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Creato da bartelio il 18/11/2006
il diario infimo di bartelio
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La madonna a pioltello

stamattina, in treno. è salita a pioltello e si è seduta nel quadriposto accanto al mio. davanti a me c'èra un tale con la camicia azzurra e la cravatta. appisolato. la testa come svitata dal collo, appoggiata sulla borsa di pelle marrone. nessun altro testimone.
aveva i capelli castani e gli occhiali da sole sui capelli. una maglietta scura e un paio di jeans che le arrivavano a metà polpaccio. le infradito con la para bianca e sulla para disegni di foglie, piccole foglie nere, quattro cinque, una accanto all'altra. nelle infradito aveva i piedi. li ho guardati e ho capito che era lei.
erano piccoli, morbidi, luminosi. aveva la pelle bianca, molto bianca. lattescente. le unghie erano molto curate. tagliate corte, come devono essere. l'alluce stretto. il secondo dito lungo quasi quanto l'alluce. quasi quanto, ma non uguale. questo fa tutta la differenza. quando la madonna si manifesta, sui treni, per strada o dove le pare, il suo secondo dito è lungo quasi quanto l'alluce. le altre dita, più corte, a scalare. tonde, tornite e corte. l'ultimo dito, il più piccolo, aveva l'unghia bella, coltivata, trasparente. molte volte questo dito ha un'unghia così piccola, a volte sciupata, trascurata come se non importasse. e invece no. si deve vedere. e la madonna lo sa. sa che la divinità si manifesta nei particolari. l'epifania in realtà ha luogo nello spazio tra il collo del piede e il dito mignolo. santa madonna.
mentre la guardavo, sapeva tutto. la madonna sa sempre tutto. parlava al telefonino. diceva, sì caro, amore, oggi faccio tardi, fai i compiti, hai le schede di mate e da leggere pagina trentasette. sì, puoi andare a giocare da paolo, ma solo se prima hai fatto il tuo dovere. passami il papà, da bravo. ha parlato col papà. una luce azzurra dal telefonino. il mattinale degli arcangeli di haendel, in tono basso. si è calata sul naso gli occhiali da sole.
io intanto guardavo. i suoi piedi. lei li muoveva avanti e indietro nelle infradito. è così che si fa. forse il paradiso è così, pensavo.
in paradiso la madonna si mette le infradito e poi muove i piedi avanti e indietro. san pietro si muove a commozione. san paolo si aggiusta la veste. io non saprei più dove mettere le mani. o forse niente mani. solo anima, un'esistenza incorporea. forse sarò un piede. il quinto dito, il più piccolo. saremo tutti piedi bianchi lattescenti. la madonna farà sedute mattutine di feet gymn. uma thurman camminerà scalza, come in pulp fiction. a tarantino spiacerà un sacco di non esserci, in paradiso.
ogni tanto allargava le dita. così. poi le richiudeva. ho pensato che c'era un che di diabolico in tutto questo. ho subito distolto il pensiero. non esistono madonne nere. i polacchi sono bugiardi. wojtila, l'anticristo. ho distolto il pensiero, ma non lo sguardo. mica ce la facevo. lei allargava le dita e poi le richiudeva. ogni tanto faceva come per salire sulle punte e le dita le diventavano come rosse e poi bianco giallognole, come quando si preme sulla carne e il sangue se ne va via. dove va, il sangue?
è andata avanti per un po' a fare così. io sentivo un dolore al cuore, molto forte, come se il cuore mi si fosse ingrossato. pure un groppo in gola, come se il pomo d'adamo premesse per rientrare. ho provato a guardare dal finestrino, ma il vetro mi rimandava l'immagine della madonna. dei suoi piedi, in particolare. i piedi che si muovevano.
siamo arrivati a lambrate. meno male, ho pensato. si è alzata e io dietro di lei. mi sono accorto che la musica nell'ipod faceva glu glu glu iah iah iebell iebell jezza iu jezza iu. forse un mp3 rovinato. chi lo sa. o forse solo incantato. encantado. la madonna ha percorso il corridoio fino al fondo della carrozza. nessuno faceva caso a quel che stava succedendo.
ha fatto per salire i tre gradini che portano al pied-a-terre dell'uscita. il localino tra carrozza e carrozza, dove si sosta in attesa di non so che. ha messo sopra un piede, poi l'altro. si è fermata con un piede sollevato. sulla punta delle dita. che hanno ripreso il loro colore bianco rosso giallognolo. si vedeva anche la pianta. del piede. c'era scritto a lettere dorate qualcosa per me. non riuscivo a vedere bene, ma era di sicuro per me. ero commosso. forse anche altro.
quando il treno si è fermato, un uomo ha girato la maniglia. la porta si è aperta e la gente ha cominciato a scendere. io ero fisso sempre sulla punta delle dita. era bello con la luce che c'era in quel punto. si notavano tutte le pieghine delle dita piegate, le carote tornite, intendo. che sarebbero da carezzare una per una e poi tenersi la carezza nel cuore. per quando fa gelo e piove.
si è issata sul pied-a-terre. io l'ho seguita e siamo scesi. le stavo dappresso. non so se facesse pioggia o vento o sole. si è persa nella folla che scendeva verso il sottopasso dei binari. è strano il sottopasso dei binari di lambrate. arrivi in fondo alle scale e non sai mai che pesci pigliare: destra o sinistra? persone dicono che dopo vent'anni di treno ancora non sanno, la mattina, da che parte piegare. una volta un tale mi ha mostrato un cerchio. stava disegnato per terra. nel sottopasso. all'interno un triangolo, i vertici puntati verso torino, praga e lione. è tutto chiaro, mi diceva.
ma quella mattina non c'era bisogno di niente. solo seguire la madonna. camminava quieta tra le rotaie del tram. piazza bottini è piena di tram e rotaie. ci sono anche, in estate, molto madonne minori. vanno bene comunque, nei giorni tristi.
è scesa nel metrò. anch'io. ha superato il cieco all'angolo e gli ha sfiorato il bastone. il cieco ha gridato e si è messo a seguirla. facevamo una bella compagnia, io, il cieco e la madonna. io e il cieco muovevamo la testa su e giù, seguendo il ritmo delle piantine della madonna. ora c'era una scritta dorata anche per il cieco. forse il suo nome.
dio bono, la madonna andava verso abbiategrasso. io nell'altra direzione. mi sono fermato. lei aspettava il metrò, io poco più indietro. ho messo un braccio sulla spalla del cieco, lui pure. sulla mia spalla, intendo. aveva sempre le iridi bianche spente ma, dio, ci vedeva. amico, ho il volto trafitto dalla beatitudine, o come si dice, mi ha chiesto. poi è arrivato il convoglio e prima che ce ne rendessimo conto è salita, si è voltata e ci ha sorriso. le porte si sono richiuse e lei è andata via. via per sempre. o forse no.
ho guardato il cieco. lui ha guardato me. mi ha detto, mi sento come la pastorella di fatima. eh, ho risposto io. siamo saliti a braccetto verso piazza bottini, fanculo il lunedì mattina, fanculo tutto quanto. ci meritavamo un trancio di pizza mundial e una birra media. abbiamo mangiato appoggiati al muro. ho offerto io, chiaro. una pizza ai quattro formaggi e una alla salsiccia. un sorso di birra. solo così si possono curare gli ingrossamenti del cuore.
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