|
|
Creato da bartelio il 18/11/2006
il diario infimo di bartelio
|
Area personale
Tag
Menu
| « Messaggio #128 | Dai journaux intimes di ... » |
Nutria
Per ripararsi dalle correnti dell'arte contemporanea e più in generale dalla noia, duns s'era ritirato nella campagna dietro Urgnano.
S'infrattava tra i campi coltivati a colza e le distese d'erba gatta, nascosto in una nicchia ricavata sotto una passerella in ferro, ai margini d'un canale irriguo. Si nutriva di radici e passava il tempo cercando d'addomesticare una nutria messa alla catena. Quando la nutria dormiva, duns la tastava sul collo. Al tatto, il pelo scuro gli ricordava il pube di sua moglie, una brava donna di provincia che amava la tv di prima serata e le lasagne domenicali.
Ogni tanto duns usciva dal rifugio, nelle giornate in cui il sole si velava e gli alberi prendevano l'aria di spettri. Guardava verso la civiltà, senza rimpiangerla. Ricordava gli edifici dietro casa, la lunga fila di scatole in cui la gente viveva, i garage come loculi addossati gli uni agli altri.
Nei giorni di festa s'incamminava verso la zona industriale, godendo del vago aspetto cimiteriale che assumevano i capannoni abbandonati dagli uomini. Seduto al marciapiede osservava le case lontane e immaginava la gente stesa sui divani. Alcuni, duns lo sapeva, si spingevano per le strade sino all'oratorio. Consultava la bussola, mezza plastica d'uovo kinder e un sughero a cui aveva attaccato un ago ormai smagnetizzato; si diceva, Avanti Simba, e tornava al rifugio. La nutria lo aspettava con occhi d'odio.
In un pomeriggio di febbraio di luce incerta duns incontrò alela. Sedeva al muretto che cintava il capannone d'un elettrauto e suonava alla chitarra una vecchia canzone di Dylan. Cantava la morte. Nessuna discussione, la morte non è la fine. La luce le picchiava sul viso riflettendo un pallore di cadavere. Duns si avvicinò e restò a ascoltarla sino alla fine. La donna aveva i capelli sporchi, era magra quasi sino alla consunzione. Non ci fu bisogno di parole. Duns si incamminò verso il rifugio e alela lo seguì.
Una volta lì, duns guardò il cielo e disse è quasi ora di sedersi a tavola. Tolse dalla nicchia una vecchia cassetta in legno e la accomodò tra loro. Mangiarono radici e erba gatta, bevvero l'acqua del canale. Restarono a lungo a guardarsi senza dire parole. Alela suonò un altro po' la chitarra.
Passarono giorni. Camminavano tra i campi tenendosi per mano. Duns non parlava ma provava pienezza di spirito.
Una sera alela gli strinse la mano e gli chiese, che musica ti piace? Duns credette d'aver sentito male. Le disse, prego? Lei ripetè la domanda. Non rispose. Alela allora recitò per intero una poesia. Duns fece una smorfia. Alela disse, stare con te mi dà una gioia intensa. Duns si fermò. Come ho potuto sbagliare così, pensò.
La notte, mentre alela dormiva e sulla statale passavano enormi autoarticolati, duns si alzò. Prese la nutria alla catena e la avvicinò al volto della donna. La nutria fece un buon lavoro.
|
|
Ultimi commenti
Cerca in questo Blog
Chi può scrivere sul blog











Inviato da: LaDonnaCamel
il 07/11/2013 alle 15:00
Inviato da: LaDonnaCamel
il 15/03/2013 alle 17:40
Inviato da: LaDonnaCamel
il 07/11/2012 alle 09:36
Inviato da: syd_curtis
il 07/11/2012 alle 01:49
Inviato da: molinaro
il 29/10/2012 alle 17:26