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« fuori dalla galleria bui...Mangiato dai topi »

Dove siamo rimasti a terra (3/n) (sottotitolo: il ruggito del coniglio)

Post n°104 pubblicato il 29 Settembre 2007 da bartelio
 

Riassunto delle puntate precedenti: i lettori si chiedono come sia possibile sprecare due post per far salire in macchina i personaggi. Obril è bellissima e ogni tanto ha questo vezzo: pensa a Manuel. Buzz improvvisamente si indurisce. Obril gli affida un compito speciale: guidarla.


Buzz è al volante, Obril al suo fianco. Le foglie del pioppo oltre la cancellata si muovono appena. Obril abbassa il finestrino. Guarda le foglie. Buzz ha una visiera in pvc e poi un parabrezza davanti agli occhi. La cancellata si muove, pensa. Se chiudo gli occhi poi li riapro, forse... no, è sempre al suo posto. Sono le foglie a muoversi, quindi.

"Dio, ma è tardissimo!"
"Tardi?"
"Dai, andiamo, non perdere altro tempo."
"Ma dove andiamo, Obril?"
"Non ti preoccupare, tu vai."
"Ma siamo davvero comparse inconsapevoli?"
"Vuoi dire di un paesaggio più vasto?"
"Sì, quella faccenda del marzapane..."
"Stronzate."
"Mi rincuora sentirtelo dire, ho una mia rispettabilità che non vorrei..."
"Cristo, accelera!"

Obril cala un po' il finestrino e fuma altre Merit. Aspira con le labbra appena appoggiate, così: la vedete? Ogni tanto si tocca i capelli. L'odore delle sigarette è buono, pensa Buzz. Lo aspira, se ne riempie la bocca. A Buzz sembra che in questo modo lei sia più vicina, come nella bocca, come il fumo nella bocca. Non sa perché le persone abbiano questo vizio del fumo. E' una cosa tutta strana. Certo, ha visto altri posti, nella notte nera piena di asteroidi planetoidi raggi beta lacrime e patacche. Ma questa del fumo in bocca è molto umana, singolare. Certo sulla settima luna di Zirkum al largo di Orione c'era gente, creature, che offrivano in dono in ricorrenze simili al natale terrestre il lumbricus festivus, un anellide appartenente alla sottoclasse dei bischeroni. Molto pregiato e raro, sulla settima luna di Zirkum. Tipo il tartufo, per dire.

Però è bella. Obril è bella quando fuma. Lo è anche quando non fuma. Obril è bellissima. Ho un'erezione. Sono tutti pensieri di Buzz. Erano le foglie a muoversi o la cancellata? E' questa incertezza che lo inquieta. E' fatto in maniera strana. E' fondamentalmente ottimista. Conosce l'amicizia, l'orgoglio, la cattiveria, forse la tristezza, e altre parole ancora più semplici. Di lui dicono sia un buon capo, coraggioso. A volte pare non provare emozioni.

Guarda ancora Obril fumare. Sente in un suo modo tutto particolare che Obril è infelice, ma non dice una parola. Non capisce. Sente ma non capisce. Nessuno dice niente, per un po'. C'è solo la voce nella radio, che commenta i fatti della politica. Un po' di musica, poi. La musica che piace a Obril. Niente altro. Buzz vorrebbe dir qualcosa, ma poi tace.

"Quando ero piccina credevo che il sole, la sera, cadesse nel mare e si spegnesse." dice Obril. Poi tossisce.
"Questa è poesia?"
"No, no, non temere."
"Ok, fammi fare un tiro, vah."

"Tu non ti devi preoccupare" dice poi Buzz.
"Ti sembro preoccupata?"
"Forse un po', possibile?"
"No."
"Senti, ma dove si va?"
"A teatro."
"Teatro?"
"Sì"
"Ma a fare che?"
"Tu fìdati. Andiamo."
"Ma per le ciambelle di Saturno, Obril, lo sai che non sopporto il teatro!"
"Ti dico che ti devi fidare."
"Ma non eri tu a doverti fidare?"
"Uh?"
"Hai detto, -guida tu, mi fido-."
"Fiducia reciproca, ciccio."
"Fiducia" ripete Buzz e fa come per carezzarle i capelli. Lei sorride e gli ferma la mano.
"Come vuoi dire..."
"Vai, è tardi. Poi finisce che arriviamo tardi."
"Ma che storia è questa. Un quarto d'ora per salire in macchina, il marzapane, le cose trasparenti..."
"Ma io che c'entro. Non ho parlato di marzapane."
"L'hai fatto."
"Ti dico di no."
"Non ti ricordi."
"Ma figurati!"
"Finisce che ti ho letto nel pensiero, eh?"
"E' tardi!"

 
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