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Creato da bartelio il 18/11/2006
il diario infimo di bartelio
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Non ho smesso di chiedere

(Giuseppe Pinelli, 16.12.1969)
Prendeva proprio la vita dal lato allegro. Qualche giorno prima, adesso non ricordo, a una mia domanda perché avevo visto dei carabinieri fermi vicino... una squadra di carabinieri vicino al Ponte della Ghisolfa, ho domandato a lui e ha detto "saranno stati lì per noi". E io gli ho detto "Pino, stai attento che l'anarchia è sempre stata..."lui mi ha risposto "no, l'anarchia non è quella che hanno insegnato a te in collegio; l'anarchia, al giorno d'oggi, non è violenza, è liberta". La libertà lui la usava con tutti, anche con le bambine; sono andata una domenica e le bambine andavano all'oratorio; e io dico "ma le bambine vanno all'oratorio..." e lui "Le mie bambine vanno dove vogliono; sono libere di scegliersi la prova che vogliono; se anche volessero andare a suora, io non le ostacolerò mai, perché la libertà mia la devono avere loro, la libertà di pensiero. Facciano quello che vogliono, io non le ostacolo".
(Rosa Malacarne, madre di Pinelli, da "La notte che Pinelli" di Adriano Sofri)
Pino non s'è ucciso, non l'avrebbe fatto. Innanzitutto credeva nella vita, mi aveva appena detto che non condivideva il gesto di Jan Palach, che si bruciò a Praga contro i carrarmati sovietici. Poi non l'avrebbe fatto per l'amore che ci univa. E per l'amore per le bambine, alle quali, durante l'interrogatorio, faceva dei disegni. Posso sperare che qualcuno recuperi la coscienza. O che si trovi un documento. Quanto potevo fare, io ho fatto, non ho smesso di chiedere.
(Licia Rognini Pinelli, da una intervista di Piero Colaprico)
Il questore e i suoi - il commissario Calabresi non era neppure sceso in cortile a vedere quell'uomo innocente caduto dalla finestra del suo ufficio: era impegnato, dirà poi - parlavano o tacevano, ma sempre facendo intendere di sapere molto di più di ciò che dicevano. Sicuri, soddisfatti di se stessi. Non sembrava contare il destino di un uomo, un libero cittadino italiano entrato vivo dal portone della questura e uscito morto.
Erano passate le tre della notte quando ce ne andammo. Nel grande freddo, nella nebbia. Avevo l'impressione di avere assistito, in quella stanza del questore, a una scena di teatro, indegna, senza nemmeno un moto di amarezza per la morte di un uomo. Innocente. Dimenticato.
(Corrado Stajano, da "Una storia quasi soltanto mia" di Licia Rognini Pinelli e Piero Scaramucci)
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