Kungsleden: premessa

Post n°87 pubblicato il 21 Settembre 2007 da mfelix68
 
Foto di mfelix68

Forse ne ho già scritto, ma ripetere talvolta giova.

Camminare sul kungsleden è un po' come percorrere un mito, un sentiero che è nella storia del trekking, della natura e della stessa Svezia.

Tracciato oltre 100 anni fa, è lungo più di 500 Km; si presenta a tratti come comoda strada campestre, ma a tratti ha caratteristiche di pista o traccia sconnessa; impossibile non trovare neve anche d'estate così come numerosi corsi d'acqua da guadare per l'inestenza di ponti. Le quote di riferimento sono basse, tra i 500 ed i 1000 mslm, ma una buona metà del sentiero è sopra il circolo polare artico, quindi clima e paesaggio corrispondono a quelli alpini. Lungo tutto il percorso si incontrano rarissime località insediate (avamposti lapponi) e frequenti stugan, rifugi spartani spesso senza gestore.

Il tratto più famoso, a nord, collega Abisko (strada e ferrovia artica) con Vakkotavare (strada per Ritsem), misura complessivamente 112 km ed ha stugan ogni 10-20 km; passa a ovest del Kebnekaise e presenta un impegnativo valico sempre coperto di neve presso Tjaktja. Dopo il valico la diramazione Singi - Nikkaluokta 33 km consente di accedere alla Kebnekaise Fjallstation, base per la salita alla cima

 
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Abisko: Kungsleden1

Post n°86 pubblicato il 20 Settembre 2007 da mfelix68
 
Foto di mfelix68

Avevamo trascorso ad Abisko già due notti. Il primo giorno era andato tra scorte alimentari e passeggiatine tra ostello, Abiskojokka (cascata) e Tornetrask.

Il secondo, visto il meteo sfavorevole, avevamo deciso di percorrere il comodo rallarvegen, poco impegnativo sentiero lungo la ferrovia. Avevamo raggiunto Bjorkliden e di lì Tornehamn, con visita all’incantevole cimitero dei rallar, i costruttori della ferrovia.

Ma l’obiettivo della sosta ad Abisko era il Kungsleden, il “sentiero del re” che ad Abisko inizia e consente di percorrere centinaia di Km di selvaggia Lapponia; noi avremmo fatto solo la prima tappa, una quindicina di Km fino all’Abiskojaure, giusto per mettere una bandierina. Dopotutto non eravamo attrezzati per il trekking, eravamo solo pigri interrailer.

Rientrando da Tornohamn passammo alla reception a vedere il bollettino meteo, che dopo aver annunciato per due giorni pioggia, ora annunciava neve!

Foto dell'autore: Abiskojokka, 1998

 
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Kungsleden2

Post n°85 pubblicato il 20 Settembre 2007 da mfelix68
 
Foto di mfelix68

Decidemmo di tentare ugualmente e caricammo negli zaini tutti i vestiti pesanti che avevamo appresso. Ci svegliammo di buon mattino, comprammo kanelbulle, salumi sottovuoto e pane fresco e ci mettemmo in cammino, in quella che ci appariva una bella mattina di sole.

Il Kungsleden comincia con una porta di legno che sembra condurre ad un’altra dimensione: quella della natura.

In una tasca, un quaderno invita a lasciare una firma, traccia del proprio passaggio; firmammo emozionati e notammo come pochissimi italiani avevano fatto altrettanto nel mese in corso.

 

Foto da web: Kungsleden, il portale

 
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Kungsleden3

Post n°84 pubblicato il 20 Settembre 2007 da mfelix68
 
Foto di mfelix68

Il sentiero si snoda dapprima in falso piano in mezzo a contorte betulle nane, su fondo appena accidentato; a tratti ci si affianca al torrente che dall’Abiskojaure porta impetuose acque nel Tornetrask. A sinistra ci si presentavano maestose vedute del Lapporten, montagna sacra ai Sami; un lenzuolo di bianche nuvolette gli faceva da mantello. Poi la valle si apriva, il torrente diventava un ampio fiume, con tanto di ponte sospeso, fortunatamente di recente costruzione.

Camminavamo con animo allegro nel fitto del bosco, con fondo a tratti fangoso; si camminava quasi in un greto di torrente, parte su passerelle in legno purtroppo sconnesse; finimmo spesso coi piedi a bagno e la nostra attrezzatura da interrailer dimostrò tutta la propria inadeguatezza.

Mentre il Kungsleden ci offriva le sue prime salite, il cielo si era fatto scuro ed una fitta coltre di nubi prometteva di rovinarci la giornata.

Dopo un paio d’ore emergemmo su un ampia pianura spazzata dal vento, il sentiero frastagliato in più piste; a guidarci solo i paletti invernali per le motoslitte. Il fondo era costituito da muschio o erba fangosa, funghi e mirtilli crescevano ovunque come in un libro di fiabe, camminare era faticoso per via del terreno pesante. Faceva un freddo cane; tirammo fuori dallo zaino tutto quello che avevamo e lo indossammo, comprese le giacche imbottite che ci erano sembrate esagerate alla partenza da Milano. Indossai anche il cappellino col pompon comprato per la cuginetta…

Arrivammo all’Abiskojaure dopo quattro ore complessive di marcia (sono pur sempre 15 Km); il vento era così forte che dovevamo camminare in fila indiana chinati in avanti e qualcosa come aghi ghiacciati ci pungeva il volto.

Ci acquattammo presso due stamberghe costruite con zolle di terra e rami contorti di betulla; dopo 15 secondi fummo assaliti da un’orda di zanzare assatanate che ci pungevano a decine contemporaneamente.

Mangiammo in fretta i panini con le dita intirizzite dal freddo ed i piedi semi-congelati (gli scarponi facevano acqua…) e senza riposarci decidemmo di abbandonare all’istante quella località, tanto magica quanto inospitale, e di tornare al riparo tra i boschi.

Dall’altra parte del lago, lontano dal Kungsleden, un gruppetto di renne ci guardava con l’espressione di chi ne ha viste di peggio!

 

Foto dell'autore: Lapporten, 1998

 
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Kungsleden4

Post n°83 pubblicato il 20 Settembre 2007 da mfelix68
 
Foto di mfelix68

Al ritorno le gambe andavano da sole, su e già dalle passerelle, tra muschio e betulle, zanzare e cascate; quando arrivammo al ponte sospeso un bel sole squarciò le nubi, erano passate 8 ore ma lui era più o meno nella stessa posizione del mattino e lì sarebbe rimasto fino alle 23 circa.

Alla nostra destra si ripresentava il Lapporten, con le solite nuvolette a far di cappello e due belle spruzzate di neve a far da ghirlanda!

Le previsioni meteo avevano detto giusto!

Foto dell'autore: Lapporten, 1998

 
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Quanto sono belli i treni danesi

Post n°81 pubblicato il 06 Settembre 2007 da mfelix68
 
Foto di mfelix68

ovvero IC3 carrozza “silentium”

Eravamo partiti da Milano circa 36 ore prima, avevamo viaggiato sul notturno Milano-Dortmund, avevamo passeggiato per Munster, ridente località della Westfalia dove abitava, un nostro vecchio amico ed avevamo preso poi il notturno Amsterdam-Copenhagen. 36 ore, 24 in treno, di notte, 12 a terra.

Alla biglietteria di Fredericia (DK) prenotammo 4 posti sul primo IC in partenza verso nord e l’addetto ce li assegnò, comunicandoci che il treno che sarebbe arrivato 20 minuti dopo aveva parecchia disponibilità. Ci meravigliamo del fatto che in Danimarca fosse possibile prenotare un posto su un treno già in viaggio (in Italia all’epoca –1998- era necessario prenotare con 24 ore di anticipo) e ci rallegrammo di aver trovato una coincidenza solo 20 minuti dopo il nostro arrivo; l’addetto alla biglietteria ci confermò che avremmo trovato nei 30 minuti successivi all’arrivo di qualsiasi treno, una coincidenza per qualsiasi destinazione!

All’annuncio dell’arrivo dell’IC per Frederikhavn, ci meravigliammo degli strani spostamenti della gente in attesa: nessuna calca, nessuna corsa, a gruppetti gli astanti si avvicinarono a strani segni rossi dipinti sul pavimento che riportavano strani numeri, per noi incomprensibili. Il treno arrivò sfilandoci silenzioso davanti, e quando si arrestò del tutto, le porte pneumatiche si spalancarono proprio in corrispondenza dei segni sul pavimento! Noi ovviamente non avevamo letto sulla prenotazione il numero della carrozza assegnataci ne’ il numero di posto, quindi ci guardammo in giro come allocchi avviandoci al piccolo trotto, sotto il carico degli zaini. In direzioni diverse. Notammo allora una bellissima ragazza bionda con binkenstock che ci stava chiamando in inglese dalla terza porta, la raggiungiamo e già sognando avventure da latin lovers in scandinavia scopriamo trattarsi del capotreno, che ci fece salire e ci chiese molto cortesemente il biglietto. Ci guardò stupita senza capire perché aspettavamo il treno nel posto sbagliato, visto che il numero della carrozza era scritto correttamente sia sul biglietto che sul marciapiedi; quindi ci indicò dove avremmo trovato i nostri posti.

Il treno si avviò senza scossoni e quasi senza rumori, pur essendo un complesso automotore mosso da motori diesel; una vocina anticipata da un simpatico campanello diede il benvenuto a bordo ai viaggiatori saliti a Fredericia, annunciò le fermate successive con relativi orari e principali coincidenze, informò della presenza a bordo del servizio trolley-bar.

Mentre il treno aveva preso a correre di buona lena, arrivammo ai desiderati posti, attraversanso porte a vetro scorrevoli e intercomunicanti che non ricordavano neanche vagamente i nostri lugubri passaggi tra una carrozza e l’altra. Alle pareti simpatici disegni frutto di modern design, nello scompartimento un piacevole profumo di caffè misto velluto e cera per arredi in legno; nel vestibolo una serigrafia col ritratto e la breve biografia del personaggio col quale nome è stato battezzato il convoglio su cui viaggiammo, accanto, una brochure con la descrizione del percorso del treno, le fermate le coincidenze e ritratto e biografia del personaggio col quale nome è stato battezzato l’IC su cui viaggiamo (es: complesso automotore ICS “Tycko Brahe”, astronomo, in servizio IC Copenaghen-Frederikshavn “Karen Blixen”, scrittrice).

Issiamo gli zaini sulle capienti bagagliere, fuori piove ma dai luminosissimi finestrini entra una bella luce verde blu dei campi nel pieno dell’estate; dentro una piacevole luce soffusa a soffitto e piccole luci individuali assicurano l’ideale luminosità. I sedili sono ricoperti da morbidi velluti blu che sanno di pulito, poggiatesta in panno bianco, inserti in legno lucido un po’ dovunque; tasto per reclinare e sollevare il sedile, funzionante.

Ci accaloriamo in complimenti alle ferrovie danesi ed ai progettisti di questi IC3, stiamo viaggiando su questi fantastici treni di lusso al solo sovrapprezzo della prenotazione (10 corone); che bello, quanto ci vogliono bene i danesi, fanno tutto questo per noi…

Una vecchina, seduta poco oltre che ci guardava sopra occhialini a mezza luna, si alzò, allontanandosi dal salone (6 moduli da 4 posti); poco dopo tornò a sedersi, ma continuò ad allungare il collo questa volta verso la porta d’intercomunicazione, dove poco istanti dopo apparve la bella bionda che ci accolse sul treno. Con modo quasi supplichevole, ci fece notare che eravamo seduti nello scompartimento “silentium”, dove sceglievano di viaggiare le persone che desideravano tranquillità; si scusò al posto dell’addetto della biglietteria e ci promise di impegnarsi per trovarci un posto negli scompartimenti dove era possibile parlare ad alta voce, cantare, suonare mandolini e cose simili da turisti italiani quali noi eravamo…

Vergognandoci di noi stessi chiedemmo scusa alla vecchina e promettemmo rispetto del “silentium”, che peraltro apprezzammo molto, destinando la restante parte del viaggio ad una sonora, cioè, sommessa ronfata collettiva.

 
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Ferrovie e storia

Post n°77 pubblicato il 20 Giugno 2007 da mfelix68
 
Foto di mfelix68

Le ferrovie hanno avuto un ruolo primario anche nelle vicende belliche che hanno caratterizzato la fine dell’800 e soprattutto il ‘900; sono state determinanti per l’approvvigionamento ai fronti e per la movimentazione di truppe, mezzi ed armamenti. A riprova della strategicità delle ferrovie, va ricordata la scelta italiana (ma non solo) di non inviare al fronte i ferrovieri e di trattenerli tutti in servizio; cosa che non venne applicata ad altre categorie di addetti ai trasporti. Ma le ferrovie non solo servirono alla guerra, spesso nacquero per esigenze belliche e poi rimasero, convertite all’utilizzo civile.

 

Foto tratta dall’archivio delle ferrovie norvegesi, stazione di Fauske 1958, treno inaugurale

 

La norvegese Nordlandsbanan, fu costruita in tempo di pace, nel 1940, da Trondheim a Mosjøen (402 Km). Durante la guerra, nella Norvegia occupata dai tedeschi si sviluppò l'ambizioso progetto di prolungamento della linea fino al confine Russo, presso Kirkenes, aggirando la neutrale Svezia e l’alleata Finlandia. I lavori vennero avviati utilizzando come mano d’opera prigionieri di guerra, russi per lo più, abituati a lavorare in condizioni climaticamente proibitive. L’opera, di proporzioni immani prevedeva la costruzione di centinaia di Km di linea nel desertico nord della Norvegia, evitando le città e la costa per scopi difensivi. Quando la guerra finì le attività di cantiere ovviamente cessarono e rimasero circa 300 km di opere civili da completare; abbandonata l'assurda idea di raggiungere Kirkenes, il governo norvegese impegnò non poco a decidere che fare con le opere incompiute ma quasi pronte. Decise allora di procedere per parti; la ferrovia fu prolungata fino a Fauske nel 1958 utilizzando le eredità dei tedeschi e successivamente si costruì la “deviazione” per Bodø che fu raggiunta nel 1962. Gallerie, ponti e sede ferroviaria già pronte oltre Fauske vennero adattate e costituiscono oggi la sede stradale della E6

 
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Fotografare treni 2

Post n°76 pubblicato il 19 Giugno 2007 da mfelix68
 
Foto di mfelix68

Quello ferroviario è un sistema complesso che si è costituito per esigenze precise ed ha determinato, come pochi altri, cambiamenti sociali e storico-geografici. Fotografare treni vuol dire anche studiare il perchè di tutto ciò, delle scelte che hanno portato alla costruzione di linea, i motivi dell'individuazione dei tracciato, della localizzazioni delle stazioni, le conseguenze di sviluppo locale.

In foto: locomotore classe Mx della Inlandsbanan Aktien Bolaget (Svezia) lascia la stazione di Storuman con un treno turistico diretto a nord

La Inlandsbanan, "ferrovia interna", collega Katrinenhamn a Gallivare ed è lunga oltre 1000 Km; attraversa in direzione nord-sud tutta la Svezia, collegando la regione dei grandi laghi laghi con la Lapponia settentrionale. Fu costruita a fine '800 col preciso intento di portare lo sviluppo nelle regioni interne, all'epoca disabitate e occupate in gran parte da foreste. Quest'anno si celebra il centesimo anniversario dell'apertura della prima tratta, anche se i lavori di costruzione, compiuti per lo più senza l'ausilio di macchine, terminarono nel 1937. La ferrovia non sortì gli esiti territoriali previsti, solo in misura limitata le rarissime e minuscole città che si incontrano lungo il percorso derivano dalla trasformazione dei villaggi operi costruiti per la ferrovia stessa. Per il resto, la Inlandsbanan attraversa boschi incontaminati di rara bellezza. L'esercizio viaggiatori è stato soppresso negli anni '90; oggi sulla linea circolano solo rari treni merci per il trasporto di legname e, solo d'estate, treni per i turisti

 
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Fotografare treni 1

Post n°74 pubblicato il 18 Giugno 2007 da mfelix68
Foto di mfelix68

Una delle mie passioni è sempre stata la fotografia ferroviaria. Fotografare treni è un "mestiere" globalizzante, che ti porta a studiare geografie, storie, sociologie e tecnoclogie complesse e lontanissime dalla tua formazione. Per capire e conoscere il mondo dei treni, affascinante e articolato, serve dedizione ed abnegazione, ma è attività assai piacevole; a volte psicologicamente rassicurante.

Scattare una foto ad un treno vuol dire fermare e conservare emozioni, quelle vissute al momento dello scatto e quelle che lo scatto richiama, nella mente di chi conosce il perchè dei tanti particolari che compongono quel pezzetto di mondo di ferrovia.

Pubblico qui una foto mia, scattata ovviamente in Norvegia, e provo a raccontare un po’ di informazioni che costituiscono il “bagaglio culturale” della foto stessa.

In foto, particolare del locomotore elettrico Dm3.1223-1241-1224 “Baron” fotografato nella stazione di Rombakk, sul fiordo di Narvik, nell’estate 2002.

I locomotori classe Dm3 sono stati ordinati dalle ferrovie svedesi negli anni ’50 per il traino dei treni per il trasporto del minerale ferroso estratto dalle miniere di Kiruna e Gällivare; originariamente costituiti da due semi-unità articolate, negli anni ’80 furono potenziati con l’aggiunta di una terza unità centrale. I tre motori sprigionano una potenza di 7.200 KW ed azionano un asse cieco che attraverso bielle mette in movimento 4 assi motori per ogni semi-unità; le unità di testa hanno anche un asse portante per facilitare l’iscrizione in curva del locomotore. Complessivamente le Dm3 si presentano come imponenti macchine con ben 14 assi, tre bielle per fiancata, 35 metri di lunghezza ed una massa di 273 tonnellate; trainano quotidianamente i treni di minerale ferroso che a pieno carico raggiungono le 5.200 tonnellate sulla “linea artica” Luleå-Narvik, che collega Svezia e Norvegia. Negli ultimi anni MTAB, l’operatore che gestisce il trasporto per conto della miniera, sta sostituendo le Dm3 con macchine più moderne, chiamate IORE, ancora più potenti.

 

 
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I cormorani di Utrøst

Post n°72 pubblicato il 11 Giugno 2007 da mfelix68
 
Tag: norway
Foto di mfelix68

Tornando a casa, non di rado ai pescatori del Nordland accade di trovare delle pagliuzze di grano sul timone o dei chicchi d’orzo nello stomaco dei pesci. In tal caso si dice che sono passati per Utrøst o per un’altra delle terre incantate di cui narrano le leggende del Nordland. Esse si manifestano solo alle persone devote o veggenti che si trovano in pericolo di vita in mare, e appaiono in luoghi in cui non esiste terra. Gli esseri sotterranei che vi abitano praticano l’agricoltura, l’allevamento delle pecore e la pesca in barca come gli altri, ma lì il sole splende su prati più verdi e campi più ricchi che in ogni altro luogo del Nordland, e felice è colui che vi approda o che riesce a scorgere una di quelle isole assolate: "E’ salvo" dice la gente di quassù. Una vecchia canzone alla maniera di Peder Dass contiene una descrizione completa di un’isola al largo di Træna, nell’Helgeland, chiamata Sandflesa, con coste ricche di pesce e abbondanza di ogni specie di selvaggina. E sembra che anche al centro del Vestfjord si mostri talvolta un grande territorio pianeggiante e coltivato che emerge appena al punto da lasciare le spighe all’asciutto. E al largo di Røst, al limite meridionale delle Lofoten, si racconta di una simile terra incantata con colline verdi e gialli campi di grano: si chiama Utrøst.

Il contadino di Utrøst ha una barca come gli altri abitanti del Nordland, e di tanto in tanto la sua barca, a vele spiegate, punta dritto verso i pescatori, ma nell’istante stesso in cui immaginano l’urto, ecco che essa è scomparsa. A Værøy, non lontano da Røst, viveva un tempo un povero pescatore di nome Isak.

Non possedeva altro che una barca e un paio di capre che la moglie teneva in vita grazie agli scarti del pesce e all’erba che riuscivano a raccogliere in giro per le montagne, ma la sua capanna era piena di figli affamati. Eppure era sempre contento di ciò che il Signore gli concedeva. L’unica cosa di cui si lamentava era di non riuscire mai a stare davvero in pace col suo vicino: era un ricco convinto che ogni cosa che possedeva dovesse essere migliore di ciò che aveva un poveraccio come Isak, e perciò voleva toglierselo di torno per potersi prendere il prato che Isak aveva accanto alla sua capanna .

Un giorno che Isak era fuori a pesca, un paio di miglia a largo, fu sorpreso dalla nebbia e all’improvviso arrivò una tempesta tanto violenta che egli dovette gettare in mare tutto il pesce per alleggerire la barca e salvarsi la pelle. E nemmeno quello bastava a tenerlo a galla, ma lui riuscì a guidare l’imbarcazione con grande destrezza fra i cavalloni e sopra le onde che a ogni istante erano sul punto di risucchiarlo giù. Quando ebbe navigato in quel modo per cinque o sei ore pensò che presto avrebbe dovuto avvistare la terra. Ma continuava ad andare avanti e la tempesta e la nebbia peggioravano sempre più. Allora cominciò a pensare che forse era diretto al largo, oppure che il vento avesse girato, e alla fine si convinse che fosse proprio così, perché continuava a navigare ma non arrivava a terra. A un certo punto udì un terribile grido davanti alla prua e pensò che fosse solo lo spirito delle acque che cantava per lui il lamento funebre.

Raccomandò al Signore la moglie e i figli, perché ora pensava che la sua ultima ora fosse giunta, e mentre pregava scorse qualcosa di nero, ma quando si avvicinò erano solo tre cormorani appollaiati su un pezzo di legno e... ops! li aveva superati. E le cose andarono così per un bel pezzo, ed egli aveva tanta sete, fame e stanchezza che non sapeva più cosa fare e stava quasi per addormentarsi sulla barra del timone, ma a un certo punto la barca si arenò sulla sabbia e si fermò. Allora Isak aprì gli occhi. Il sole filtrava fra le nuvole e illuminava un paesaggio stupendo, le colline e le montagne erano verdi fino alla sommità, campi e prati salivano dolcemente verso le alture e gli sembrava di sentire un profumo di fiori e di erba, dolce come non ne aveva mai sentito.

"Grazie a Dio, ora sono in salvo, questa è Utrøst" disse Isak fra sé. Proprio davanti a lui c’era un campo d’orzo con le spighe alte e gonfie come non ne aveva mai viste, e attraverso quel campo uno stretto sentiero saliva a una verde capanna di terra coperta di torba che sorgeva poco discosta, e sul tetto della capanna pascolava una capra bianca con le corna d’oro, e aveva le mammelle grandi come quelle della mucca più grande, e all’esterno un ometto vestito d’azzurro, seduto su una sediola, fumava una piccola pipa; aveva una barba così ampia e lunga che gli scendeva fino a metà del petto.

"Benvenuto a Utrøst, Isak" disse il vecchio.
"Siate benedetto, compare" rispose Isak. "Dunque mi conoscete?"
"Può essere" disse quello, "vorrai certo star qui per questa notte?"
"Se si potesse sarebbe una bella cosa, compare" disse Isak.
"Il problema sono i miei figli, non sopportano l’odore dei cristiani" disse l’uomo.
"Non li hai incontrati?"
"No, non ho incontrato altro che tre cormorani che stridevano appollaiati su un relitto" rispose Isak.
"Ebbene erano quelli i miei figli" rispose il vecchio, e poi svuotò la pipa e disse a Isak: "Vai pure dentro per ora, immagino che avrai fame e sete."
" Vi ringrazio dell’offerta, compare" disse Isak.

Ma quando il vecchio aprì la porta, l’interno della capanna era così splendido che Isak rimase davvero abbagliato. Non aveva mai visto nulla del genere. Il tavolo era apparecchiato con le portate più splendide, latte coagulato e zuppa di pesce e arrosto di capriolo e pasticcio di fegato con sciroppo e formaggio, interi mucchi di ciambelle di Bergen, acquavite e birra e idromele, e tutto ciò che c’era di buono. Isak mangiò e bevve finché poteva, eppure il piatto non era mai vuoto, e per quanto bevesse, il bicchiere era sempre pieno. Il vecchio non mangiò molto, e nemmeno disse molto, ma mentre se ne stavano lì seduti sentirono all’esterno grida e strepiti, e allora uscì.

Dopo un po’ tornò dentro con i suoi figli. Isak borbottò un po’ mentre varcavano la soglia, ma il padre doveva averli calmati, perché erano mansueti e di buon umore, e dissero allora che doveva comportarsi come si conviene a tavola e rimanere seduto e bere con loro, perché Isak si alzò e voleva andarsene: era sazio, disse. Ma li accontentò, e così bevvero un bicchierino dopo l’altro, e di tanto in tanto prendevano un goccio di birra e di idromele. Fecero amicizia e andavano d’amore e d’accordo, e così dissero che doveva andare a pescare un paio di volte insieme a loro per aver qualcosa da portare a casa quando se ne sarebbe andato. La prima volta fu in una terribile tempesta.

Uno dei figli sedeva al timone, l’altro a poppa, il terzo alla drizza, e Isak dovette darsi da fare con la sassola grande e il sudore gli grondava dalla fronte. Navigavano come pazzi: non ammainavano mai la vela, e quando la barca era piena d’acqua tagliavano le onde e la riportavano col vento in poppa in modo tale che l’acqua usciva dallo specchio di poppa come una cascata. Dopo un po’ il tempo si calmò, e allora si misero a pescare. C’era una tale quantità di pesce che non riuscivano a far scendere i piombi sul fondo. I ragazzi di Utrøst non la finivano mai di tirare su, anche Isak fece qualche bella presa, ma si era portato i suoi attrezzi e ogni volta che stava per tirare su un pesce, quello gli scappava e lui rimaneva a bocca asciutta.

Quando la barca fu piena tornarono a Utrøst e i ragazzi prepararono il pesce e lo appesero sull’essiccatoio, ma Isak si lamentò col vecchio che la sua pesca era andata così male. L’uomo promise che la volta successiva sarebbe andata sicuramente meglio e gli diede un paio di lenze, e quando tornarono a pesca Isak tirava su velocemente come gli altri, e quando tornarono a casa aveva tre essiccatoi tutti suoi pieni di pesce.

Poi gli venne nostalgia di casa, e al momento di partire il vecchio gli regalò farina e tela e altre cose utili. Isak ringraziò in tutti i modi e allora l’uomo gli disse di tornare per il varo della barca: voleva andare a Bergen, e allora Isak poteva andare con lui e vendere anche lui il suo pesce. Sì, a Isak sarebbe piaciuto, e chiese quale rotta doveva tenere per tornare a Utrøst. "Vai dietro il cormorano quando vola verso il mare, e terrai la rotta giusta" disse l’uomo. "Buon viaggio".

Ma dopo essere salpato, quando Isak fece per guardarsi indietro non vide più Utrøst: non vedeva altro che mare a perdita d’occhio. Quando venne il momento, Isak si presentò al varo della barca, ma un’imbarcazione così non l’aveva mai vista; era lunga due grida, cosicché quando il comandante, che stava di vedetta sull’asse a prua, doveva gridare al timoniere, quello non riusciva a sentirlo, e perciò avevano messo un uomo anche al centro dell’imbarcazione, proprio accanto all’albero maestro, che gridava al timoniere gli ordini del comandante, e ciononostante doveva gridare con tutto il fiato che aveva in corpo. La parte di Isak la misero a prua: il pesce lo prese lui stesso dagli essiccatoi, ma non riusciva a capire cosa stava accadendo, perché al posto del pesce che prendeva, sugli essiccatoi continuava ad arrivarne altro, e quando partì erano pieni come quando era arrivato.

Quando giunse a Bergen vendette il suo pesce e ne ricavò tanto danaro che si comprò una barca nuova tutta completa, con il carico e tutto ciò che serviva, perché il vecchio gli consigliò di fare così. E la sera tardi, prima di partire per tornare a casa, l’uomo salì a bordo e lo pregò di non dimenticare gli eredi del suo vicino, perché lui invece era morto, disse, e poi gli predisse fortuna con la barca. "E’ tutto a posto e tutto ciò che sta in piedi rimarrà così" disse, e con quelle parole intendeva dire che a bordo c’era uno che nessuno vedeva, ma che sosteneva l’albero maestro sulla schiena quando ce n’era bisogno.

Da quel momento Isak ebbe sempre la fortuna dalla sua parte. Sapeva bene da dove veniva, e quando tirava in secco la barca in autunno non dimenticava mai di mettere da parte qualcosa di buono per chi faceva la guardia d’inverno, e ogni sera di Natale dalla barca uscivano splendide luci, e si sentivano violini e musica e risate e rumori, e nella cabina si danzava.

In foto, gabbiani alle Lofoten

 
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