La storiografia nella sua attività di documentazione e analisi del passato utilizza anche le tecniche di altre discipline come la storia dell'Arte. Un esempio di testimonianza e di documento storico-artistico facilmente fruibile dal grande pubblico ci viene dalla Colonna Traiana( 110d.C.) e da tutti quei reperti ed edifici storici che affollano il paesaggio della penisola italiana e ne arricchiscono le città. La Colonna Traiana eretta nell'antico Foro traiano della città di Roma nel 110 d.C. è un esempio illustre di documento storico d'arte. Certo eguagliano questo monumento o lo superano in eccellenza i numerosi reperti antecedenti o di epoche succesive come tanti Archi di Trionfo, fra cui quello dedicato allo stesso Traiano nel 114 d.C. e situato nella città di Benevento. Oppure competono per rinomanza vestigia più antiche come l'Ara Pacis e altri resti di età augustea. In ogni caso ogni reperto a qualsiasi momento storico appartenga vive di una rilevanza storica e documentaria propria, per l'infinita mole di notizie che custodisce. E la Colonna Traiana, come tutti i monumenti, al di là della qualità della fattura e della ricchezza dei materiali impiegati sono rivelatori della vita, della realtà degli uomini che li hanno realizzati. Testimoniano delle origini dell'uomo e della strada via via percorsa dall'umanità. E alla stessa stregua di documenti d'altro genere forniscono informazioni e chiarificazioni indispensabili alla ricostruzione degli eventi della storia passata. La Colonna Traiana edificata nel 110 d.C. è giunta a noi quasi intatta. E' studiata prevalentemente come documento di storia militare e per molti studiosi è " il più straordinario monumento che l'antichità romana abbia lasciato e anche uno dei meno conosciuti per quanto lo si abbia avuto sempre sotto gli occhi"( Italo Calvino). Fu eretta per testimoniare e rappresentare le imprese del grande condottiero e Imperatore Marco Ulpio Traiano( 98-117 d.C.). L' opera con il piedistallo e la statua che la corona è alta più di 42 metri e, realizzata da Apollodoro di Damasco architetto siriano nonchè esegutore dell'antistante Basilica Ulpia e del Foro circostante andati quasi del tutto perduti, rappresenta in modo documentario e narrativo le due campagne delle guerre daciche ( 101-102 e 105-106 d.C.). Queste spedizioni militari, condotte nei territori danubiani corrispondenti all'attuale Romania, pacificarono i confini dell'Impero. Lo avrebbe ricordato anche Dante 1200 anni dopo riferendone nel X canto del Purgatorio della Divina Commedia per encomiare Traiano come "esempio di umiltà premiata" e di "....alta gloria del Roman Principato...."( Purgatorio X, vv73 e seg.). Come ogni impegno bellico anche le campagne di conquista della Dacia furono dispendiose. Ma oltre a garantire pace e libertà di circolazione di merci e persone assicurarono l'assegnazione di nuovi territori ai veterani e più vasti terreni da mettere a coltura. L'impegno e l'energie profuse nelle attività militari richiedevano il continuo benestare del popolo o, quanto meno, una corretta e veritiera attività di informazione e rassicurazione che illustrasse le gesta, le imprese e tutte le azioni di conquista. Cosicchè la rappresentazione documentaria delle due spedizioni trova esplicazione dettagliata, come un libro stampato e illustrato nel marmo, lungo la colonna a partire dal basso verso l'alto e senza soluzione di continuità sebbene le diverse azioni e ogni combattimento non siano isolati. La narrazione scolpita a bassorilievo si snoda lungo un fregio a spirale che percorre e avvolge tutto il monumento dal basso verso l'alto per ben 200 metri. Mentre l'altezza complessiva del monumento, dal suolo, con il basamento e la statua che lo corona, è di più di 42 metri. L' istoriazione, pur nella grandiosità della composizione e dell'effetto di movimento delle numerose figure, procede con scene di quotidianità e di battaglie dove l'immagine dell' Imperatore Traiano compare 70 volte. Traiano è riconoscibile per la sua centralità nelle scene e per l'attenzione degli astanti concentrata e rivolta alla sua persona. Il racconto, inoltre, come nei poemi epici, indulge alla rappresentazione di dettagli macabri come in uno slancio estremo di celebrazione dell'azione delle battaglie. E' un realismo accentuato che asseconda uno stile tipico delle arti figurative: ossia celebrativo e insieme documentativo.