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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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SCUOLA, CHIESA E UN PO' DI ME

Post n°473 pubblicato il 11 Settembre 2007 da bargalla

Il linguaggio ministeriale in perfetto burocratese li definisce “rientri diversificati”, qualche altro, infettato dal gergo legaiolo, lo chiama “federalismo scolastico” entrambe le dizioni stanno ad indicare l’inizio dell’anno scolastico che ogni istituto può stabilire in piena autonomia, rispettando le linee guida del ministero e un calendario “diversificato” per l'appunto che, almeno da queste parti, ha portato alla riapertura delle scuole a macchia di leopardo, quando ancora l’estate e il mare, a tutto fanno pensare meno che agli impegni scolastici e allo studio.
Eppure, le scuole hanno riaperto i battenti, si ritorna alla piena normalità secondo un ritmo scandito più dal calendario scolastico che da quello solare, da qui l’importanza dell’Istituzione Scuola, non sufficientemente valorizzata e tutelata da chi dovrebbe garantirne il perfetto funzionamento destinando esclusivamente alla Pubblica Istruzione tutti i finanziamenti e le risorse sufficienti, senza dirottare parte di quei fondi ad una scuola privata, spesso gestita dalla ricchissima chiesa cattolica, che dovrebbe vivere e vegetare confidando solo nei propri mezzi, senza oneri per lo Stato che, spesso e volentieri, foraggia le “madrase” catto-vaticane, violando, in questo come in altri casi, la Costituzione Italiana.
Uno degli ultimi atti del malgoverno berluskoni riguarda proprio i contributi elargiti alle scuole non statali, nel 2006 oltre mezzo miliardo di euro (532.310.844) è finito nelle voracissime casse delle scuole private, un finanziamento di cui hanno beneficiato in primo luogo proprio gli istituti catto-vaticani.
Note ugualmente dolenti si registrano sul fronte dell’insegnamento della religione cattolica negli istituti pubblici, la spesa prevista per il comparto, pari ad oltre mezzo miliardo di euro (561.108.401) registra un significativo aumento rispetto ai quasi 478 milioni di euro erogati nel 2004.
Un miliardo e mezzo di euro spesi per sovvenzionare l’aria fritta di una setta.
Se si abolissero certi privilegi, l’aria sarebbe meno “inquinata” e anche il pubblico erario ne trarrebbe giovamento.
A proposito di inquinamento, il vaticano chiuderà i conti ecologici del 2007 in pareggio per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica legate alle sue attività. Lormonsignori, come al solito, non spenderanno neanche un centesimo, due società, una americana e l’altra ungherese, hanno deciso di regalare alla cosiddetta santa sede un bosco per “espiare” e abbattere le emissioni di anidride carbonica prodotte dal più piccolo stato del mondo. In Ungheria verrà piantata una foresta che sarà calibrata in modo da assorbire, nel corso della sua crescita secolare, i gas serra emessi dal vaticano: l’estensione del bosco che cancellerà i peccati “serra” prodotti nei 44 ettari del regno pontificio, sarà di quindici ettari.  
Lormonsignori vivono e vegetano in Italia, di conseguenza producono inquinamento nell’ex bel paese, ma, invece di saldare il conto-serra con il Paese che li ospita, preferiscono che siano altri a beneficiare delle loro “penitenze”. Quei 15 ettari di verde avrebbero portato una boccata di ossigeno a questa povera Italia asfissiata dal cemento, dagli incendi e dall’ingombrante presenza di una monarchia teocratica assolutista che, oltre ad emettere gas nocivi “tradizionali” li integra con altri derivanti dalla sua potentissima radio, le cui emissioni violano i limiti imposti dalla Legge italiana in fatto di inquinamento da elettrosmog.
Il ministro papale dell’economia, afferma che quello dell’inquinamento elettormagnetico “è un falso problema, portato avanti da un pretore d’assalto che si chiama Gianfranco Amendola solo per denigrare la radio vaticana”.
Chissà per quale motivo, nei paraggi degli impianti di emissione della radio vaticana, si registra una forte incidenza di patologie legate all’inquinamento da elettrosmog, leucemie e quant’altro; chissà perché, gli abitanti di quelle contrade, sollevando la cornetta del citofono, sentono la radio vaticana.
Misteri della fede!
Comunque, dove c’è business c’è la chiesa cattolica, altro che voto di “povertà” e l’ennesima conferma di questa mia radicata convinzione giunge via aerea; anche se la notizia è vecchia di qualche giorno merita di essere ripresa perché vede fra i suoi protagonisti il signor camillo ruini, il quale ha inaugurato con la sua augusta presenza il volo Roma – Lourdes, la prima tappa di un tour turistico-religioso che si preannuncia molto redditizio. Un accordo stipulato fra la compagnia aerea “ibrida” delle Poste Italiane e l’opera romana pellegrinaggi, presieduta dal ruini, prevede una stretta collaborazione fra i due partner e quello per Lourdes è stata solo la prima meta di un circuito che dal prossimo anno toccherà le maggiori località legate alle apparizioni mariane e gli altri luoghi di fede.
L’affare sarà sicuramente di grandi proporzioni: nel 2006 il turismo religioso mondiale ha movimentato 150 milioni di persone che, secondo le previsioni, nel 2007 toccherà quota 200 milioni. Ogni anno 8 milioni di pellegrini si recano a Lourdes, di questi, 130 mila partono dall’Italia, da dove decollano anche 60 mila persone dirette nella Terra Santa. Una fetta consistente di questa torta passa attraverso l’agenzia “viaggi e pellegrinaggi” presieduta dal signor camillo ruini, che nel solo 2006 ha fatto viaggiare oltre 50 mila turisti-pellegrini. Il giro d’affari legato al turismo religioso è notevole e “registra un fatturato annuo di circa 4 miliardi di euro, pari al 6% del movimento turistico totale”.
E così, dopo gli open bus a due piani che a Roma scarrozzano i turisti attraverso le basiliche e i principali luoghi turistici della città, l’opera “pellegrinaggi” di ruini (anche questa no profit ed esentasse?) è pronta per solcare i cieli con una compagnia aerea per “viaggi da dio” con tanto di hostess “specializzate in viaggi religiosi” e logo sacro stampato sui sedili e sulla coda degli aerei: “Cerco il tuo volto, Signore!”
I “creativi” da quelle parti non mancano e, quantunque abbondino gli slogan a buon mercato, il Creatore ha mille ragioni da vendere pur di non farsi vedere!
Qualcuno, si è augurato, che la sedicente santa sede non chieda al governo del re travicello, presieduto dal “tartufo” romano, l’esenzione delle tasse aeroportuali per i voli diretti a Lourdes e dintorni, giacché, di almeno questo, non vi è traccia nei codicilli del pattizio leonino chiamato “concordato” ma è bene non farsi illusioni, perché lormonsignori ne sanno una più del diavolo!
Prima di ritornare al tema d’apertura del post, non posso non manifestare la mia soddisfazione per la valanga giudiziaria che sta per abbattersi sul signor pierino gelmini, di professione prete della chiesa cattolica, un avanzo di galera balzato al disonore della cronaca di queste ultime settimane, per aver collezionato oltre 50 denunce di violenza sessuale mosse da altrettanti ragazzi, ex ospiti della sua comunità antidroga &affari, che hanno trovato il coraggio di rompere il muro di omertà sputtanando il signor pierino gelmini che, dopo le ultime accuse, potrebbe rispondere anche della più turpe delle nefandezze compiute da un prete: la pedofilia. Accuse circostanziate, rese ancor più attendibili dal tentativo fatto da alcuni collaboratori del prete pierino gelmini, i quali hanno avvicinato un paio di querelanti per farli ritrattare, offrendo loro denaro e favori, una “conferma indiretta del quadro accusatorio già delineato dai pubblici ministeri”. Spero tanto che il signor pierino gelmini sia rinviato a giudizio e condannato, perché quando un prete bastardo e figlio di puttana finisce in galera, è come se anch’io riesco ad ottenere un ideale risarcimento morale.
Appartengo alla generazione dei “remigini” vale a dire a quelli che tornavano sui banchi il primo ottobre, proprio il giorno in cui si festeggia San Remigio e fatico un po’ ad immaginarmi sui banchi di scuola in questi giorni durante i quali i colori di settembre pennellano di nuove sfumature il paesaggio e si stemperano nel sapore dell’uva e nel profumo del mosto, specie se penso a quando, da adolescente, venivo assunto in questo periodo, a giornata (e in nero) per la vendemmia.
Una cosa di cui andavo fiero, un’occupazione stagionale che mi ha tenuto impegnato sia durante, sia dopo gli anni trascorsi in seminario, un lavoro che per quindici e più giorni consecutivi mi permetteva ogni anno di guadagnare qualcosa, in tal modo contribuivo, come tanti ragazzi della mia età, all’acquisto dei libri di scuola.
Forse è anche per questo che amo tanto i miei libri, in particolare, quei vecchi testi scolastici foderati di carta cerata con le copertine quasi nuove, se ci passo ancora le unghie sento la cera fra le dita: antologie, grammatiche, latine e greche, classici in edizione scolastica, libri e libretti (c’è anche qualche bignamino di matematica) così pieni di annotazioni a piè di pagina, di sottolineature a matita, di “orecchiette” ingiallite, di poesie e di commenti volanti, di declinazioni e di paradigmi mandati a memoria, libri in parte acquistati con i grappoli d’uva, libri che in un certo senso hanno caratterizzato la mia carriera di studente collegiale prima e di ex seminarista poi; li sento parte inscindibile di me, sono le pietre miliari di un percorso formativo (come si dice oggi) che hanno segnato, nel bene e nel male, la mia adolescenza e la mia giovinezza, anche se a volte stento a considerare “adolescenza e giovinezza” i quasi otto anni trascorsi in seminario.
Se dovessi raffigurare quel periodo, lo farei usando una semplice matita, furono anni vissuti in bianco e nero, la tonalità dominante è il chiaro scuro della grafite, nessun altro colore servirebbe a rendere solo l’idea del buio e del lieve chiarore che ogni tanto accendeva i miei giorni illuminati dallo studio e dalla fantasia. E’ come se qualcuno mi avesse privato di un pezzo importante della mia vita, quel qualcuno, approfittando del ruolo che svolgeva e del sottile fascino perverso che esercitava la sua figura di prete e di rettore, dopo avermi irretito, plagiato e violentato nell’anima, una “preparazione” durata anni, stava per approfittare anche del mio corpo, prima che la mia reazione violenta e rabbiosa ponesse fine ad un tentativo di violenza più esplicito dei precedenti: gli sferrai un calcio di divina potenza nelle invereconde pudende.
Nonostante siano passati tanti anni, il ricordo è vividissimo, rivedo e risento ancora quel figlio di puttana con la tonaca sbottonata fino all’inguine, sollevata e rivolta sulle spalle, mentre per il dolore si piega su se stesso sibilando al mio indirizzo una frase che per lui doveva avere il sapore della maledizione, ma che per me è solo la sporca constatazione del modo col quale, alcuni, in un certo ambiente, riescono a fare carriera.
Mi disse: “Potevi essere un signor qualcuno, invece sarai solo un emerito nessuno”.
Felicissimo di essere diventato un emerito nessuno, felicissimo, soprattutto, di non essere diventato prete, mi rattrista solo il fatto di non essere riuscito a farmi una famiglia tutta mia.  
Conservo i libri del ginnasio-liceo come se fossero una reliquia, fanno, per così dire, testo a parte, rispetto agli altri che, nel frattempo, hanno arricchito la mia biblioteca; non li ho mai prestati a nessuno, mai mi ha sfiorato l’idea di venderli e, mi perdonino quelli che lo fanno, non capisco quanti non vedono l’ora di sbarazzarsene una volta che hanno smesso di studiare; per me hanno un valore affettivo immenso e, pur non avendo più attinenza con la professione che svolgo, sono strumenti di un piacevole passatempo: così come adopero un attrezzo per qualche lavoretto di bricolage, così riapro quei libri o quei vocabolari per provare a tradurre qualcosa cercando di mantenere vivo un hobby cha va dall’aoristo del greco antico al vituperato nozionismo, rispolverato, a quanto leggo, dall’attuale ministro della pubblica d…istruzione che invoca, vivaddio, una più generale serietà comportamentale e severità di giudizio, insieme al ritorno di “materie” quali la grammatica e la tavola pitagorica che, con la calligrafia, sono i fondamentali di ogni preparazione degna di questo nome
Difficile parlare di calligrafia o di tabelline nell’era di internet: la tastiera ha sostituito la penna e la calcolatrice la si trova agevolmente fra gli accessori di windows, il correttore di word detta le regole e il computer…computa agevolmente ogni operazione matematica, per questo ho trovato decisamente originale e puntuale il consiglio di un addetto ai lavori riportato su un giornale locale che suggerisce come prendere in mano la penna e scrivere agevolmente.
“Non si deve coprire, con le dita, la punta di penna o matita. Le dita vanno tenute a 2 cm dalla punta, senza archetto di tensione, in maniera che il soggetto la veda senza dover inclinare la testa; le dita non devono sostenere con forza eccessiva penna o matita. Scrivere con busto eretto, senza muovere braccio e spalla. Il mancino sia aiutato e non ostacolato né gli si imponga di cambiare mano”.
L’ultimo “comma” di questa norma, avrebbe potuto fare al caso mio, se solo fosse stato in vigore all’epoca in cui delle suorine a digiuno di pedagogia, non mi avessero ingiustamente bacchettato fino a fare di me un ambidestro.
Sfogliando quei vecchi libri di scuola ho trovato una pagina di un quaderno a quadretti con alcuni brani tratti da “Lettera a una professoressa” il libro scritto dai ragazzi della scuola di Barbiana, la scuola per i poveri e gli indigenti fondata dal Sacerdote Lorenzo Milani. Ci sono preti e Sacerdoti, il signor pierino gelmini è un prete e quando dico prete, lo dico con tutto il disprezzo di questo mondo, don Lorenzo Milani era un Sacerdote e quando dico Sacerdote lo dico con tutta la venerazione che l’etimo impone, forse in giro c’è ancora qualche Sacerdote e a lui dedico questi pensieri:
"Mi han detto che perfino in seminario ci sono dei ragazzi che si tormentano per trovare la loro vocazione. Se gli aveste detto fin dalle Elementari che la vocazione l’abbiamo tutti eguale: fare il bene là dove siamo…
Come mai non ci avete pensato? Forse chi ha costruito la scuola, Gesù l’aveva un po’ in sospetto: troppo amico dei poveri e troppo poco amico dei ricchi…
Voi dite di aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. E’ più facile che i dispettosi siate voi…
Una volta c’era la scuola confessionale. Quella un fine l’aveva e degno d’essere cercato. Ma non serviva gli atei. Tutti aspettavano che la sostituiste con qualcosa di grandioso. Poi avete partorito il topolino: la scuola per il tornaconto individuale. Ora la scuola confessionale non esiste più. I preti hanno chiesto la parificazione e danno voti e diplomi come voi. Anche loro propongono ai ragazzi il Dio Quattrino…” 

 
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