D'annunzio si occupò d'Arte. Fu un intenditore e in età giovanile, soprattutto, fu giornalista e Critico d'Arte. Per cui, sovente, se ne fa riferimento per le stesure sui movimenti artistici che, a cavallo del XIX e del XX secolo, vissero, come avvenne per la cultura, un periodo conflittuale. L'Arte e la Letteratura degli ultimi decenni del XIX secolo si fecero interpreti della crisi del Positivismo. Venivano, cioè, a cadere l'ottimismo e quel sistema di certezze fondate sulla fiducia nella scienza moderna. Si insinuava nei ceti intellettuali, per lo più, un giudizio disilluso e negativo del Progresso e della sua capacità di produrre una vita di qualità. E un poeta come D'Annunzio, per il quale " la scienza è incapace di ripopolare il disertato cielo...Non vogliamo più la verità. Dateci il sogno" trovava conforto nell'estro creativo e nella ricerca e nel perseguimento di una vita eccezionale. L'imperarivo dominante, per D'Annunzio, era " fare la propria vita come un'opera d'arte". Una concezione equivoca, per certi versi, secondo cui l'esistenza doveva rispondere a modelli formali e non a valori morali. Ma D'Annunzio, perfetto "maestro di lima" poetica e letteraria, forte di una tecnica raffinata e per cui il " il verso era tutto", avrebbe comunque consegnato alla posterità le sue opere eccezzionali. Perchè, al di là della sua grandiosa esistenza dove " tutto fu ambito e tutto fu tentato", erano il talento, il vero amore per l'arte e la letterarura gli artefici del suo genio creativo. E, secondo il suo pensiero, il valore della bellezza, laddove le vicende storiche compromettevano il pregio e le buone qualità, sarebbe stato evocato dal ruolo dei poeti e dal loro linguaggio: " O poeta, divina è la Parola; ne la pura Bellezza il ciel ripose ogni nostra letizia; e il Verso è tutto"(" L'Isotteo", 1886). Il " vivere inimitabile e l'arte", la sua irrequietezza, le sue molteplici esperienze lo resero assiduo, di volta in volta, di eccellenti personalità che contribuirono ad arricchire la sua personalità. Nel 1876, D'Annunzio conobbe il pittore Francesco Paolo Michetti(1859-1929). Divennero più consuetudinari dal 1880. E nel 1883 D'Annunzio manifestò un giudizio molto favorevole per un dipinto di Michetti " Il Voto". L'opera presentata all' Esposizione di Belle Arti di Roma e di cui lo scrittore era uno dei critici giudicanti, sembrava esprimere una propria originalità. Mentre gli altri dipinti oscillavano fra un'estetica verista e i dettami simbolisti che, ormai, denotavano fortemente, anche, il contesto pittorico italiano. Inoltre D'Annunzio e Michetti si sentivano sodali per le comuni origini abruzzesi. La terra d'Abruzzo, per entrambi, significava usanze, valori ancora genuini. In più D'Annunzio dedicando il suo libro " Il piacere" all'amico sincero avrebbe rivelato di essergli grato debitore del metodo e della capacità di osservazione. Infatti Michetti era solito fotografare, oltre che rappresentare, la realtà. Dalla comparazione delle diverse immagini, poi, giungeva ad una conoscenza dettagliata della realtà e ne sintetizzava e ne riportava su tela i momenti più significativi. Col tempo, Michetti, allestì un formidabile archivio fotografico da cui continuò a trarre ispirazione per i suoi dipinti. Più tardi il sodalizio fra D'Annunzio e Michetti sarebbe continuato e, al di là delle loro distinte individualità, si verificò una collaborazione culturalmente intensa e proficua. Il metodo fotografico di Michetti fu sostenuto dallo scrittore che, vedendo nella produzione fotografica e filmica delle sue opere anche un elemento di propaganda, lo volle scegliere per la prima rappresentazione della " Figlia di Iorio". Dove Michetti curò la scenografia così come ne avrebbe curato, nel 1916, la versione cinematografica prodotta dalla Caesar Film.