Le anticipazioni del rinnovamento dell'arte trecentesca in Italia sono rilevabili nell'attività di scultori e pittori pisani,lucchesi,aretini e fiorentini del XIII secolo:laddove la scultura con le sue esigenze plastiche e formali dialoga e interagisce con il linguaggio e l'espressività più propriamente pittorici.Quelle anticipazioni erano manifestazioni più esplicite e decise di altre,invece,occasionali e sparute,e che definiscono un panorama più complesso ma anche più completo di quel processo che portò a un progressivo allontanamento dagli schemi rappresentativi dell'arte bizantina. Un cammino evolutivo importante che ne qualifica gli autori come grandi professionisti d'arte e sensibili interpreti delle nuove istanze temporali e altresì li classifica quali precedenti più prossimi agli stilemi dell'arte giottesca.Alcuni importanti e significativi episodi si verificarono con Jacopo Torriti(1250-1300ca)e Pietro Cavallini(1240ca-1325).Abile nei mosaici Torriti,eccellente negli affreschi Cavallini:per quanto era uso che ciascun artista acquisisse perizia e conoscenze in più discipline.Essi portarono in eredità alle nuove generazioni di pittori la dignità formale classica e la tecnica dei caldi e densi tocchi di colore.Questi maestri romani furono attivi pure nel cantiere di Assisi e attesero alla stesura di alcuni affreschi della Chiesa Superiore di San Francesco.Storici come Federico Zeri(1921-1998)hanno attribuito "Le storie di San Francesco"almeno a tre mani di maestri:allo stesso Cavallini,a Rusuti e ad un Giotto ancora giovane"...