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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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« LA GUERRA DI SILVIOL'UNDICESIMO E' IL MIGLIORISTA »

TRA UN FUNERALE E L'ALTRO

Post n°252 pubblicato il 09 Maggio 2006 da bargalla
Foto di bargalla

I primi vagiti di questa legislatura e i passaggi istituzionali che ne celebrano i riti secondo una liturgia i cui bizantinismi sembrano fuori da ogni pragmatismo, continuano ad essere pesantemente segnati dalla tragedia dei morti con le stellette e dalla retorica di un amor patrio che solo questi drammi riescono ad enfatizzare.  
Sia l'insediamento del nuovo Parlamento e l'elezione dei presidenti di Camera e Senato, sia l'inizio delle votazioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, sono stati segnati dal lutto e dai funerali di Stato, un estremo omaggio tributato a chi ha perso la vita lontano da quella Patria a cui aveva convintamene giurato fedeltà ma senza poter certo immaginare di averne "in cambio una croce".
Ho l'impressione che il pathos di questi eventi non riesca a squarciare il velo dell'indifferenza che circonda proprio coloro i quali hanno deliberato dall'alto della loro supponente autorità, di mandare a morte i figli di madri senza più lacrime. 
L'unico che dimostra di partecipare visibilmente al dolore che strazia gli affetti più cari è proprio quel Presidente del quale in queste ore si sta tentando di trovare un degno sostituto.
Il suo accogliere le salme dei caduti, l'appoggiare le mani sulle bare,
"quasi un gesto di benedizione laica" ha giustamente fatto notare Arrigo Levi, non hanno niente di freddamente protocollare ma sono il segno più evidente di una partecipazione che va al di là della carica che ricopre.
Gli ultimi giorni di Ciampi al Quirinale sono stati segnati dal lutto e l'elaborazione che di questo stato d'animo si è portati a fare a volte cancella, quasi rimuove, quegli eventi che hanno caratterizzato un settennato in cui fra l'altro si è riscoperto il senso dello Stato e dell'Unità Nazionale, e si è dato il giusto valore alla Bandiera e all'inno nazionale. Difficilmente ne avremo un altro così, anche se avrei preferito che si impuntasse di più su certe questioni di principio come, per restare in tema l'applicazione dell'Art. 11 della Costituzione, rimane pur sempre un ottimo Presidente.
In queste ore fra giochi e giochini di partiti e partitini, fra un aperitivo e un digestivo tracannato alla buvette dei "passi perduti" i grandi elettori stanno scegliendo il suo successore.
Ma sarebbe meglio dire che per il momento si limitano a non scegliere, stravaccati da veri nullafacenti, gozzovigliano rilassati nel parlamentificio e, in attesa di rispondere agli ordini di scuderia, praticano lo sport che li fa vivere: il cazzeggio travestito da politica.
Condizionati dalle bizze di un cavallerizzo più attento ai casi suoi e a quelli dei legaioli, i mille e passa elettori entrano nel catafalco (dove sarebbe ora che qualcuno ci restasse), per votare scheda bianca e per farsi un'altra fumata nera.
Dovrebbe spuntarla "il migliore dei miglioristi" ma sotto sotto più di qualcuno spera che vinca "il migliore dei peggiori".   

 
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