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Post N° 369

Post n°369 pubblicato il 08 Ottobre 2005 da copiasocialblog

Avete presente il principio dei vasi comunicanti. Due vasi, forniti di apposito buco e di apposito tubo che li colleghi, se riempiti d'acqua, in breve raggiungono lo stesso livello. Comunicano. Togliendo il tubo ogni livello d'acqua si fa i cazzi suoi e rimane com'è e questo è il principio dell'incomunicabilità dei vasi, causa prima delle incomprensioni di tutti i vasi di questo mondo. Ma questo poco attiene.
Attiene invece che Antonio dei vasi comunicanti ne stava facendo una malattia. Due vasi comunicavano comunque, in qualsiasi condizione li si ponesse. Questo fatto rodeva il fegato di Antonio a livelli da cirrosi e gli procurava orrende notti piene d'ansia e adrenalina. Un vaso sopra e uno sotto: comunicavano.
Un vaso in cucina e uno in salotto con la televisione accesa: comunicavano.
Una volta chiuse un vaso nello sgabuzzino e munito di apposito tubo mise l'altro vaso sulla macchina e partì per Frosinone: comunicavano anche così.
Ma ciò che più lo attanagliava erano una serie di considerazioni che nel tempo aveva elaborato e che infittivano ancor più la vicenda :
1) I vasi non pensano. O perlomeno pensano cose stupide. In ogni caso non sono provvisti di humor.
Quest'ultimo assioma veniva suffragato dal fatto che Antonio aveva sottoposto il vaso ad innumerevoli e spassosissime storielle. Reazione : nulla. Conclusione: non le capisce. A dire il vero il vaso non reagiva neanche alla lettura della lista della spesa, il che poteva far supporre una sua scarsissima predisposizione all'economia domestica, ma questo sconfinava nel campo della speculazione e Antonio preferiva attenersi ai fatti.
2)
I vasi non provano emozioni.
Questa seconda conclusione Antonio l'aveva raggiunta sottoponendo il vaso a varie prove: l'aveva insultato pesantemente; lo aveva umiliato cagandoci dentro; lo aveva messo accanto ad un vaso molto più grande e più bello cercando di scatenare in lui sensi di inferiorità. Risultato: nada. Non un fremito, non un cedimento, non una minima variazione di conduttanza della superficie (aveva gli strumenti adatti, Antonio, era uno preciso). Conclusione: il vaso non è emotivo, o perlomeno è un ottimo dissimulatore.
3)
I vasi non parlano. Neanche tra di loro.
Per affermare ciò con certezza, Antonio aveva dapprima cercato di coinvolgere il vaso in discussioni appassionanti, scegliendo argomenti adatti quali :
Piante e fiori da terrazzo, La terra e il concime, Il mito di Pandora.
In seguito, constatata l'impenetrabilità dell'interlocutore, si era risolto a spiarlo costantemente, cercando di appurare se almeno parlasse nel sonno o canticchiasse sottovoce. Risultato: zero totale. Conclusione: il vaso non possiede il dono della favella o lo ha perso nel tempo o comunica con il pensiero ma, dato il punto 1) come accertato, quest'ultima ipotesi è da scartare.
E però, ad onta di quanto detto sopra, i vasi, con l'unico ausilio di un'ineffabile tubo, comunicavano.
L'uomo ha avuto bisogno di un milione di anni di evoluzione e morti e guerre e fiumi di sangue e ancora non ci riesce. Antonioni ci ha costruito una carriera su questo fatto. Non potrebbe esistere nessun Antonioni dei vasi.
La fidanzata di Antonio, Silvia, lo aveva lasciato dicendogli :
"E' inutile che stiamo insieme. Noi non comunichiamo."
E Antonio aveva dovuto constatare che era vero.
Ma perché loro, che erano entrambi diplomati geometra no, e due vasi decerebrati sì ?
E d'altra parte Antonio amava ancora Silvia con tutta l'anima ed era più che deciso a riaverla.
La questione della comunicazione si sarebbe poi risolta con uno studio approfondito dei vasi. Due anni e tre mesi occorsero ad Antonio, e formulazioni di leggi e teorie e postulati e quaderni e quaderni fitti fitti di appunti presi in grafia minuta e precisa.
Poi, una mattina di gennaio che pioveva una pioggerella leggera e oltremodo fastidiosa, Antonio si risolse e bussò alla porta di Silvia.
Silvia aprì in maglietta e mutande, stropicciandosi gli occhi arrossati di sonno. Lì per lì non lo riconobbe.
-Silvia, finalmente ho capito.- disse Antonio.
- Che cosa ?- chiese Silvia, intontita.
- Niente.- disse Antonio e la tramortì con un cric.
- Silvia, chi è ?- fece una voce maschile all'interno della casa.
- Telegramma.- urlò Antonio. Si caricò Silvia sulle spalle e sparì nell'ascensore.
Portò Silvia a casa sua e la legò stretta ad un termosifone spento.
Quando Silvia rinvenne, Antonio le disse, solenne :
- Silvia. Ora noi comunicheremo. Non so ancora esattamente come ma faremo delle prove.
Antonio prese un tubo e ne infilò un'estremità nella bocca di Silvia e l'altra se la mise in bocca lui. Soffiò. Aspirò. Silvia mugolò. Niente. Non stavano comunicando.
Antonio provò tutte le combinazioni possibili: bocca-bocca, bocca-orecchio, orecchio-culo, culo-vagina, orecchio-vagina, vagina-bocca, bocca-pisello, bocca-culo, pisello-orecchio, vagina-pisello, pisello-culo, orecchio-orecchio, culo-culo, culo-camicia (inutile, lo sapeva, ma, hai visto mai, i vecchi detti...). Niente del più nulla totale, nisba.
- Antonio, è inutile, noi non ci amiamo più, io sto con un altro...- diceva Silvia.
- Non è vero, io ti amo, e anche tu. E' solo questione di mettere bene il tubo, trovare il buco apposito, a costo di crearlo.
Mentre diceva ciò Antonio stava applicando a ciascuna estremità del tubo una sorta di punteruolo bucato di metallo.
- Che fai ?- chiese Silvia, apprensiva.
- Creo il buco apposito.- rispose Antonio e con un colpo secco conficcò il punteruolo nel cuore di Silvia. L'altro punteruolo, con gesto deciso, lo conficcò nel suo, di cuore e il sangue prese sgorgare copioso all'interno del tubo da entrambe le estremità formando graziose ondine vischiose che si avviavano verso il centro del tubo, ove, con rumore simile a quello di una spugna zuppa lanciata contro un muro, si scontrò, dapprima, e si mescolò, poi, formando un unico colore bordeaux e livellando, in capo a due minuti, la differenza di pressione dei sistemi vascolari di Silvia e Antonio.
Stavano comunicando.
Peccato che a quel punto i due fossero già involucri vacanti, inutili vasi di coccio con la lingua viola.




Alessandro Salas

 
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