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UN NIDO DI PASSERI
Gli ultimi nati stanno per lasciare il nido, non più implumi si muovono goffi e impacciati nel ristrettissimo spazio che c'è fra la persiana e la zanzariera di una finestra del primo piano, anche il loro cinguettio è più sicuro, le prove di canto e il modo con cui sbattono le ali mi dicono che fra qualche giorno spiccheranno il volo.
Sono gli ultimi di varie covate che dalla scorsa primavera ad oggi una coppia di simpatici quanto fertili passerotti ha messo al mondo, dopo aver nidificato nel punto per me più improbabile di questa mia "turris eburnea" ma da loro ritenuto più sicuro, appunto fra la zanzariera e la persiana di una finestra che apro di rado per non disturbare gli ospiti che non si mostrano affatto sorpresi dalla mia ostentata discrezione.
A volte ho proprio l'impressione di essere io il vero intruso.
Li ho osservati mentre allestivano il loro nido, di giorno in giorno assumeva la forma da loro voluta, una costruzione un po' ardita che si allontana dal classico nido, il loro ha le fattezze di un grosso bozzolo.
Hanno seguito un progetto dettato dal loro istinto e funzionale al genere cui appartengono, ogni pagliuzza come un mattone è stata con fatica trasportata sfidando il vento e la gravità e quindi lavorata sul posto col becco per essere meglio posizionata nel punto in cui, di certo non casualmente, è stata sistemata.
Sanno di esser visti e, noncuranti della mia presenza, anche questi ultimi continuano a giovarsi delle amorevoli cure dei loro pennuti genitori che fra una imbeccata e l'altra si scambiano complici cinguettii di approvazione e forse si aspettano un mio cenno d'intesa.
Ormai mi considerano uno di...casa!
Li guardo e non sembrano per nulla intimoriti dalla mia ingombrante presenza, di sicuro hanno scelto un posto da cui si gode un bel panorama, l'esposizione è a sud, all'orizzonte c'è il mare e per loro il cielo è quasi sempre azzurro.
L'alloggio è gratis, ma per il vitto devono darsi da fare, però qui in campagna per loro la dispensa è sempre piena.
Madre Natura mette a disposizione tutto ciò di cui hanno bisogno, l'istinto e il richiamo dei sensi fanno il resto.
Hanno quello che loro desiderano per vivere.
Volendo parafrasare un po' il Leopardi potrei senz'altro dire: com'è diverso il loro costume dal mio!
Io pur avendo l'essenziale e anche il superfluo, spesso vorrei di più e, una volta ottenutolo, ho la sensazione di poter soltanto sopravvivere in attesa dell'ennesimo, inutile, effimero orpello che puntualmente andrà ad aggiungersi alle altre zavorre che già gravano il peso di un'esistenza in cui continua ad allungarsi l'ombra familiare e silente di una presenza-assenza.
C'è del masochismo in questo mio accentuare fino allo spasimo una delusione che si staglia come un'orrida chimera all'orizzonte di un cielo in cui le illusioni svettano e si confondono con le tremule luci di un paesino lontano e con le scelte di un passato che ogni giorno si scioglie nel mare plumbeo del mio inutile veleggiare.
Fra qualche giorno quel nido tra la persiana e la zanzariera rimarrà vuoto, con un po' di malinconia già penso a quando dovrò disfarmene.
Lo brucerò sperando di ravvivare dalle scintille che si sprigioneranno da quelle pagliuzze che hanno visto tanto Amore, l'inestinguibile riverbero di braci mai spente, quel sacro fuoco che arde da sempre e "move il sole e l'altre stelle".
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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
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