Creato da bargalla il 30/01/2005
"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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GOCCE DI PIOGGIA, LACRIME DI PACE

Post n°245 pubblicato il 30 Aprile 2006 da bargalla
Foto di bargalla

Piove, nuovamente.
Metto fuori i miei pensieri, voglio che si bagnino così tanto da assorbire l'energia che imperla i petali dei fiori e disseta le foglie che coprono di verde questa terra che aspetta di ardere ancora perché dalla cenere rinasca nuova vita.

Al pensiero di gente che pensa di placare la propria coscienza esponendo una bandiera a mezz'asta e di bare coperte da un sudario per il quale c'è ancora chi perde la vita, non posso non desiderare che un nuovo diluvio arrivi a lavare il mondo portandosi dietro le sozzure di quanti nella nuova Babele, in riva al Tigri e all'Eufrate, hanno eretto un altro monumento all'incoscienza planetaria.
Quando penso che un gruppo di nuovi tiranni si preparano a raccogliere il terrore seminato da altre mani grondanti di sangue, aspetto quasi l'avvento di schiere di Angeli inflessibili e sterminatori dalle spade infuocate discesi sulla Terra per sconfiggere la violenza, non più con i consueti sermoni, ma con la definitiva e inflessibile condanna biblica del male.
L'Apocalisse prossima ventura, evento fra i più probabili, evocato dai morti che non riescono più a seppellirsi fra loro nel buio di un cimitero in cui le troppe croci allineate sembrano bruciare dal fuoco che si leva dai ceri che la "pietas" in un barlume di resipiscenza accende per oscurare col fumo dell'odio questi giorni incerti e maledetti.
Non basta accendere una candela o portare un mazzo di fiori, non basta infilzare di medaglie un petto in cui non batte più nessun cuore, non basta sfilare compunti e impuniti fra un picchetto d'onore che una certa ragione vorrebbe già fosse un freddo plotone di esecuzione.
Occorre ben altro da portare in processione lungo i viali di un risveglio che ci scuota dal pavido torpore che già intorpidisce troppe menti grettamente chiuse nel vano tentativo di ostacolare il male dilagante con altro e più terribile male.
Si è voluto esportare la democrazia con le stesse armi con cui una masnada di pazzi furiosi ha esportato il terrore, si è voluto disinfestare l'ambiente cercando le introvabili armi di distruzione di massa con quelle ritenute orgogliosamente "intelligenti".
Una escalation dettata dalla voglia di estirpare un tumore che aveva già disseminato le sue metastasi col ricorso ad una chirurgia demolitiva che di solito porta a riconoscere che l'intervento è si, tecnicamente riuscito ma ha provocato la morte del paziente.
Quel male che sembra giungere da molto lontano, da fuori, è invece più vicino di quanto pensiamo: è dentro noi stessi che alimentiamo come cera il finto buonismo con cui si consumano le tragedie che di tanto in tanto falciano la vita di qualcuno dei "nostri" senza scalfire più di tanto la granitica convinzione di qualcuno che si sente per diritto divino, superiore agli altri.
Aspetto che schiere di Angeli dalle bianche ali si scatenino sull'umanità ingozzata dal benessere, con la violenza benefica (l'unica!) che il Bene può sprigionare per gridare: basta, magari piangendo calde lacrime.
Una specie di diluvio universale fatto di lacrime che come fuoco arrivi a purificare questo mondo affogato nel crogiolo del male e finalmente fondere le catene che impediscono la rivincita dei deboli.
Deboli che non sono deboli, ma più semplicemente e più convenientemente dimenticati da un mondo che li ritiene "Terzi e Quarti" quando non drammaticamente Ultimi.
"Non può esserci pace senza giustizia" ha pontificato più di qualcuno, ma forse la rivincita dei deboli aspetta solo il compiersi dell'evangelico"Beati gli Ultimi perché saranno i Primi" per affermare il proprio diritto ad una pacifica convivenza in un mondo in cui non ci siano più sfruttati e sfruttatori.
Ma questo è solo un sogno di Giustizia di là da venire, un concetto che si infrange sull'eterno contrapporsi fra il Bene e il male.
Il Bene in quanto tale esiste perché c'è il male, ma non per questo dobbiamo abituarci all'idea di ottenere sempre il solito risultato.
Un triste e terribile pareggio al quale abbiamo purtroppo fatto l'abitudine:
il Bene non sconfiggerà il male; il male non sconfiggerà il Bene.

 
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