Creato da biangege il 29/12/2009

Bian e Gege

I diari di viaggio di due mototuristi

 

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12 settembre 2020: piovono Pietre!

Post n°274 pubblicato il 14 Settembre 2020 da biangege
 

L'Appennino Emiliano-Romagnolo è pieno di singolarità geologiche: la più famosa è sicuramente la Pietra di Bismantova, poi ci sono il Parco dei Gessi Bolognesi, le Salse di Nirano, il Sasso di San Zanobi e il Vulcanetto di Monte Busca... in provincia di Piacenza, le più vicine a Milano solo la Pietra Perduca e la Pietra Parcellara, due estrusioni di roccia serpentinica-magmatica completamente brulle che spiccano nel panorama di colline fertili: siccome Luca "Saudade" e Rita, conosciuti di persona un paio di mesi fa in Garfagnana con altri amici del forum di Mototurismo, avevano espresso il desiderio di andare in Val Trebbia, il Bian ci ha infilato queste due particolarità entrambe assai ben descritte sulla rete per via delle leggende ad esse legate, che qui non riporteremo...

... perchè vogliamo dedicare le prime righe di questo post a un consiglio di viaggio per i motociclisti: NON fidatevi sempre di Google Maps.

Lo ripetiamo: NON fidatevi sempre di Google Maps.

Click sull'immagine per ingrandirla

Se arrivate da Piacenza e volete girellare su stradine secondarie lasciando la SS45 agli smanettoni (che non smanettano più tanto), la cosa naturale sarebbe uscire dalla statale a Travo, andare verso Bobbiano e quindi Google Maps, al bivio A, vi dirà di andare a sinistra e poi al bivio B vi farà infilare un uno sterrato ancora ancora percorribile  da moto stradali con un minimo di cautela, in prima e col freno posteriore appena "pelato". Lascerete la moto al bivio C in un piccolo spiazzo perchè la discesa dopo è sconsigliata e arriverete in pochi minuti a piedi alla Pietra Perduca e all'Oratorio di Sant'Anna (chiuso con quattro catenacci purtroppo), con la Pietra Parcellara sullo sfondo. Al ritorno giustamente le vostre ragazze vi diranno "col cavolo che risaliamo con voi, noi andiamo al parcheggio laggiù e vi aspettiamo". Eh sì, perchè in effetti c'è un parcheggio. Peccato che il tratto da C al parcheggio sia una pietraia camuffata da tratturo in discesa dove Saudade si spiaggerà due volte sul terrapieno, in posizione scomoda ma per fortuna senza danni a parte una graffiata al paramotore mentre Bian, sceso per aiutarlo, sentirà per altrettante due volte lo schianto di Carpe Diem che, improditoriamente parcheggiata sul cavalletto laterale senza aver inserito la marcia, ben penserà di seguire le leggi della fisica scavalettandosi... alla fine, dopo una buona mezz'ora passata al sole a risollevare le bestie e un'altra passata all'ombra dell'area picnic del parcheggio, ci renderemo conto che tutto quel che ci è successo può essere guarito da un litro e mezzo di Malvasia. Dal parcheggio a E state certi che è tutto asfaltato tranne gli ultimi 500 metri prima del parcheggio stesso e riprenderete la SS45 in località Cori, presso Perino. A posteriori, ricontrollando Google Maps, non ci sentiamo di assicurare che nemmeno il tratto B-D (che avremmo percorso se fossimo tornati sui nostri passi) sia tutto asfaltato perchè non ci sono le street view e quindi la Google Car non ci è passata, quindi "a prenderla larga" il girello ideale sarebbe: Travo - Bobbiano - al bivio A girare a destra - passo della Caldarola - freddezza - bivio E, indicazioni per il parcheggio.

Ma comunque (scriverebbe Baricco), ma comunque alla Pietra Perduca siamo andati e ci siamo goduti il panorama delle colline, oltre che della pietra Parcellara: segnaliamo anche che c'è dovizia di fontanelle sia all'Oratorio che al parcheggio.


In una quarantina di minuti siamo a Bobbio e parcheggiamo nella piazza, in modo fortuito perchè è giorno di mercato. Andiamo a vedere il famoso Ponte Romano e viste l'ora, l'arietta e la stanchezzza ci accomodiamo nella terrazza coperta del ristorante Co' del Ponte, dove gnocco fritto e pisarei e fasò seguiti dal dolce verranno innaffiati da quel litro e mezzo di Malvasia di cui accennavamo prima e, se qualche purista opina che sarebbe stato meglio un Gutturnio, un Ortrugo o perlomeno un Bonarda, noi rispondiamo che la freschezza di un calice di Malvasia in quel momento era un autentico nettare degli Déi.

Poco dopo le 15.30 siamo di nuovo in sella per salire a Monte Penice, in un tornante un fotografo è appostato e vende le sue foto su internet a 10 € in formato digitale: i Saudade sono venuti benissimo, io mi accontento delle anteprime.

Link allo shop online

Al Passo non ci fermiamo neanche ma infiliamo la stradina (asfaltata!) che porta a Penice Vetta dove tira un po' d'aria fresca, peccato per la caligine che opacizza i panorami... e infine viene il momento del ritorno che avverrà via Varzi - Voghera. Ragazzi, venite ancora con noi? giuriamo che non facciamo più sterrati (anche perchè se no la Gege chiede il divorzio!)

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