Il progresso tecnologico del XIX secolo fu la maturazione di un percorso di studi tecnici e di ricerche scientifiche cominciato già nel secolo precedente. Ma la più forte sollecitazione al lavoro e all'impegno della scienza veniva dalla grande industrializzazione cui faceva capo, per lo più, il ceto borghese di tutta Europa: entrambi erano avidi di prodotti innovativi e di profitti. Nel 1779 venne costruito un avvenieristico ponte di ferro sul fiume Severn nella regione dello Shropshire in Inghilterra. Fu il primo ponte di ferro al mondo. E, per quanto la regione del Severn fosse ritenuta il luogo di nascita della rivoluzione industriale, l'opera venne surclassata, dopo breve e in altre regioni d'Europa, dalla costruzione di altre strutture di gran lunga più imponenti ed innovative. Infatti l'edilizia, con la messa a punto e l'utilizzo di nuovi materiali come le ghise, l'acciaio ed il vetro, rivoluzionava il modo di costruire. Strutture secolari come archi e volte vennero superate da altri elementi architettonici portando ad uno stravolgimento delle caratteristiche formali di molte tipologie di edifici anche se a favore di una efficienza ed una funzionalità maggiori. E se le architetture di ferro e di acciaio trovarono impiego, prevalentemente, nelle grandi opere civili come ponti, viadotti, padiglioni espositivi, fabbriche, scuole ospedali e strade, la pur gran mole di produzione di edifici tradizionali veniva, lo stesso, affidata di preferenza ad una nuova categoria di operatori del settore, gli ingegneri, ritenuti più competenti nelle moderne tecnologie del ferro. La loro affermazione mise in crisi, in tutta Europa, le figure professionali degli architetti ritenuti, comunque, depositari della conoscenza degli stili. Così, in Italia si giunse alla separazione fra preparazione "tecnica" ed "artistica". Vennero istituite le "Scuole di applicazione per ingegneri" e le "Accademie di Belle Arti" per architetti. Il contrasto fra architettura ed ingegneria fu palese, per esempio, nelle Gallerie Commerciali coperte italiane di Milano, Torino, Roma e Napoli. Dove non si realizzò la fusione, o l'armonia fra gli stili adottati e i materiali nuovi, che alcuni auspicarono. Tali strutture, ancora oggi preposte all'attività sia commerciale che di ritrovo della cittadinanza, allora furono edificate anche con lo spirito di emulare gli esempi che venivano dalle altre città straniere. In queste costruzioni l'utilizzo del vetro e delle nuove leghe di ferro, fu riservato alla copertura delle volte. Mentre le pareti, secondo uno stile classicheggiante, venivano rivestite di lesene, mosaici, affreschi e ricche composizioni plastiche che obbedivano ad un irriducibile storicismo che imponeva, in prevalenza con risultati eccellenti e talora con fare disordinato e inadeguato, il recupero degli stili del passato.