Dunque si sarebbe dovuto destinare anche un livello politico all'azione educatrice da parte di tutti gli intellettuali,della cultura che ambissero a tanto,a un percorso didattico informativo rivolto alle coscienze dei lettori.In realtà non era urgente un'azione politica vera e propria,la quale implica comunanza di idee e concordia di fini pratici che il mondo della cultura non è obbligato ad avere.Gli intellettuali in qualità di teorici del sapere devono promuovere il dibattito di idee,le discussioni e i confronti di tendenze opposte.Alla politica spetta la propaganda di quelle idee già consolidate e accettate di comune accordo dai suoi accoliti.Quindi era necessario che i due mondi interagissero.Occorreva far valere argomenti e problemi che l'opinione pubblica trascurava compromettendo i propri interessi.In fondo il problema delle moderne democrazie,divenuto sempre più urgente già da allora,è quello di assicurare a tutti i ceti sociali una consapevole e corretta partecipazione alla vita del proprio paese e una completa rappresentanza presso le istituzioni politiche.Questa condizione, perseguita con tenacia dai ceti medio-alti,trovava sostegno nella definitiva affermazione di una forma di divulgazione di notizie e informazioni che può essere definita a ragione "giornalismo senza frontiere".E si affermava per tutto il '900, fino ai giorni nostri,la figura professionale del giornalista come impavido analista della società e segugio infaticabile e attento della prassi. Oggi,egli e molto più di altri operatori del mondo della cultura si è assunto il compito di risvegliare le coscienze e di agitare le questioni di interesse generale per una convivenza civile dove non siano calpestati i diritti di alcuno.E ormai il rapporto quotidiano con il lettore genera un feeling privilegiato che oltre ad informare veicola i valori di un'etica e una comune identità,scongiura l'indifferenza,previene il sopore della coscienza civile.