Il Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, pubblicato sul " Figaro" il 20 febbraio 1909, che con la premessa narrativa, i suoi undici articoli ed il messaggio finale di sfida alla vecchia cultura; fu seguito da molti altri Manifesti. Questo primo intervento di Marinetti dava valore al " dinamismo", al " vitalismo" e, con atteggiamenti ed un verbalismo provocatori e a tratti distruttivi e sovversivi, cercava altresì di conciliare con le necessità del rinnovamento della cultura le istanze della nuova era industriale e tecnologica. Dopo il primo Manifesto, Marinetti diede vita a una tenace azione di propaganda. Coinvolse illustri intellettuali come Boccioni, Carrà e Russolo. E la forza dei futuristi, che connotò il movimento come Avanguardia di prestigio internazionale, fu la molteplicità delle tematiche e delle discipline cui vennero dedicati molti altri Manifesti contribuendo a una decisa sprovincializzazione della corrente. Furono, quindi, tanti i Manifesti Futuristi che si impegnarono per stimolare alla modernità e aggredire il sistema di valori culturali vigente. L'8 marzo 1910 venne reso noto il "Manifesto dei pittori futuristi" cui seguì il "Manifesto tecnico della pittura futurista". Ma ebbero i loro programmi la musica nel 1911 e la scultura nel 1912. Sempre nel 1912 Marinetti diede alle stampe il "Manifesto tecnico della letteratura futurista" dove veniva proposta una poetica della disintegrazione delle strutture e incisivamente, come per le altre attività creative, del " dinamismo". Ancora, vi si teorizzava " la fine dell'io letterario", ossia del punto di vista umano e psicologico, per privilegiare ed esaltare " l'oggettività della materia" e delle sue " tensioni e misteriose energie". Infine doveva prevalere la scelta " delle parole in libertà" sulla pratica del verso libero e l'intuizione doveva sostituire l' intelligenza creatrice. Nel 1913 si ebbe il Manifesto sulla Donna Futurista. Nel 1914 anche l'Architettura ebbe la pubbligazione del suo programma. Fece seguito il Manifesto del Teatro nel 1915, quello per la Cinematografia del 1916 e per la danza nel 1917. In particlare il "Manifesto della pittura futurista" espresse un netto rifiuto per la pittura accademica tradizionale mentre il "Manifesto tecnico della pittura futurista" chiarì il principio secondo il quale andava privilegiata la ricerca del movimento nella fissazione delle immagini evitando una monotona immobilità del soggetto. Il "disprezzo per la donna", poi, così sorprendentemente aggressivo e che sembrò essere uno dei temi del movimento, in realtà esprimeva la condanna dell'immagine della donna che parte della letteratura del tempo diffondeva secondo un romanticismo melense e voluttuoso che avvolgeva le figure femminili offuscandone tempra e autenticità. Molti aspetti delle teorie futuriste rivolgevano critiche radicali e aspre a mode e tendenze della cultura europea e italiana coeva. Venne anche celebrata la predilezione per le vetture e i velivoli destinati a divenire oggetti di vera e propria venerazione oltrechè di indiscutibile utilità pratica. Tanto che nel 1905 lo scrittore e giornalista Mario Morasso( 1871-1928) pubblicò un saggio " La nuova arma ( la Macchina)" che esaltava le qualità dei moderni mezzi di locomozione e anticipava l'ossequio che i Futuristi, con punte di fanatismo, avrebbero rivolto alla bellezza e al fascino esercitato dalla velocità delle vetture. Più tardi perfino Gabriele d'Annunzio, in una lettera del 18 febbbraio 1926, indirizzata al senatore Giovanni Agnelli (1866-1945) proprietario della FIAT, avrebbe elogiato le automobili. Egli si premurò anche di conferire al termine " automobile", prima ritenuto sostantivo maschile; il genere femminile scrivendo:" L'automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la velocità d'una seduttrice, ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza".