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Post n°107 pubblicato il 23 Marzo 2008 da anzan1
 
QUESTA E’ MAFIA CARO DI PIETRO!


ALTRO CHE CASTA...

FINALE SCONTATO NELLA COMMEDIA IN DUE ATTI

SCRITTA DA DI PIETRO: INCIUCIO E FETENZIA.




Rimborsi elettorali, archiviata inchiesta su Di Pietro

Il leader dell'Italia dei Valori era indagato per falso in atto pubblico, appropriazione indebita e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Il procedimento era nato dalle denunce di un socio, ma evidentemente in Italia la
giustizia non è uguale per tutti e nelcaso Di Pietro si è assistito ad un atteggiamento ultragarantista, che purtroppo non è genericamente applicato per tutti; ma sarà meglio abituarsi!

 

I fatti contestati al leader dell'Idv si riferivano alla presunta appropriazione di 22 milioni di euro a titolo di rimborso spese elettorali. Il procedimento era nato dalle denunce fatte dall'avvocato Mario Di Domenico, socio fondatore e fino al 2003 segretario dell'Italia dei valori. Dopo essersi dimesso, Di Domenico presentò una serie di denunce che poi furono trasferite a Roma per competenza.

Di fatto il gip Luciano Imperiali ha archiviato la denuncia dell’ex socio Mario Di Domenico, un avvocato che fu tra i cofondatori del partito l’Italia dei valori (e che ha denunciato lo stesso Di Pietro e la tesoriera Silvana Mura per una sfilza di reati che vanno dalla truffa aggravata all’appropriazione indebita passando per il falso in atto pubblico) per rendersene conto. Dice Di Domenico: “io ho sfidato Di Pietro a questo punto a denunciarmi  per calunnia perché desidero che si arrivi alla verità dei fatti che non è quella sinora ricostruita dai magistrati che si sono occupati della vicenda”. Secondo Di Domenico peraltro “Di Pietro sinora ha semplicemente dimostrato di essere invincibile dal lato giudiziario e questo perché nessuno dei suo ex colleghi se la sente di diventare impopolare dandogli torto”.

“Però – dice Di Domenico – qualunque altro cittadino con le circostanze e le accuse che, sia nel caso della mia denuncia sia in passato a Brescia, hanno tirato in ballo Di Pietro, probabilmente sarebbe stato messo agli arresti domiciliari in attesa di giudizio”.Andandosi a leggere nei dettagli l’ordinanza di proscioglimento depositata il 14 marzo 2008 si rimane peraltro molto positivamente meravigliati per lo sforzo garantista del gip Imperiali. Pur domandosi se poi quest’ultimo agisca sempre così anche quando l’imputato è meno noto e coccolato dalla casta togata di Di Pietro.

Ad esempio il gip non ha voluto credere al fatto che di Domenico non fosse presente all’assemblea del 31 marzo 2003 a Busto Arsizio, quella in cui si sarebbe dovuto approvare il bilancio dell’Italia dei valori perché lo stesso partito avesse diritto a percepire i primi finanziamenti pubblici. Di Domenico aveva denunciato l’apposizione di una firma falsa, la sua, al verbale di assemblea e aveva anche prodotto dei documenti, molti, che provavano che lui quel giorno non poteva essere a Busto Arsizio. Però, siccome c’era un verbale precedente a quell’assemblea da lui firmato e non disconosciuto, che era una semplice presa in visione degli argomenti che in quell’assemblea sarebbero stati discussi, nel dubbio hanno preferito credere a Di Pietro. E proprio per questo motivo Di Domenico lo ha a quel punto sfidato a denunciarlo per calunnia. Se uno dice di non essere mai stato in un posto e di non avere messo una firma su un documento, alla fine esisterà una realtà oggettiva per capire chi dica la verità tra Di Pietro e Di Domenico.

Qualche giorno fa proprio Di Domenico, intervistato da Radio Radicale, ha spiegato che quella firma falsa posta in calce all’approvazione del bilancio dell’Idv, potrebbe configurare il reato di falso ideologico. L’ex socio di Di Pietro ha anche raccontato che nel 2004, senza preavviso, è stato rimosso dal partito risultando anche decaduto dalla qualità di socio. Il 20.12.2003, racconta ancora Di Domenico, l’ex pm si reca dal notaio per dichiarare decaduti gli altri due soci, rimanendo così socio unico dal 20 dicembre fino al 26 luglio 2004, cioè per sette mesi e sette giorni. Ebbene, secondo l’avvocato, la legge stabilisce che se una compagine associativa rimane con un socio unico per più di due mesi, è dichiarata estinta. Un altro punto dolente della denuncia dell’avvocato Di Domenico, riguarda una somma di 50 milioni di vecchie lire erogata il 4 gennaio 2001 dallo stesso Di Domenico (con assegno bancario numero 430754784 tratta da un conto del Banco di Napoli agenzia Roma 8) al movimento Italia dei valori e materialmente incassata proprio da Antonio Di Pietro (ma bene, guarda guarda…).

Qui l’ipotesi di reato era minimale ma significativa dal lato morale o dei valori di cui all’Italia degli omonimi: un’appropriazione indebita bella e buona. Ebbene dalle indagini bancarie non ci piove che i soldi li abbia incassati Di Pietro ma il gip gli crede sulla parola che questi soldi siano poi stati utilizzati interamente per pagare la campagna elettorale del 2001 dell’Idv… Peccato che mancasse però la dichiarazione congiunta del donatore!!

E non c’era neppure alcuna indicazione in bilancio di quella somma. Tuttavia la cosa è stata fatta passare come “autocertificazione” del candidato ex articolo 4 della legge sul finanziamento ai partiti poltici, così come risulta nel testo modificato dallalegge 515/1993 articolo 7. In pratica hanno creduto alla autocertificazione di Di Pietro sorvolando la non indicazione di quella somma in bilancio e il fatto che la cifra fosse stata incassata materialmente dal Tonino nazionale. A questo punto non ci si può che congratulare con il gip Imperiali e il suo garantismo, sperando che dia in futuro, in altre circostanze, altrettante prove clamorose di questa rara virtù dei magistrati odierni. Oltre a Di Domenico che certamente è informato sui fatti anche io vorrei chiedere a Di Pietro:

Caro Onorevole, quanto all’ipotesi di truffa, in che modo Di Pietro, come socio unico della società di capitali Antocri ha potuto acquistare, in due anni, 21 vani immobiliari al centro di Milano e di Roma, per un costo vicino ai due milioni e mezzo di euro»; forse questo dovrebbe far pensare gli Italiani ed ancor di più i suoi elettori … Non sarà forse che quegli immobili sono stati acquistati stornando i soldi dal rimborso elettorale? Anche perché Antocri risulterebbe una società sotto capitalizzata, avendo soli 50 mila euro in cassa, fatto questo che ancor più difficilmente spiegherebbe tali “investimenti”.

 

MEDITATE GENTE, MEDITATE… PERCHE’ CHI S’ERGE A SOMMO MORALIZZATORE E’ SEMPRE L’ELEMENTO PEGGIORE…

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