Definito dai posteri eccelso protoumanista per aver incentrato la sua letteratura sull'individuo Francesco Petrarca(1304-1374)preferì il latino classico al volgare per molte sue opere.Egli obbedì alla esigenza di esprimere e riprodurre una molteplicità di sfumature,motivi esistenziali,sentimenti e inediti stati d'animo che l'ancora giovane lingua volgare non consentiva di realizzare. Alla novità dei suoi argomenti meglio si addiceva uno strumento linguistico idoneo più alla ricchezza espressiva che capace di accentuare i momenti logici del discorso.E predilesse lo stile aulico di Cicerone(106 a.C.-43 a.C.)perchè il latino medievale aveva perso l'eleganza e la sobrietà che aveva avuto in età classica.Gli umanisti alcuni decenni più tardi avrebbero seguito il suo esempio.E in questa sede il modo verbale appena usato pur appesantendo il periodo obbedisce alla costruzione logica del concetto e bene descrive la condizione generata da Petrarca e diventata premessa necessaria e obbligo perchè gli illustri sperimentatori umanisti conseguissero di poi ulteriori consapevolezze sulle questioni linguistiche.Non poco e perfino coplesso riuscire ad eguagliare una lingua di "nuovo conio"alla grandezza del latino dei primi secoli.Perchè il nocciolo del dibattito era cercare di conciliare ricchezza,versatilita,eleganza per la codifica di una lingua moderna,alta e rappresentativa di una cultura,strumento di espressione di un popolo.E dunque gli umanisti emularono l'illustre aretino vieppiù apprezzato e riverito nel secolo successivo,il'500,e nei secoli a venire in un crescendo senza confini.Quelle stesse personalità di studio quattrocentesche propesero anche per il revival del greco e dei suoi autori.Però il rinnovamento educativo da loro voluto per le nuove generazioni esaltava la figura del grande oratore latino.E intorno a lui veniva costruito il programma didattico etico e stilistico tutto volto al servizio della vita civile e comunitaria.Dunque la riscoperta del latino classico,dei suoi puri ed eleganti stilemi vivevano una nuova e felice stagione.Mentre il latino della Chiesa,almeno nella prima metà del '400,le teorie teologiche e della Scolastica soffrivano del disinteresse di una buona parte del mondo della cultura.Eppure la Chiesa aveva custodito e tramandato il latino attraverso l'uso stesso della lingua e perpetuando una gran mole di opere.E sempre la stessa cristianità,grazie alle sue relazioni sociali sia elitarie che popolari,pur con alterne vicende,e con il lavoro dei suoi uomini di studio aveva rilevato,nelle aree rurali poco urbanizzate in prossimità di monasteri e conventi, la diffusa comparsa di un volgare dato da strutture linguistiche diversificate ed autonome.Tutto questo già avveniva fra il VII e l' VIII secolo.Ma non se ne ebbe coscienza linguistica che dal XIV secolo.E oggi son giunte fino a noi dal IX e X secolo testimonianze preziosissime come i primi documenri scritti in volgare.Sono,tra i più significativi, i "Placiti cassinesi"(Xsec.)ovvero testimonianze relative a cause giudiziarie redatte in un modello prestabilito,ripetuto più volte.Elemento questo importante perchè testimonia la progressiva assunzione di dignità scritta e orale di un volgare e parlate ufficiali alternative al latino.Così il rilancio quattrocentesco del latino classico rendeva omogeneo un contesto linguistico-culturale policentrico.E paradossalmente accentuava,sulle altre parlate regionali,il primato del volgare fiorentino consueto e assiduo fra gli intellettuali dell'entourage di Lorennzo de' Medici(1449-1492).Tanto che,e non mancò molto,già nel 1525 con "Le prose della volgar lingua"Pietro Bembo(1470-1547)avrebbe offerto una accurata sistemazione alla necessità diffusa di inventariare e regolarizzare il volgare almeno per la produzione letteraria.Quel volgare per lo più toscano,ma infinite diatribe lo avrebbero via via fatto arricchire di moltissimi altri termini,quel volgare dunque che già da tanto veniva chiamato italiano nelle appassionate discussioni di associazioni e poi Accademie e fra comuni cittadini...Cristina Ametrano