Nel 1905, a Dresda, quattro studenti di architettura appassionati di pittura fondarono una società per "collegare tutti gli elementi rivoluzionari in fermento". Il gruppo, forse il più organizzato di tutta l'arte moderna e coeso intorno alla comune passione per l'arte, fu battezzato " Die Brucke" ( Il Ponte) da Karl Schmidt Rottluff ( 1884-1970). Fra gli adepti figurava Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938) che, e sarebbe divenuto uno dei componenti più carismatici, nel suo Manifesto del 1906 scriveva: " La giovane generazione...che ha in sé il seme dell'avvenire deve armarsi per lottare contro l'ordine stabilito, questi artisti lavorano e vivono insieme, dividono tutto... per riproporre l'esempio di una comunità artistica quale era stata concepita da Van Gogh e Gauguin". Il gruppo organizzava esposizioni e costituì una sorta di gilda o corporazione dell'incisione con una ampia schiera di sottoscrittori e simpatizzanti. Quei giovani, che sarebbero divenuti elementi di forza dell' Avanguardia tedesca, si organizzarono mettendo a punto un programma e un apparato di diffusione e propaganda. E come avrebbe scritto Fechter, essi intendevano soprattutto " esprimere l'epoca". Ne è un limpido esempio la scelta insolita di non firmare le opere nelle loro esposizioni collettive perchè ogni soggettivismo andava evitato. Come per l'arte dei Fauves così l'attività della Brucke privilegiava il colore e proponeva una stessa estetica spaziale. L'elemento cromatico esercitava, quindi, un grande fascino su di essi. Mentre il tedesco Emil Nolde ( 1867-1956) che con Kirchner e Eric Heckel fu una delle figure di maggiore spicco nel gruppo; mentre Emil Nolde, quindi, scriveva l' " Inno ai colori" Schmidt Rottluff nel 1905 affermava: " Come pittore, in questo momento, ho appena conosciuto che la natura non conosce contorni, né forma plastica, niente al di fuori del colore". "Die Brucke", che fra alterne vicende operò fino al 1913, si proponeva come un ponte fra Ottocento e Novecento che portasse a un'arte " espressionista" e antiaccademica simbolo di una realtà finalmente non convenzionale. Nel Manifesto del 1906 il pensiero degli artisti esprimeva anche che: " Animati dalla fede nel progresso, in una nuova generazione di creatori e amatori d'arte, chiamiamo a raccolta la gioventù e, come giovani che recano in sé il futuro, vogliamo conquistarci libertà d'azione e di vita, dinanzi alle vecchie forze così difficili da estirpare. Accogliamo tutti coloro che, sinceramente, riproducono il loro impulso creativo". Molti esponenti di "Die Brucke" presero parte alla seconda mostra organizzata dalla redazione di " Der Blaue Reiter" ( Il cavaliere azzurro) un consesso di artisti cui facevano capo Kandinskij, Marc, Munter, Rubin e ai quali si unì anche Paul Klee. Era il 1912 e, per quanto anche l'esperienza de " Il cavaliere azzurro" fosse destinata ad una vita breve, certo, il confronto e le frequentazioni, le assiduità dei suoi esponenti con i Fauves e con i militanti di " Die Brucke" consentirono la diffusione e la sedimentazione di un sentire e una sensibilità artistica nuove e originali destinate a germogliare e fruttificare ancora e ancora e a diventare uno dei fondamenti dell'arte del Novecento.