gli anni dal 1212 al 1287, ha stilato un racconto tanto sugli eventi ufficiali che della vita quotidiana. Fu, però, la Toscana a proporre  la maggior parte di opere storiografiche in lingua volgare. Un volgare inizialmente poco letterario ma funzionale alla documentazione della realtà commerciale dove il resoconto dei fatti era schematico. Uno dei primi esempi è la " Cronichetta pisana" del 1279 la cui  monotona composizione viene superata gradualmente dalla " Cronichetta lucchese" e dalle " Gesta florentinorum". In quest'ultimo scritto anonimo l'impianto è semplice. Tuttavia svela l'intento di Firenze di conquistare i territori circostanti. Comunque queste opere sono  sempre attraversate dall'orgoglio municipale. Il più importante storiografo Toscano e volgare fu Malaspini (1220ca-1290) con la " Istoria fiorentina" che tratta la storia della città dalle origini fino al 1282 e che fu anche consultata da Dante. Inoltre anche Giovanni Villani cronista del '300 confortò la sua " Chronica" con l'ausilio di Malaspina. Se nel XIII secolo l' Italia settentrionale affidava, per lo più, il racconto della sua realtà ai testi storiografici in volgare in altre regioni della penisola, con realtà politiche differenti da quelle comunali, consegnavano ai posteri la propria storia con altre forme di documenti.

 
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