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« Poesia del compleanno dueCommemorazioni »

Alela tour cut - 3 -

Post n°154 pubblicato il 12 Novembre 2008 da bartelio
 
Foto di bartelio



and what happened to you
and all the things you used to say



non so mai come cominciare a scrivere,
non so se scrivere o lasciare andare,
non so se scegliere queste parole o altre
o solo il laghetto delle trote iridate
e il torrente pieno
e l'acqua;
ma oggi non è primavera, il cielo è grigio,
sono vestita di luce
con l'abito della mia antenata wintu,
seduta su un bidone rovesciato
un bidone piccolo
che è servito per accendere un fuoco l'altra notte;
c'è della cenere sulla neve
ho gli stivali di pelle beige infilati nella neve,
la chitarra a tracolla,
pizzico le corde:
come faccia a scrivere e suonare, beh,
c'è qualcosa che non va in tutto questo;
in realtà sto nella neve e se chiudo gli occhi
posso sentire la freeway nella testa:
è come un mood laterale;
canto,
mi mancano i giorni in cui sentivo il rumore dei passi
e dei respiri di mia madre,
ma cosa è successo a te e alle cose che eri solito dire;
oggi c'è una nuvola scura sopra la mia testa
e la neve deve cadere,
ma solo fino a domani;
ti guardo negli occhi;
gli alberi nel cortile dietro casa, spogli;
vorrei sentire il tuo sangue camminare veloce:
darling, che diavolo è successo alle cose che dicevi;
quella nuvola scura sopra la mia testa;
nella città di albany, non lontana,
che è successo nella città di albany,
presto sarò di ritorno a casa
spero che cammineremo nella luce della luna
guarderemo albe e tramonti e poi albe eccetera
la neve non cadrà mai più mai più;
poi la smetto, la smetto veramente,
ho la testa pesante, voglio dormire;
quando non giriamo per il tour
dormo undici ore per notte,
vado a letto presto e mi sveglio tardi:
ora niente, non vedo l'ora di mettere la testa sul cuscino,
forse sul divano dei miei amici di NYC,
da cui sarò tra breve;
nella città di albany piove da quattro anni
e le persone, la gente ha uno sguardo,
gira per le strade e non sa dire le parole,
le persone hanno perso qualcosa nella pioggia,
sono piegati nel fango a cercare,
o forse no,
forse girano e parlano e guardano in alto
come se aspettassero,
o forse no,
forse non è nemmeno questo;
io non so;
seduta su questo bidone;
sento tom che si esercita con l'elettrica
nella casa accanto;
ci stiamo spostando verso NYC
dove suoneremo domani sera
sento che c'è qualcosa che non va,
sono forse i rumori della freeway,
li sento venire se chiudo gli occhi
non posso fare a meno di sentirla,
e mi mancano i giorni in cui sentivo
il rumore dei passi di mia madre;
nel mio abito wintu,
la mia piccola antenata immaginaria
si avvicina in punta di piedi;
tom sta provando la fender stratocaster di jony,
un tipo strambo amico suo
che ci ospita in questa tappa intermedia verso NYC
e ci dà da mangiare da bere e da dormire,
in cambio di qualche canzone,
di un po' di discorsi politici e descrizioni di riflessi;
l'altra notte nella neve davanti al fuoco
bevevamo vino caldo con le spezie
e suonavamo la chitarra,
nuvole di respiro verso il cielo scuro,
l'aria pungeva ci siamo messi addosso le coperte;
ora tom esce dalla casa
ha la camicia mezza fuori dai calzoni
dagli occhi capisco che ha fumato
ne ha l'odore, del resto, quando si avvicina
ho visto giusto, dico a mezza voce
tom non dice nulla, si siede su un tronco
davanti a me;
canticchio e suono,
lui mi porge la tazza di caffè e dice,
ne vuoi,
dico che mi manca casa
mi mancano i passi di mia madre sul pavimento
i suoi respiri;
a me no, dice tom
ho sempre detestato i miei
non li vedo da quattro anni, dice;
suono ancora un po'
e non riesco a chiudere
in un solo pensiero ben definito
questa rottura di tom con la famiglia
penso a mio padre, che spesso suona con me
a mia madre
e a bramble rose
e non riesco a sistemare
il pensiero in un angolo
in cui si possa dire
ecco, è fatta;
dico a tom di albany,
della gente nella pioggia,
di come cammini per le strade,
sotto tutta quell'acqua
e di come non faccia che guardare il cielo
e aspettare che spiova;
lui dice qualcosa a proposito del concerto di domani sera
io dico, guarda riprende a nevicare
deve nevicare, dico;
bevo un po' del suo caffè,
ci ha messo del vino:
bevo il suo caffè
gli ripasso la tazza
la neve cade a fiocchi piccoli nel caffé scuro
e si perde;
dove sono finite le cose che dicevi, tom?
le persone cambiano, alela, dice
cambiano sempre ogni giorno un po'
e non te lo mandano a dire,
guarda di lato e tossisce,
ho freddo, dice;
si alza;
canto mentre torna in casa
e la neve si ferma sul vestito wintu
coi rumori della freeway nel fondo,
laterale indistinto opaco;
c'è questa nuvola scura
e la pioggia della città di albany
che viene avanti dal fondo del mio malumore;
ho i piedi freddi
e penso che la neve continuerà a cadere
ancora per un bel po'
e che questa è la terra scura che cercavo,
le montagne di fronte mi chiudono l'orizzonte
col loro silenzio;
sono stanca, ho le dita ghiacciate, i piedi freddi;
dove ci siamo persi, tom?
dove ho smesso di capirti?
dove non ho saputo seguire i tuoi passi?
dove diavolo è successo?
cos'è successo, tom?
finisce che svacco, tom, e non dovrei;
qui ora sotto la nuvola scura
a due passi dalle montagne,
mentre sto per scendere in città
per suonare ancora con te;
è la notte che viene scura
ci porta via;
poi non riesco a pensare a altro che alle palpebre pesanti
e al divano letto di jony
e mi spiace, mi spiace;
devo dire che mi spiace se mi tocca cantare
una canzone così triste
ma è una canzone che parla di te
e mi spiace se ti faccio ricordare una cosa passata,
ma è così
rosso è il colore che preferisco
rosso rosso
e sì sì è la mia risposta preferita;
sento poi un rumore lieve,
lo scricchiolio dei passi di qualcuno sulla neve
poco più in là,
suono appena
con il respiro che si condensa sulla chitarra
non ho bisogno di nient'altro,
di niente altro, posso suonare ancora
o alzarmi, rientrare,
baciarti se ne ho voglia e se ne hai voglia tu,
ho smesso di chiedere agli altri le cose che non mi possono dare,
o forse no,
cosa c'è successo,
perché le cose funzionano così male?
la neve cade, copre le tracce di un animale
forse un cervo, chissà
sul ramo dell'albero dietro casa, una cornacchia
fa crà crà poi tace,
scuote le penne;
forse sono solo le palpebre pesanti,
o il vino nel caffé:
vorrei un po' di sciroppo per la tosse,
ho freddo, mi manchi e sto bene, nonostante tutto,
e qualunque decisione prenda riguardo alla mia vita
sarà giusta e sbagliata nella stessa misura

 
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