Il fenomeno dell'industrializzazione portò all'abbandono delle campagne e a una rapida espansione delle città. In alta Italia si dilatarono, più velocemente che nelle altre regioni della penisola, i centri urbani rivolti a una decisa modernità e fermi, d'altra parte, nella volontà di tutelare e conciliare con il nuovo anche la tradizione. A questa veloce crescita contribuì lo sviluppo della rete ferroviaria che facilitò i collegamenti tra paesi diversi e fra i centri, le città e le periferie. La Stazione punto di convergenza dei "neonati" mezzi di trasporto, le locomotive e i treni a vapore, diventava importante: un punto nevralgico. Assumeva rilevanza e centralità. Era, altresì, la prima immagine che offriva al viaggiatore che arrivava in città: ne presentava l'estetica. Le " vecchie" metropoli europee, tuttavia, più che per una esigenza funzionalmente utilitaristica, seguirono un percorso di ammodernamento per soddisfare, in prevalenza, gli interessi particolaristici delle borghesie e dei ceti burocratici. Ad ogni modo gli interventi delle migliori professionalità del tempo tesero a realizzare una serie di strade che convergessero verso le stazioni dando luogo a dei centri nevralgici nelle città con una serie di edifici e palazzi imponenti seppure sobri. A Roma Gaetano Koch progettò il raccordo delle Terme di Diocleziano con la Stazione Termini e il centro tramite Piazza Esedra, in stile classico, e via Nazionale. Evidentemente imperava lo stile storico. E la modernità all'insegna dell'utilizzo dei nuovi materiali e delle ultime tecnologie veniva riservata ai quartieri modernissimi e, prevalentemente, alle grandi opere pubbliche. Le stazioni assunsero una forte centralità in virtù della loro funzione: sostenere e favorire lo sviluppo ed il progresso civile. La necessità di sveltire i trasporti giovò della applicazione, in principio, di Stephenson, un meccanico della miniera di Killingworth, che già nel 1814 perfezionò la prima locomotiva a vapore. Per cui l'industriale Peage sovvenzionò la costruzione di una ferrovia che collegasse la miniera di Darlington con il porto di Stocton. In Italia il primo troncone ferroviario, costruito nel 1839, collegava Napoli con la città di Portici a sei chilometri di distanza e sede di una delle Regge dei Borboni. A New York l'ingresso della Stazione Pennsylvania del 1906 fu edificata sul modello delle Terme di Caracalla secondo uno stile classicheggiante che conferiva autorevolezza e per cui indulgevano gli architetti del tempo grazie, sempre, ad un irriducibile storicismo conservatore e rassicurante. Gli ingegneri con le competenze specifiche sull'uso del ferro e della ghisa davano vita a struture innovative e sensazionali: vessilli di modernità e avanguardia progressista. Il mondo della cultura, come sempre accade, attento osservatore della realtà, ancora una volta, ne proponeva la narrazione. Emile Zolà affermava :" Gli artisti moderni devono trovare la poesia delle Stazioni come i loro padri hanno trovata quella delle foreste e dei fiumi". E molti artisti riuscirono in questo tentativo. Fra i tanti, Claude Monet (Parigi 1840-Giverny1926) rappresentò la Stazione di Saint Lazare di Parigi cogliendo le variazioni della luce secondo la tecnica e i principi dell'Impressionismo. La nuova tecnologia del ferro trovò, per tutto il secolo decimonono, sostenitori oltre che fra gli ambienti borghesi anche nel mondo della cultura.