Johann Joachim Winckelmann ( Stendal 1717- Trieste 1768) studioso e appassionato d'arte nel 1755 pubblicò a Dresda " Pensieri sull'imitazione dell'arte greca nella pittura e nella scultura" : un'opera chiave per la teoria e il pensiero neoclassico. Ma il suo lavoro più importante, completato e pubblicato tra il 1756 ed il 1764, fu la " Storia dell'arte nell'antichità". E se il primo testo conteneva la teorizzazione del Neoclassicismo, il secondo proponeva l'analisi e lo studio della storia dell'arte antica tanto dal punto di vista cronologico che estetico: tenendo conto, quindi, anche dell'elemento formale, della qualità dei materiali e della conformazione plastica. E per quanto Winckelmann avesse un'autentica e personale venerazione per il mondo antico, il gusto artistico del tempo era maturo per una svolta che, dalle mode ampollose dello stile Barocco, potesse traghettare l'arte europea verso la sobrietà e l'eleganza schietta e morbida del Neoclassicismo. Winckelmann sostenne perfino che per le sculture delle figure "..più tranquilla è la posizione del corpo e più è in grado di esprimere il vero carattere dell'anima". Perchè "..se è vero che è più facile riconoscere l'anima nelle passioni forti e violente, tuttavia essa è grande e nobile solo in stato d'armonia cioè di riposo". La scultura neoclassica, quindi, e tutti i generi artistici dovevano cogliere il momento che precede o segue un'azione tragica per trasmettere i valori della " semplicità" e di "quieta grandezza". Ma la preoccupazione di educare e forgiare le nuove generazioni di artisti e più ancora il popolo al gusto del "bello" non appartenne solo a Winckelmann. Altri teorici si impegnarono nella codificazione dei nuovi canoni artistici seppure vetusti perchè emuli di un illustre pensiero antico.