Sulla confezione di burro che ho aperto c'è scritto così. Ho diffidato e a ragione. La linguetta (cioè l'apertura facilitata) mi è rimasta in mano appena sollevata.
Matematico.
Farina, zucchero, uova, burro. Guardo fuori dalla finestra e affondo le mani nell'impasto colloso.
E' bello sapere che qualcuno ti vuole bene.
Sono sola in una cucina non mia eppure mi sento a casa.
De Andrè mi fa compagnia, un raggio di sole illumina il piano di lavoro, una coccinella si adagia sulla spalla.
Sono le piccole cose che rendono le giornate speciali e permettono di superare le tempeste malinconiche.
Un refolo di vento mi scompone i capelli, mi guardo nel vetro, sembro un clown con una ditata di farina sulla guancia.
Nessuna torre campanaria all'orizzonte.
Il profumo dolce si diffonde nella stanza, gli occhi vorrebbero inumidirsi, ma gli viene vietato.
Sporta in spalla e via alla ricerca del pan focaccia per l'aperitivo.
Bene.
La crostata al cioccolato è più buona se la si mangia sorridendo e saziando la pancia del cuore.