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storia, arte, letteratura e scienze

 

 
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L' Arte fotografica

Post n°48 pubblicato il 07 Dicembre 2011 da nye.oldham

Nel XVIII secolo vennero progettate e perfezionate, relativamente al progresso scientifico del tempo, le prime camere ottiche che, di dimensioni modeste fissavano su di un foglio lucido un'immagine sorprendentemente precisa e in tempi molto ristretti. Questo tipo di riproduzione venne già sfruttata dai vedutisti veneti come Canaletto con una specifica e precisa finalità documentaria. Più tardi, il fisico e matematico James Clerk Maxwell (Edimburgo 1831- Cambridge 1879) elaborò le teorie sulla natura elettromagnetica delle onde luminose e scoprì la "sintesi additiva" e la "sintesi sottrattiva" sui colori. Principi sui quali si fondano, fino ad oggi, i sistemi di riproduzione fotografica, cinematografica e televisiva. Poi le camere ottiche, efficaci solo con la manualità, sarebbero state  sotituite da macchine da ripresa più efficienti come l'apparecchio fotografico del 1827 messo a punto dal chimico francese Nicephore Niepce ( 1765-1833) e come l'invenzione di Louis Jacques Mande' Dauguerre (1787-1857) del 1838. La ripresa effettuata da Niepce fu la prima vera ripresa fotografica diretta automatica: senza l'ausilio della manualità dell'operatore. Mentre il tipo di rappresentazione,  perfino brevettato dallo stesso Daguerre e che dal suo nome sarebbe stato definito dagherrotipia, rivelò l'inconveniente di non consentire la replica delle fotografie per più di una volta. Seguirono studi e approfondimenti finchè si arrivò alla commercializzazione, negli Stati Uniti, del primo rullino di pellicola Kodak che avrebbe colonizzato i mercati del settore fotografico di tutto il mondo per lungo tempo talchè sostiene ancora oggi con successo l'impatto della concorrenza di nuovi e molteplici prodotti. L'invenzone della fotografia, al di là dell'utilità pratica e immediata, portò ad una nuova svolta nel mondo artistico dell'800 vissuta come fase problematica ma cui la cultura, come spesso accade, seppe rispondere con moderno spirito di adattamento. Molti pittori, ritrattisti e paesaggisti, si trovarono a competere con un concorrente spietato e oltremodo competitivo:  ossia eccezzionalmente in grado di produrre immagini impeccabili in tempi ristretti e a costi limitati. Tuttavia il peso maggiore veniva dalla perplessità che induceva la riflessione sulla vera natura dell'arte. L'espressione artistica sarebbe stata ancora autentica ora che  un oggetto veniva posto come tramite fra l'autore e la sua opera? E, seppure in certa misura deludente, le risposte sarebbero arrivate poco a poco. Intanto nel 1859 le fotografie dell' attrice Sarah Bernardi ( Parigi 1844-1923) realizzate da Felix Nadar proponevano un soggetto fissato in tutta la sua naturalezza, reale, vivo e di un'espressività intensa e profonda degna del miglior artista. Seguirono fitte produzioni fotografiche realizzate da collezionisti o da appassionati amatori. Si fece strada un'attività documentaria che prima rientrava nella sfera di competenze esclusive di pittori ritrattisti e che ora coinvolgeva altre figure professionali. E per quanto la fotografia avesse ereditato dalle arti figurative  parte delle sue tecniche di composizione e pittori, scultori e fotografi operassero negli stessi Ateliers, entrambi i settori, della fotografia e della pittura, presero a seguire percorsi propri. In special modo la pittura concentrò le sue attività sulla analisi psicologica dei soggetti e sulla suggestiva ed ecclettica auto-introspezione  dell'artista.

 
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