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Vincent
Era seduto, cupamente fissando il bicchiere. Nel deserto caffe`, dove anche nei giorni migliori c’erano tanti posti liberi, oggi tranne noi c’erano un paio di persone. Lo guardavo attentamente in attesa della risposta alla mia domanda.. guardavo i suoi capelli, neri, lunghi, mai toccati da una pettine che caoticamente gli scendevano sulla fronte; gli occhi chiari quasi trasparenti che evidentemente studiavano la struttuta molecolare del bicchiere; la pelle candidamente pallida, come se non fosse mai stata toccata da questo caldo e ardente sole; le labbra secche e screpolate che non avevo mai assaggiato; le dita lunghe, che si muovevano nervosamente, come quelle di pianista..e lui lo era stato..tempo fa..
Ha interotto i miei pensieri ficcandomi l’accendino sotto il naso. Ma che brutta abitudine e` questa: aspettare mentre frugo per le tasche in cerca del mio e quando finalmente lo trovo e trionlfalmente lo porto alla sigaretta che gia` da tempo lo attende nella mia bocca..ebbene proprio in questo momento occorre diventare il gentelman e quasi quasi rischiare di bruciarmi le sopracciglia. Dopo essersi persuaso con soddisfazione che la mia sigaretta si e` fortunatamente accessa si e`immerso di nuovo nei suoi pensieri.
Aveva questo hobby- pensare.. E riusciva a farlo in un modo esclusivamente strano e insolito, perche` maggior parte di quelli suoi pensieri che considerava meritevoli dell’attenzione della gente era molto spesso il risultato finale delle sue lunghe riflessioni e questo risultato detto ad alta voce a volte sembrava assurdo e ridicolo.
Per esempio in quel momento io stavo aspettando la risposta a una,a mio parere, semplicissima domanda: «Dove sei finito?» Intendevo gli ultimi giorni nei quali lui come sempre non si era più fatto sentire.. Allora non lo sapevo ma adesso posso dirlo con tutta la sicurezza: quella risposta non l’avrei mai avuta.
Lui si e` concentrato e finalmente ha borbottato qualcosa tipo «non lo so», e dopo aver pensato ancora, mi ha confessato tutti i particolari della sua inutile esistenza. Ho provato ancora un paio di volte a fargli sempre la stessa domanda retorica ma poi ho lasciato stare e mi sono concentrata sulla comprensione del suo russo. Sicuramente noi parlavamo inglese, ma ogni tanto secondo il suo umore lui iniziava a parlare il russo che assiduamente studiava gia` da tre settimane..
Intanto il terzo bicchiere della birra con Grenadine e il bicchierino di Martini bianco sono diventati vuoti e lui si guardava intorno in cerca del cameriere.
Non mi chiedeva mai di raccontargli qualcosa di me, generalmente parlava di se stesso e di niente...e lo faceva contemporaneamente. Il mio ruolo nella nostra amicizia si limitava nell’ascoltare tutte le sue idee geniali e nell’ accompagnarlo in giro per le bettole. Quando per l’ennesima volta mi giuravo di non chiamarlo piu`, di non scrivergli e di non vederlo mai piu` lui scompariva ed io di nuovo prendevo il telefono non riuscendo piu` a sopportare l’urlo di quella parte o di quel senso che nel mio corpo risponde della eliminazione completa dell’orgloglio...
Dopo aver aspettato il cameriere ed aver pagato lui, felice e contento usci` dal caffe`. Io tristemente mi trascinavo dietro.Evidentemente aveva tanti programmi per quella sera, ma io li avevo ben diversi e mi sono mossa timorosamente nella direzione di metro. Appena compreso che la serata era finita si e` offuscato e abbiamo percorso tutta la strada nel più sordo silenzio. Quando ci siamo salutati io di nuovo gli ho chiesto di chiamarmi e quando ero gia` nel treno mi giuravo ancora ed ancora di non vederlo mai piu`.
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Inviato da: antoniokid
il 29/11/2007 alle 20:31
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