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LOOK AT CATHOLICISM
Non siamo che all’inizio della campagna elettorale, ma a giudicare dai proclami di vittoria pre-annunciata con sicumera italiota dal ducetto di arcore, a sentire gli eccessi clerical-comiziali di protagonisti e comprimari, impegnati a precettare l’uso della Ragione e a promettere “il già invano promesso e l’impossibile”, ad assistere al pervicace interventismo delle eminenze laiche e grigio-pirla ruinamente accozzate per insidiare la laicità dello Stato, a vedere la schizofrenica esibizione di certi candidati premier dare i numeri perché folgorati anzitempo dal miraggio chigiano e la maniacale ossessione con la quale consultano aruspici, oroscopi e sondaggi; ebbene, a vedere tutto ciò, sembra di essere già nel dopo elezioni con un risultato già acquisito che, probabilmente riserverà qualche sorpresa.
Aspettando le liste ufficiali, i candidati in pectore osservano un religioso silenzio, i nomi che girano, alcuni perlomeno, sono impresentabili, ma essendo imposti dai vari capibastone, sembrano godere di un certo ascendente e scatenano polemiche al calor bianco e veti incrociati.
I colpi bassi, i fendenti dei più fetenti e spregiudicati seguono il tourbillon di cifre propalate ad arte dal cavalier menzogna e dai suoi scherani; la parola d’ordine è infinocchiare quanta più gente possibile. Ritorna pertanto attualissima la consueta presa per il podice, magistralmente eseguita dal campione mondiale di questa specialità, colui il quale in passato ha già puntato e vinto con il metodo di sempre: prendere semplicemente per i fondelli, una Nazione intera carpendo ancora una volta la fiducia del popolo bue, magari con l’aiuto di qualche pastore che trova sempre il modo confondere la fede e la Ragione.
Ci sarebbe quindi ben poco da meravigliarsi se tutti i soggetti interessati al responso delle urne, preti inclusi e criminalità organizzata compresa, non concorressero ad influenzare gli elettori in modo lecito e soprattutto illecito, e giungere così ad un risultato che, com’è sempre accaduto, soddisfi principalmente il particolare interesse dei soliti noti a scapito ovviamente dei moltissimi ignoti che si illudono di esercitare un diritto costituzionalmente garantito. Tuttavia quel che più mi fa incazzare è il ruolo svolto da uno stato estero, qual è il vaticano, negli affari interni di uno Stato “indipendente e sovrano” quale dovrebbe essere l’Italia, la cui democrazia incompiuta lo espone ai quotidiani attacchi del clericalume imperante.
Aspettando un’altra ideale Porta Pia, assisto inorridito ai salamelecchi di un bavoso cicciopotamo che lecca la zampa di un pastore tedesco, leggo con malcelata irritazione le istruzioni per l’urna impartite ai furbi e agli orbi dal giornale dei vescovi, un quotidiano di proprietà della conferenza episcopale italiana, quindi clericale, che però viene finanziato dallo Stato (laico?), per non dire di un settimanale cosiddetto “cristiano” che si richiama alla “famiglia” come se fosse “cosa loro” e apprendo di una “visione antropologica compatibile” con la dottrinaria chiesa dei papi, ma incompatibile con l’etica e la laicità dello Stato, a meno che non si voglia trasformare una democrazia incompiuta, qual è la nostra, in una teocrazia; così come vorrebbero che fosse i tanti teo-dem…enti e gli atei inginocchiati o diversamente proni, per i quali le candidature e le liste elettorali dovrebbero passare al vaglio della gerarchia catto-vaticana che si è presa anche la briga di stilare delle norme alle quali i cattolici dei vari schieramenti devono attenersi nella sciagurata ipotesi che volessero concorrere a riscaldare uno dei seggi del parlamento italiota.
Queste le linee guida tracciate dai pastori ad uso delle pecorelle contrassegnate dal marchio catto-vaticano, alle quali pecorelle, in caso di candidatura, è richiesta “compatibilità di visioni antropologiche” oppure “omologazione” a seconda se pascolano nell’ovile di walter o in quello di silvio; alle pecore che pasturano nell’ovile di pierfurby è invece richiesta “qualità degli uomini”.
Di più, i requisiti richiesti agli eligendi valgono anche per gli elettori, chiamati ad “essere significativi, attendibili e utili là dove si è scelto di stare e nel rapporto con la comunità civile. La sfida – sottolinea l’organo di stampa clericale – a dimostrarsi da cattolici, politicamente conseguenti ed efficaci, senza slittare in rischiosa e contraddittoria irrilevanza”.
Avendo costatato, con estremo rammarico del signor camillo ruini, l’uscita delle mandrie uddiccine dall’ovile casaliberista, considerato che la lista di “scopo” del teologo ferrara, oltre che frammentare il quadro politico, potrebbe porre qualche problema di troppo a quanti, fedeli e gerarchie, non amano l’ateismo devoto e il “cristianesimo civile” (dal che desumo che per lorsignori c’è anche un “cristianesimo incivile”) il giornale dei vescovi ha così affidato ad uno dei suoi migliori scribacchini il compito di mettere un po’ d’ordine nello schieramento catto-vaticano, proprio in vista della campagna elettorale.
Se fossi cattolico avrei più di qualche motivo per dubitare dell’onestà intellettuale e dell’intelligenza dei miei correligionari che delegano ad altri il compito di pensare e si adeguano di conseguenza ascoltando i richiami dei vescovi e le direttive del papa, per poi votare come da indicazione clericale. Essendo Italiano, anticlericale e laicista, non posso far altro che fingere di vivere in un paese normale, dove la campagna elettorale e le elezioni sono da sempre “normalmente” truccate dall’ingerenza della potentissima setta catto-vaticana, la quale non essendo più credibile sul tema della fede, solo a parole professata dai suoi affiliati, spera di riformare così la propria mission, riconverte le presunte verità di fede in morale dogmatica e le traspone nei programmi elettorali dei partiti di riferimento, guardandosi bene dall’indicare quale fra quelli è il più fedele alla linea, giacché quel che più conta non è la qualità, bensì la quantità.
Infatti, a far tempo dall’ingloriosa fine della cosiddetta “democrazia cristiana” vero braccio armato del clericalume imperante, la chiesa catto-vaticana, non ha fatto altro che muoversi sulla linea della più redditizia trasversalità, il fatto che oggi ben sei schieramenti si presentano alle urne rivendicando una qualche protezione della “cupola”, non solo pone il problema della irrilevanza numerica di qualcuno di essi, ma risulta anche difficile per lormonsignori dare sostegno o benedizioni di sorta ad uno qualsiasi di quei sei partiti o partitini che incarnano lo spirito del fariseume trionfante; meglio quindi indicare alcuni criteri di orientamento a sinistra, a destra e a centro; meglio “suggerire” linee di condotta e di comportamento, avendo però la certezza che i sei partiti in lizza faranno a gara per risultare il più gradito alle gerarchie ecclesiastiche, il più bigotto e il più baciapile.
Scrive il quotidiano del clericlume imperante: “La compatibilità di visioni antropologiche nel Pd…è un nodo che negli ultimi anni è emerso a più riprese” su famiglia e tutela della vita, perciò “rischia di diventare soffocante” considerando “il definitivo avvicinamento del gruppo di Pannella e Bonino”. Palese la paura “soffocante” dei preti per i mangiapreti radicali!
Per i cattolici inquadrati nel popolo delle cosiddette “libertà”, quello della “omologazione” è un problema doppio: “da un lato crea interrogativi il subitaneo assemblaggio di soggetti differenti e di storie politiche distinte…dall’altro non può non colpire che il solo connotato di una formazione che punta ad essere la sezione italiana del Ppe, appaia per ora solo il profilo del suo ideatore e capo”. Mah va!
Comunque, ce n’è anche per il “centro” al “zentrum” del quale il giornale dei vescovi pone una “forza che si richiama sin dal nome (Unione dei democratici cristiani e di centro) a una vicenda politica importante e a una precisa ispirazione” dalla quale “non ci si attendono scelte residuali e di comodo, ma lungimiranza e serietà. E dunque opzioni adeguate: linearità di obiettivi, attenzione a non incrementare l’increscioso frazionismo post-dc e candidature adeguate”.
Con questi presupposti è più che normale mettere sul piatto della bilancia i temi etici per accendere un dibattito già infuocato dall’integralismo di troppi fanatici, fides et ratio alimentano così lo scontro fra guelfi e ghibellini; i “valori” ritenuti “non negoziabili” dai gerarchi catto-fascisti, vengono invece presi a pretesto e “spesi” dalla stampa d’ispirazione cattolica per contestare candidature e linee politiche; il clima di impazzimento nel quale si trova questo povero paese in balia di una manica di esaltati mentali, rischia di condizionare il voto popolare, volgendolo naturalmente a favore dello schieramento nel quale alberga il fariseume trionfante.
La voce di vescovi e cardinali si è levata minacciosa contro il documento definito “falso e fantomatico” con il quale la Federazione nazionale dell’Ordine dei medici ha inteso esprimere il proprio parere su una tematica che investe argomenti prettamente scientifici, ancorché eticamente sensibili, le cui implicazioni sono più di pertinenza medica che clericale (interruzione della gravidanza, procreazione assistita, diagnosi-preimpianto, pillola del giorno dopo e pillola Ru 486), ma tanto è bastato agli ayatollah catto-vaticani per imbastire l’ennesima polemica su tematiche che esulano dalla dottrinaria competenza clericale.
E dire che troppi, anche nel cosiddetto partito democratico si stracciano le vesti e indossano il cilicio proprio per difendere il diritto della gerarchia catto-vaticana di metter le mani sulle pudende degli italiani.
Qualcuno ha scoperto con estremo ritardo che l’Italia è uno Stato Laico. Meglio tardi che mai si direbbe, ma se non ci fosse stata l’invettiva del settimanale dei paolini che ha cucinato un “pasticcio veltroniano in salsa pannelliana” probabilmente il candidato premier walter veltroni non sarebbe arrivato a digerire la Laicità , definendola, vivaddio, “un valore”.
Forse la Laicità è l’unico Valore non negoziabile che uno Stato degno di questo nome può esibire per difendere la sua Indipendenza e la Libertà di tutti i suoi cittadini.
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P.S. In giro c’è ancora chi continua a strumentantalizzare il mancato omaggio di herr ratzinger alla "Sapienza". Sicuro di fare cosa gradita, riprendo un articolo inviatomi da un collega e lo offro alla riflessione degli occasionali lettori di questo blog.
Da Londra, un commento mordace e sarcastico sulla mancata visita di benedetto sedici all'Università "La Sapienza" di Roma. Un articolo di Merk Steel pubblicato il 16 gennaio scorso sul quotidiano inglese "The Independent".
Il titolo è tutto un programma:
“If you tink Islam is medieval, look at catholicism”.
“Il papa avrebbe dovuto visitare l’università La Sapienza di Roma. Ma non l’ha fatto, avendo avuto sentore di una protesta che avrebbe messo in ombra la coraggiosa sfida al regime dei monaci birmani. La punizione per questa sfida sarebbe stata un’eternità da passare tra i tormenti dell’inferno. Il bersaglio della manifestazione, Benedetto XVI, è considerato da studenti e professori dell’università, un nemico della scienza.
I capi delle chiese contemporanee, in genere, negano di esserlo e provano a trovare spiegazioni scientifiche per le idee bibliche, come la teoria dell’intelligent design (alcune caratteristiche dell’universo e delle cose viventi sono spiegabili meglio attraverso una causa intelligente che le avrebbe, per così dire, pre-determinate). In tal modo possono fare affermazioni del tipo: “I recenti studi sui fossili stabiliscono che un tempo c’era una specie di balena nella zona della Galilea che aveva la gola delle dimensioni di una villetta odierna e avrebbe potuto essere arredata come un appartamentino con riscaldamento centralizzato; il che prova che è tranquillamente possibile che Giona abbia potuto vivere confortevolmente al suo interno per vari mesi!”.
Il papa doveva rispondere ad una critica specifica: cioè quella di aver affermato, quando ancora era un semplice cardinale, che il processo a Galileo da parte dell’inquisizione nel 1663 fa “ragionevole e giusto”. La sentenza del processo, celebrato per confutare la tesi di Galileo colpevole di aver affermato che la Terra gira intorno al sole, fu una condanna a morte, poi trasformata nel carcere a vita da scontarsi agli arresti domiciliari.
Potrebbe sembrare una sentenza troppo dura, ma non lo è, tanto che un tipico difensore moderno della sentenza, lo scrittore cattolico Vittorio Messori, l’ha giustificata spiegando che “Galileo non fu condannato per ciò che disse, ma per la maniera in cui lo fece”.
Questo è il problema, allora: al Vaticano non davano fastidio le teorie sull’universo di Galileo, ma il fatto che le difendesse a spada tratta. Il problema di questa spiegazione è che la sentenza contro Galileo era conforme alla mentalità della chiesa dell’epoca. Essa sosteneva che la Ragione fosse “corrotta”, il che suggerisce che una lezione di scienza tenuta dai cardinali del XVII secolo non prevedesse degli esperimenti particolarmente convincenti.
Un insegnante poteva quindi chiedere: “Chi sa dirmi perché il rame tende a diventare verde?” E se un bambino avesse alzato la mano e detto: “E’ la reazione degli atomi del rame che si combinano con l’ossigeno in un processo noto come ossidazione, signor maestro”, questi avrebbe esclamato: “No ragazzino, diventa verde, perché è un miracolo!”
Infatti, quando il filosofo Vanini cercò di trovare la prova dell’esistenza dei miracoli, l’iniziativa venne giudicata dal Vaticano come un’interferenza con la volontà di Dio e quindi gli tagliarono la lingua, lo strangolarono e poi lo bruciarono.
Sentenza ragionevole e giusta, in effetti, perché avreste dovuto sentire la maniera in cui il Vanini si sforzava di far valere le sue ragioni!
Le scoperte scientifiche dell’epoca di Galileo, suscitarono un forte, comprensibile dissenso nei confronti della chiesa....ma forse, l’aspetto più interessante della difesa da parte di Benedetto XVI dei suoi predecessori del XVII secolo è dato dall’immaginare lo scandalo che scoppierebbe se un simile atteggiamento oscurantista fosse tenuto dall’Islam.
Se un leader del mondo musulmano dichiarasse che fu ragionevole e giusto mandare a morte una delle menti più brillanti della storia, decine di commentatori ci direbbero che questa è la prova che l’Islam è una religione medievale, ignorante e incompatibile con i valori occidentali.
Ci si chiede perché allora Martin Amis (scrittore inglese contemporaneo) non abbia scritto un libretto pieno di pompose insulsaggini sul genere: “Nell’orbita degli studi di Galileo ci siamo io, te, la nostra supponenza e la nostra trionfante astuzia. Quindi, ponderando questo catechistico affronto del papa alla ragione, dal più profondo dell’anima mi viene il desiderio di chiudere tutti i preti in un enorme confessionale e dare fuoco a tutti loro”.
Perché non ci sono articoli scritti da donne che rivendicano il proprio femminismo e spiegano che “i cattolici devono capire che se vogliono lasciare la Polonia o l’Irlanda per venire qui, devono adottare i nostri tolleranti valori verso i gay e l’aborto? Perché non ci sono politici che annunciano che non parleranno con i loro elettori se prima non si metteranno il preservativo?
Christopher Hitchens (scrittore e commentatore politico) ha lamentato che l’Islam è incapace di passare attraverso una Riforma. Ma allora, neanche il cattolicesimo, visto che la ragion d’essere della Riforma era quella di prendere il suo posto. Quindi perché non chiede di bombardare l’Italia?
Presumibilmente, avremo presto degli intellettuali che ci spiegheranno che il rifiuto di Galileo dimostra che ci troviamo in mezzo ad uno scontro di civiltà, è la prova è il fatto che i sandinisti, l’Ira e Guy Fawkes erano tutti terroristi e cattolici.
I manifestanti di Roma avevano progettato di rovinare la visita del papa mettendo “musica rock ad alto volume”, dato che una volta aveva detto che il rock è “opera del demonio”.
A volte mi sembra di essere dinanzi a scelte difficili da fare: ateismo o satanismo…non riesco proprio a decidermi”.
Mark Steel
Da “The Independent” 16 gennaio 2008
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