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Bian e Gege

I diari di viaggio di due mototuristi

 

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5 maggio 2018: le Isole Borromee

Post n°229 pubblicato il 08 Maggio 2018 da biangege
 

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Sveglia alle 05.30: la Gegeniglia si lamenta "ma cos'è, un'altra prima?" (gergo da ferrovieri turnisti). No, è che alle 07.10 abbiamo appuntamento a Porta Garibaldi con il pullman di FNMA che, con una fermata a Saronno a raccogliere altri gitanti, ci porterà alle 9 a Stresa dove ci aspettano dei battelli per portarci alla destinazione della gita di oggi, le Isole Borromee. Neanche a dirlo, siamo in compagnia di Raffaella e Nino, ma poi troveremo Cristina e diverse altre colleghe e colleghi, non occorre essere mamme per partecipare

Una breve traversata e sbarchiamo sull'Isola Bella in compagnia di Beatrice, la nostra guida. Le isole, compresi l'isolino e lo scoglio, sono tuttora proprietà della potente in passato famiglia Borromeo, oggi affrancata come lombarda ma di origine laziale prima e toscana poi (erano i "Buoni Romei" trasferitisi a San Miniato al Tedesco, dalle parti di Pisa, nel Trecento). Mentre l'Isola Madre è tuttora proprietà privata, l'Isola dei Pescatori ospita un villaggio di una trentina di abitanti stabili e l'Isola Bella, a parte la riva abitata che guarda verso Stresa e Baveno, è sede del grandioso palazzo seicentesco e del giardino all'italiana che andremo a visitare.

E così, accompagnati dalla narrazione di Beatrice, saliamo lo scalone monumentale con le insegne delle varie famiglie imparentate con i Borromeo per transitare lungo stanze adibite a collezione di quadri (disposti simmetricamente in numero di ben 130 nella sola Galleria del Generale Berthier) e giungere alla Sala del Trono e delle Udienze, dove i Telamoni sul soffitto sembrano parlare animatamente tra loro.
Il grande Salone a tutta altezza ospita un modellino di come Vitaliano Borromeo avrebbe voluto fosse realizzato il palazzo, che differisce poco dal progetto originale. Tra la Sala della Musica e la Camera di Napoleone (che qui soggiornò per una notte nel 1797... Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro...) c'è la sala che ospitò l'inutile  Conferenza di Stresa del 1935.
Un'altra scala ci porta dapprima nella collezione di marionette e poi nelle affascinanti grotte artificiali che erano fonte di refrigerio nelle calde estati estive. Rubiamo una veduta del giardino privato. Il palazzo non ha alcun camino, i pochi sono finti, perchè d'inverno non era abitato per la troppa umidità.
Un'altra scala elicoidale ellittica, mirabile nella sua costruzione in pietra, ci porta alla Galleria degli Arazzi e infine nel giardino attraverso percorsi di siepi di bosso.Il grande canforo monumentale fa da cornice alla sagoma dell'Anfiteatro ornato da statue dall'elaborata simbologia, in vetta a  tutte il Liocorno. Candidi pavoni contrastano con i colori carichi delle camelie, queste ultime simbolo dei Samurai perchè cadono integre, senza perdere petali.
Dalle terrazze dietro l'Anfiteatro vediamo (e percorreremo poi) il giardino all'italiana con ai lati le due torri (ora caffetteria e bookshop) che ospitavano le pompe azionate da cavalli per l'irrigazione e i giochi d'acqua; attraverso la serra usciamo dal palazzo, percorriamo il paese e arriviamo all'imbarcadero per farci portare all'Isola dei Pescatori.

Grazie, Beatrice, abbiamo ancora un po' di tempo prima dell'attesa (da molti) ma necessaria (anche per noi) sosta per il pranzo, così ci vengono illustrate alcune curiosità come la pianta dei vicoli a lisca di pesce, con gli accessi delle case sulla spina per evitare allagamenti dovuti alle variazioni di livello del lago, e la processione in barca della statua della Madonna (conservata nella chiesa di San Vittore) durante la festa dell'Assunta. Nel piccolo cimitero riposa tale Ugo Ara, musicista vissuto tra Ottocento e Novecento, innamorato dell'isola da lasciare, alla sua morte, la propria casa per usi pubblici, sì che divenne scuola elementare prima e museo della pesca oggi, giacchè i bambini sono pochi.

Viene l'ora del pranzo (grande affluenza, solo noi del CRA siamo 290), siamo divisi tra il ristorante Italia e il ristorante Imbarcadero, noi in quest'ultimo e il pranzo a base di specialità lacustri è davvero ottimo. Un'altra passeggiata ci fa arrivare fino all'ora dell'imbarco mentre il clima, gradevole per tutto il giorno malgrado certi allarmisti (troppo facile mettere il simbolo "sole-nuvola-pioggia-fulmine") mostra forti piogge provenienti da nord, ma non ci importa più, siamo già sul motoscafo.

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Ah... e domani? monumentale pranzo peruviano da Linda e Michele!!!

 
 
 
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