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.... ER COCA COLA  ( da Il Romanista )

Post n°7766 pubblicato il 16 Novembre 2008 da asrfila80

«Il derby con le mongolfiere in curva verso la fine degli Anni Settanta, il “Ti Amo” del 1983, il mare giallorosso dei primi Anni Novanta, ma soprattutto l’autogol di Negro. Il derby per me è stato tutto questo, ma soprattutto contrapposizione...». Questi e tanti altri sono i ricordi di Roberto Venturelli, per tutti “Coca Cola”, legati alle stracittadine che furono. Lui, 48 anni, storico personaggio del Commando Ultrà Curva Sud, come tanti di quella generazione è cresciuto con una regola precisa: «Il tifoso romanista prima di tutto è antilaziale e io sono così».
Che cosa significa derby?
«Dico solo una cosa: due vittorie contro i dirimpettai le preferisco a uno scudetto e una Champions vinte nello stesso anno. Per me la stracittadina è particolare. Prima di essere tifoso della Roma, io sono antilaziale. Questo è il tifo. Al derby, sugli spalti, ci vogliono tre cose: cuore, voce e veleno. Quando la Sud si è comportata da Sud, il derby lo vincevamo noi. Sempre».
Adesso cosa pensa della curva?
«Ora ci sono troppe restrizioni, che non ti permettono di tifare a dovere. Le leggi purtroppo le fanno persone che non frequentano gli ambienti del tifo. E per colpa di qualcuno devono pagare tutti. Se non andiamo più allo stadio e ci abboniamo alla tv, facciamo il gioco di chi vuol vedere gli impianti vuoti. Poi ci stanno pure tante radio che attaccano qua e attaccano di là, si fa troppa polemica. Ognuno ha le sue vedute, ma quando si entra dentro uno stadio bisogna lasciare fuori idee politiche o le idee sulla società. Le dirigenze e i giocator passano, la maglia rimane».
Se le dico Paparelli?
«Fu una giornata particolare. C’era un’aria brutta, poi quando abbiamo saputo cosa era successo fu anche peggio. Il ragazzo, però, non sparò per ammazzare, purtroppo fu un incidente. Quella disgrazia ci colpì tutti».
Antonio Bongi, altro volto storico del Cucs, ha detto che la maggior parte della curva non ha mai condiviso il coro contro Paparelli.
«È vero, addirittura si è arrivati a fischiarlo. Purtroppo alle volte si cantava in quel modo, ma non per offendere la memoria di Vincenzo, ma si faceva da scemi per offendere i laziali. Eravamo ragazzi di 16-17 anni, a quell’eta fai tante di quelle stupidaggini che a 30 anni non faresti mai».
E quando arrivò l’ex laziale Manfredonia?
«Non me ne parli, io ero anti, anti, anti. Noi contestavamo il signor Lionello Manfredonia per un motivo solo: lui ha sputato sulla nostra maglia. Questo era il motivo per cui ce l’avevamo con lui. Purtroppo tante penne non l’hanno mai scritta la verità al riguardo».
Va ancora in Sud?
«No, purtroppo ho avuto un’ischemia che non mi permette più di tifare in un certo modo. Non posso partecipare alle trasferte, ma grazie a mia moglie vado all’Olimpico in Tribuna Tevere. Sono 3 anni che non vedo una partita della Roma, gli occhi miei sono sempre rivolti verso quel settore. Sono un nostalgico».
I tifosi di allora avrebbero contestato questa squadra quart’ultima?
«Noi eravamo abituati a stare in basso alla classifica e abbiamo sempre incitato. A quei tempi c’era un gruppo solo in curva e agivamo insieme. Oggi ci sono più gruppi, più cervelli, ognuno fa le proprie scelte».
La vittoria più bella contro i cugini?
«Per me non sono cugini, per me non sono nulla, io li chiamo dirimpettai. Comunque, ho sempre avuto due sogni: di vincere il derby con un autogol e di vincerlo grazie a una deviazione dell’arbitro. Quella partita vinta nel 2001 grazie a Negro fu un godimento assoluto. Sa una cosa: a me del gioco bello non me ne frega, io voglio vincere sempre. Sugli almanacchi sono riportate le vittorie, non le azioni spettacolari. E posso dire un’ultima cosa?».
Prego.
«Chiedo giustizia per Gabbo, uno di noi».



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bretpunto
bretpunto il 11/04/10 alle 00:00 via WEB
Un saluto commosso a Roberto.
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