"Kenya in profonda e g
rave crisi. Migliaia di profughi sono in fuga nel nord ovest del Paese. Non c’è cibo, né acqua potabile. Nella violenza etnica seguita alla proclamazione del vincitore - il presidente uscente Kibaki, accusato di aver vinto con i brogli - sono state ammazzate almeno 400 persone, interi villaggi sono stati bruciati e i feriti sono un paio di migliaia. Gli sfollati sono 250 mila e almeno mezzo milione i colpiti dalla crisi umanitaria.
Il problema maggiore rimane quello del trasporto via terra dei viveri dato che l’instabilità del Paese impedisce ai mezzi di circolare. Banche, uffici e negozi sono quasi ovunque chiusi.
Il braccio di ferro tra Kibaki e il suo antagonista, Odinga, continua durissimo. Il presidente Kibaki ha detto di essere disposto a un riconteggio dei voti solo se glielo chiederà la Corte suprema, fattore difficile dato che i giudici li ha nominati lui stesso 14 giorni prima delle elezioni. Si dichiara inoltre contrario a qualunque mediazione internazionale.
Appare chiaro che la sua vittoria non è stata voluta dal popolo del Kenya con libere elezioni, ma da un piccolo gruppo di affar isti attorno a lui.
A tanto caos si aggiunge il problema di tutti coloro che, partiti pe run viaggio di piacere, si ritrovano bloccati a Mombasa, come i sessanta turisti italiani che da sabato mattina, alle 4, "giacciono" all'aeroporto di Mombasa, da cui avrebbero dovuto partire."
Qualche anno fa mi sono ritrovata in una situazione analoga di brogli elettorali in Guatemala; arrivati a Guatemala City non tardammo ad accorgersi della situazione di tensione: le saracinesche dei negozi erano abbassate ed i prodotti in vendita venivano passati attraverso una grata, come si fa nelle nostre farmacie notturne. Rimanemmo bloccati dentro la stazione degli autobus scortati dalla polizia, finché non giunse l'orario di partenza del pulman di linea. Volevo andare alla cabina telefonica, distante solo pochi metri, per avvertire la mia famiglia ma i poliziotti me lo impedirono, per ragioni di sicurezza. Ed il viaggio di notte, sebbene su puklman di linea, fu un'esperienza che non dimenticherò: temevamo un probabile attacco e nascondemmo tutti i nostri soldi sotto ai sedili, tranne una piccola parte che avevamo pensato di immolare alla "causa" dei guerriglieri che da giorni fermavano i pulman e li sacccheggiavano. Fummo fortunati, nessun posto di blocco abusivo ci venne inflitto ma solo un controllo di routine: giungemmo, sani e salvi, alla meta finale del nostro viaggio, il Messico.