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DIRITTI VIOLATI

Ci vorrebbe un altro sessantotto, scrivevo nel post precedente.
Lo ribadisco anche in questo, confortato sopratutto da un clima che pur segnando l’autunno di una stagione legata al capitalismo liberista ormai al tramonto, è già influenzato da un fattore che, almeno in Italia, si giova della protesta giovanile e studentesca nata per impedire il consolidarsi di una struttura classista della società in cui anche il sapere è legato al capitale.
Nella satrapia berlusconiana cinicamente mal governata dal fariseume trionfante e benedetta dal clericalume imperante, la scuola pubblica è un fardello di cui disfarsi, un peso insostenibile da portare considerando quanto insopportabile sia per un patrizio, tanto ricco quanto ignorante, l’idea che un plebeo e un servo della gleba possano imparare a leggere e a far di conto, e ancor più intollerabile risulta essere la presenza di un bambino extracomunitario nelle scuole primarie di un sultanato nel quale i beoti fascisti e i razzisti legaioli dettano legge.
Qualcuno vorrebbe ripristinare in Italia una scuola elitaria e già questo sarebbe di per sé sufficiente a scatenare le veementi proteste di quanti ritengono che il sapere debba essere invece patrimonio di tutti, ma se a ciò si aggiungono i tagli indiscriminati imposti alla Pubblica Istruzione e all’Università da un esecutivo guidato da un certo berlusconi silvio per il quale “il figlio dell’operaio non è uguale al figlio del professionista”, allora non resta che proclamare quella che Marcuse chiamava contestazione permanente portando in piazza una sorta di istruzione permanente e decretare così il fallimento di un sistema in cui anche la controriforma berlusconi-gelmini-brunetta debba risentire del più generale clima autunnale grazie al quale la mala pianta del capitalismo geneticamente modificato dalla finanza creativa, ha perso quelle foglie di fico che coprivano le sue impresentabili pudende.
E se un altro re diventa improvvisamente nudo, la servitù degli sfruttati deve affrancarsi dal suo stato di sudditanza riconoscendo il marchio della repressione sociale anche nelle più subdole manifestazioni di un potere autoreferenziale che trova nel pensiero dominante e dominato il modo per perpetuarsi e affermare la dittatura di un capitalismo terribile e profittevole nel suo voler essere creatore di bisogni da soddisfare con l’invenzione di altri bisogni, mercificando un sistema perverso che non è più soltanto economico, ma sociale e politico in cui la legge del più forte ha la meglio su ogni altra umana eteronomia.
Sto rileggendo Marcuse (che qualche saccente ignorante considera un cattivo maestro) e il suo Saggio sulla Liberazione, un libro che dovrebbe esser letto nelle scuole, specie in un momento come questo in cui “il capitalismo si riproduce trasformandosi…nel miglioramento dello sfruttamento” sperando nel frattempo che la plebaglia rimanga tranquilla e contenta e a ciò tendono le social card, le nuove tessere annonarie, gli annunci infarciti di populismo e di aria fritta, gli ammortizzatori sociali, le rottamazioni sponsorizzate da un malgoverno da rottamare in blocco proprio mentre dà il meglio di se stesso rivelando la sua vera natura: avaro elemosiniere con i poveracci e munifico sostenitore dei poteri forti e dei bancarottieri usurai.
Per dirla con Marcuse, si combatte da anni una guerra di tutti contro tutti, un bellum omnium contra omnes incivilito in cui la felicità degli uni (pochissimi) deve coesistere con la sofferenza degli altri (tantissimi). Che si stia pericolosamente allargando la cosiddetta «forbice» tra i redditi medio bassi e quelli alti è un dato di fatto certificato anche dall’Ocse e c’è la sensazione, meglio dire la certezza, che chi è già ricco stia diventando ancora più riccastro grazie alle infinite anomalie di questo nostro strano «sistema paese» il quale vivacchia tra fascismo perenne, blocco della mobilità sociale, disuguaglianze, familismo, corruzione, illegalità diffusa, sprechi, evasione fiscale, e via dicendo. E in via dicendo abita proprio una di queste anomalie, un vulnus vivente per una democrazia ancorché incompiuta e morente come la nostra, il quale si è impadronito del potere infinocchiando il popolo bue.
Il suo nome è berlusconi silvio, un essere spregevole (c’è tutta una letteratura al riguardo) presentatosi come salvatore della patria, un filibustiere spregiudicato circondatosi di loschi bucanieri i quali dopo aver raschiato il fondo del barile predicando l’eliminazione degli sprechi e dei privilegi (e lucrando, come tutti i predicatori, sugli sprechi e sui privilegi) ora tessono l’apologia dei tagli, praticano la macelleria sociale e usano la mannaia come tanti boia impazziti.
Ma già il termine taglio fa male proprio perché fa pensare all’incisione, giacché si incide sulla spesa sociale, amputando quei servizi pubblici che in quanto primari dovrebbero essere salvaguardati, garantiti e potenziati.
Dicono che non metteranno le mani nelle tasche degli italiani, ma tagliare la spesa pubblica è decisamente peggiore di un aumento delle tasse perché tagliare significa mettere le mani nelle tasche innanzitutto dei più poveri, degli ultimi e delle persone che soffrono, perché tagliare significa anche togliere, espropriare i più indigenti di un diritto come lo studio e l’assistenza peraltro garantiti dalla Costituzione Italiana.
Il malgoverno capitanato dal caimano berlusconi si preoccupa di salvare gli sciacalli, la parassitaria, ricca fauna di uno zoo prodotta e protetta dalla speculazione finanziaria, arricchitasi alle spalle di quelle vittime che ora, per colmo di sventura, sono anche chiamate a ripianare le perdite di banche e società che non hanno mai sentito nominare.
E poi questi delinquenti patentati per pararsi il culo hanno anche il coraggio di parlare di etica!
“Il governo salva le banche e taglia il resto, ma noi non pagheremo la vostra crisi” leggevo su uno striscione di protesta. E ieri a Milano per tutta risposta i celerini e i caramba in tenuta antisommossa hanno caricato e manganellato gli studenti della Statale che manifestavano pacificamente dalle parti di Piazza Cadorna e oggi il dittatore berlusconi silvio ha dato seguito a quella prova tecnica di regime, ha emananato “un avviso ai naviganti” (chi sono i naviganti?) dicendo che impiegherà la polizia per impedire l’occupazione delle scuole e delle università; una decisione gravissima e inconcepibile che alimenta un clima di tensione e lede diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, una scelta inconcepibile che trasforma una libera e democratica forma di protesta sociale in un problema di ordine pubblico. E’ la stessa linea adottata dal ministro sacconi il quale vorrebbe limitare ulteriormente il diritto di sciopero. Vogliono continuare a peggiorare le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone e togliere loro perfino gli strumenti democratici per difendersi da leggi inique.
Se il padrone e i suoi sguatteri si muovono sulla stessa linea, allora vuol dire che stanno attuando una precisa strategia, le prove tecniche di regime sono in pieno svolgimento e le continue violazioni dei Principi Fondamentali della Costituzione Italiana dovrebbero allarmare chi di competenza. Così come dovrebbe preoccupare l’attacco sferrato alla stampa, accusata di non amplificare abbastanza la voce del padrone: Mala tempora currunt!
Il piccolo dittatore lombardo sta soffiando sul fuoco e forse è bene che lo faccia perché soltanto così il popolo bue si accorgerà di che pasta è fatto il mandriano di arcore.
Da una parte la controriforma gelmini con tutto quel che comporta in fatto di tagli di fondi, licenziamenti, maestri unici, privatizzazione degli atenei, precariato, piani di studio da regime fascista e blocco del turn over, dall’altra ci sono le strampalate proposte razziste della lega di maroni, bossi e calderoli; mozioni le chiamano, avallate in parlamento da un partito-azienda che per colmo di sventura si richiama al popolo e alla libertà mai cosi oltraggiata e vilipesa.
Qualche giorno fa il parlamento italiota ha votato una mozione che fra l’altro impegna il malgoverno berlusconi a “rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione”. Chi non supera i test verrà confinato in “classi ponte che consentano agli studenti stranieri di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all’ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti”.
Se tale indirizzo venisse recepito, con un colpo di spugna si cancellerebbero i precetti della nostra Costituzione e in particolare quelli dell’art. 34 laddove si afferma che “la scuola è aperta a tutti”. Con la creazione delle “classi ghetto” si annullerebbe altresì la positiva esperienza dell’integrazione culturale promossa dalla scuola italiana.
Solo degli egoisti ignoranti, fanatici e socialmente depravati, per non dire altro, possono concepire una scuola differenziata, per casta, per pelle e per censo.
Una scuola per i ricchi e un’altra per poveri, una scuola per terroni e un’altra, naturalmente di eccellenza, per i padani, una scuola ghetto per i gialli e un’altra, sempre ghetto, per i neri, atenei di serie A e atenei di serie B, fondazioni le chiamano, e così di segregazione in discriminazione si giunge nell’ec…cesso di una scuola appannaggio selettivo di una presunta razza scelta che ha nel suo dna la difesa della cattolicità e l’esclusiva padanità certificata da qualche podestà con la cravatta a pois stile silvio e la pochette verde-nero stile bossi.
E’ trascorso meno di un secolo da quell’ignobile pagina scritta dal regime fascista che rivelò al mondo intero il vero volto razzista, xenofobo e liberticida del fascismo: le leggi razziali.
A distanza di tempo se ne ritrova l’eco in certi provvedimenti legislativi che, a sentire Vico e i suoi corsi e ricorsi storici, si rifanno a quella stagione in cui qualcuno “se ne fregava” dell’avversario politico e governava a suon di decreti in nome di una semplificazione e di un decisionismo che portò al partito unico e alla dittatura. Oggi si ha la sensazione che ciò possa ripetersi e tutto depone perché Historia se repetit stante la deriva populista e plebiscitaria impressa da un esecutivo che non nasconde la sua imbarazzante megalomania e palesa la sua sciocca ipocrisia nel rivelare un presunto gradimento tutt’altro che democratico.
E se alla camera bassa hanno approvato la mozione delle classi differenziate, alla camera alta i soliti legaioli hanno presentato un emendamento che mira a modificare l’art. 5 del Testo Unico sull’Immigrazione. In particolare si vuole cancellare il comma 5 in base al quale “l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità”.
In pratica, se passasse l’emendamento proposto dai senatori razzisti, il medico dovrà trasformarsi in delatore violando il segreto professionale per denunciare l’immigrato clandestino bisognoso di cure. Il rischio di denuncia, contestuale alla prestazione, spingerebbe a una clandestinità sanitaria pericolosa per l’immigrato potenzialmente ammalato, ma anche per la popolazione potenzialmente esposta in caso di malattie trasmissibili.
Non solo, l’emendamento legaiolo mira anche a eliminare la gratuità delle prestazioni urgenti erogate agli stranieri non iscritti al servizio sanitario nazionale e privi di risorse economiche sufficienti, e questo in aperto contrasto con quanto prevede l’art. 32 della Costituzione Italiana, che invece prevede la gratuità delle cure agli indigenti, stranieri compresi.
Più di qualcuno dovrebbe leggere non dico Marcuse, ma il Vangelo e meditare sulla parabola del Buon Samaritano.

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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
Inviato da: ossimora
il 06/07/2014 alle 17:07
Inviato da: ossimora
il 23/03/2012 alle 02:52
Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 10:51
Inviato da: fantasista76
il 03/11/2010 alle 08:33