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Latino lingua di cultura e volgare a confronto:il '400

Post n°148 pubblicato il 26 Febbraio 2016 da nye.oldham

Se il Medioevo usciva dalla critica degli umanisti come un'età che invece di indagare e perseguire la verità storica delle epoche che lo avevano preceduto preoccupandosi solo di darsi una propria verità ancorchè a tratti limitata e perfino mistificante è pur vero che quel Medioevo stesso(che ancora nel '400 non era stato chiamato così)aveva avuto a disposizione una mole minima di materiali spuri ed eterogenei. Inoltre dispersione e frammentazione avevano di fatto ostacolato l'affermazione di una metodologia critica soffocando ogni tentativo di precisa contestualizzazione storica.Invece la storia sarebbe divenuta uno dei valori più grandi della "renascentia" umanistica.E attorno ad essa sarebbero cresciute altre discipline come la Filologia fondata da Lorenzo Valla(1407-1457).Fu uomo di quella seconda generazione di umanisti che,superato l'approccio entusiastico alla letteratura classica tipico dei loro predecessori,furono indagatori dei classici certo appassionati ma ancor più rigorosi e sistematici.Tutti loro nel corso del secolo XV si liberarono dal retaggio medievale strutturandosi in un vero e proprio sistema omogeneo e nuovo,dialogando,interagendo e organizzando le esperienze culturali.Crearono un distacco effettivo fra il '400 e i secoli precedenti forti anche di quel "preumanesimo"che nel Trecento con Mussato(1261-1329),Petrarca(1304-1375),Boccaccio(1313-1375)aveva vissuto quelle tensioni culturali altrove pù o meno isolate che si sarebbero liberate nel corso del'400 e che insistevano sulla rinascita dell'arte e per le quali la poesia e la letteratura educano l'uomo alla virtù,aspirano disinteressatamente alla gloria.E' qui opportuno ricollegarsi all'enunciato precedente per proseguire sfiorando appena la figura di Pietro Bembo(1470-1547).Egli umanista di rango,latino ed italiano equamente a confronto,suggeriva per il primo l'imitazione di Virgilio(poesia)e Cicerone(prosa), per l'italiano Petrarca(poesia) e Boccaccio(prosa) per un modello di italiano valido, duttile,definitivo.Dante troppo incline ad espressioni plebee solo più tardi sarebbe stato rivalutato dallo stesso Bembo.Così il novello italiano si faceva strada e si affermava accreditato e magnificato da grandi autori memori e ossequiosi dei lavori eccellenti dei più illustri trecentisti.Ma ancora a metà del '400 la lingua latina non più monopolio di pochi eruditi conquistò i ceti borghesi.Testi di grammatica,studi di ortografia e composizione proliferarono con successo.Anche gli insegnanti crebbero numerosi.Molti dei quali raggiunsero prestigio e notorietà.Furono tradotti in latino testi greci e perfino opere volgari come l'ultima novella del Decamerone curata da Petrarca o la Commedia dantesca.La predilezione per il latino diventò a tratti aspra critica o ferma insofferenza del volgare.Per esempio Niccoli(1365-1437)definì Dante "poeta di ciabattini e fornai" trascurando l'eterno presupposto che vede cultura ed istruzione ben onorate solo dalla mente idonea e non da titoli nobiliari o denari.Anche i versi di Petrarca stesi in volgare trovavano talora commentatori appena tiepidi.Contestualmente anche il latino classico trovò degli ostacoli.Si rivelava alfine una lingua anacronistica e artificiale anche per riprodurre l'eleganza dei classici.Perchè una lingua più vivace anche se sgrammaticata avrebbe potuto conferire sobrietà,spontaneità, gradevolezza.Infine prevalse la funzione attiva della parola definendo il linguaggio come organismo vivo e in continua evoluzione,capace di determinare il progresso stesso della civiltà.MCA 

 
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