Creato da: nye.oldham il 19/06/2011
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I Manifesti del Futurismo

Post n°67 pubblicato il 18 Gennaio 2012 da nye.oldham

" Una corrente di libertà individuale" e " una ricerca illuminata individuale", sono solo alcune delle affermazioni che appaiono sul " Manifesto tecnico della pittura futurista" che fu pubblicato l'11 aprile 1910. Mentre il primo " Manifesto dei pittori futuristi" fu presentato ufficialmente al Politeama Chiarella di Torino l'8 marzo sempre di quello stesso anno e costituì un'anticipazione del programma dei pittori futuristi. I firmatari di entrambi i manifesti furono: Giacomo Balla(1871-1958), Carlo Carra(1881-1966), Umberto Boccioni(1882-1916), Gino Severini(1883-1966) e Luigi Russolo(1885-1947). Essi organizzarono numerose mostre di pittura e scultura. Ancora, promossero l'attività del movimento con spettacoli teatrali e di poesia. Però, il contesto parigino del 1912 assunse un significato determinante con l'esposizione " Les peintres futuristes italiens" alla Galleria Bernheim-Jeune. Seguirono le piazze di Londra, Berlino, Monaco, l'Aia e tante altre fino all'avventura in terra d' America. Il progetto futurista sembrava aver raggiunto un acclarato successo grazie alla tenace e felice intuizione di Marinetti. Filippo Tommaso Marinetti(1876-1944) nacque ad Alessandria d'Egitto da famiglia borghese benestante rientrata, poi, a Milano. Studiò a Parigi dove, nel 1893, ottenne il " baccellierato" in lettere: un riconoscimento ed un titolo accademico che precedeva la laurea ed il dottorato. Studiò a Pavia e a Genova dove conseguì la laurea in giurisprudenza nel 1899. Ereditò un solido patrimonio che gli consentì di vivere agiatamente. Molto legato a scrittori simbolisti francesi come Mallarmè, Rimbaud, Baudelaire e Verlaine, ne celebrò il pensiero con simposi e declamazioni in Italia. Narratore di duplice cultura, italiana e francese; perito conoscitore delle scuole poetiche della fine dell'Ottocento, fu egli stesso poeta e scrisse di Teatro. Fu molto sensibile, come i simbolisti, alla volontà di " rinnovamento e di rottura con il sonnolento conformismo ufficiale" della cultura novecentesca. Nel 1905 fondò la rivista " Poesia", di impronta simbolista, dove esprimeva la sua polemica per la cultura conservatrice e insensibile alle istanze di modernismo della nuova società industriale. Aveva già lavorato ad un cospicuo numero di opere di letteratura e poesia, redatte sia in lingua italiana che francese, quando il 20 febbraio del 1909 sul " Figaro" di Parigi pubblicò " Il Manifesto del Futurismo". Il documento dette l'avvio al movimento che da esso prese il nome e si qualificò subito come Avanguardia. Il termine Futurismo, che rimanda proprio al significato di prospettiva di un tempo futuro, fu scelto e voluto dallo stesso Marinetti e dagli altri esponenti del gruppo. E mentre movimenti come l' Impressionismo, il Fauvismo o il Cubismo avevano accettato le definizioni che, talora spregiativamente, venivano loro attribuite da una critica  troppo aspra e irriverente; i Futuristi coniarono essi stessi il loro " titolo" secondo schemi e programmi precisi che propagandarono e sostennero con forza. L'intento era quello di dare un sussulto alla cultura europea che sembrava sopita e rassegnata a vivere di antichità, memoria del suo passato illustre e di turismo d'arte. Il Futurismo si propose, rispetto agli altri movimenti di avanguardia internazionali, con una visione estetica rivolta sia all'arte che alla letteratura e, di più, ad una concezione complessiva della vita. Non solo, quindi, la necessità di svecchiare la cultura italiana o di ammodernare le città. Le teorie futuriste sembravano, intendevano rivolgersi, secondo una prospettiva più ampia e ambiziosa, all'intero contesto europeo. E furono tanti i manifesti stilati per stimolare alla modernità e aggredire il sistema di valori vigente.  

 
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