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Sigarette

Post n°5 pubblicato il 12 Giugno 2007 da blumka

Alzati. Sei seduto per terra vicino al mio letto affondando il viso nella mia mano gelida ormai e piangi. Mi tocci i capelli, le labbra, il corpo e piangi. Alzati. Non ci sono più dentro questo corpo, ti ho lasciato. Coprimi con un lenzuolo e vattene.

 Nella stanza è buio, il giorno sta per terminare. Le tende chiudono bene la finestra, la porta è chiusa a chiave. Non lasci entrare nessuno qui dalla mattina. Vuoi rimanere con me per sempre. Dall’altra parte della porta la mia amica migliore è seduta per terra appoggiata con la schiena su questa maledetta porta che la separa da me. E’ silenziosa, non piange più, non ti chiede di aprire la porta. Sta aspettando. Sta aspettando che tu ti sazi del tuo dolore e lo condividi con gli altri.

La cucina è piena di gente, stanno organizzando le ultime formalità. Bevono vodka. Fumano. Dicono “le sigarette l’hanno ammazzata”. La mia amica vuole vedermi, non ti crede. E tu stai cercando di svegliarmi. Ma non sto dormendo. Non ci sono più. Vattene. Cerchi di scaldarmi le mani e i piedi strofinandoli nelle tue mani bagnate dalle lacrime, ma non mi scaldo. Sono seduta lì vicino e ti guardo mentre stai cercando di inspirare la vita in questo copro inanimato. Ti carezzo e tu, come se avessi preso una scossa, ti giri, ti guardi attorno, e riprendi a baciare il mio corpo. Piangi, mi scongiuri di tornare. E io non posso far nulla. Guardo e basta. Non voglio andarmene, hai bisogno di me. Ma me ne sono andata.

  La mia amica riprende a bussare. Ti supplica di farla entrare. Ha più diritti di stare con me ora che tu. E’ sempre stata con me. Sempre.

 In cucina piangono e ridono. Mangiano la mia cioccolata, bevono il mio thè dalla mia tazza. Hanno già diviso tutto, tanto io non ci sono più. I miei cricetini non potranno più correre sulle mie spalle, non farò mai più la scema, nessuno mi farà mai un’altra foto, non comprerò mai nessun vestito, non vedrò nessun’altro paese. Lo shampoo è finito ma non mi servirà più. In cucina gli altri stanno finendo le mie sigarette: “sono loro che l’hanno uccisa”. L’amica si alza e in furia le butta dalla finestra... Bussa di nuovo.

 Ti sdrai vicino a me. Mi abbracci e cerchi di scaldarmi con il tuo corpo. Questa notte ero ancora con te, ero viva. Mi sposti più vicino a te e per un secondo ti sembra che non sono io ma una bambola orrenda, uno scherzo allucinante. Sono pesante. Non sono mai stata così pesante. Se mi volevi abbracciare mi avvicinavo da sola per finire nelle tue braccia. E ora no. Hai paura. Come farai? Come vivrai? Cosa devi ricordare? Cosa devi dimenticare?

 La porta si apre con rumore e l’amica cade per terra. Pure la porta ha deciso che non si fa così. L’amica ti porta via e resta con me. Raccontami, che tempo fa oggi?

 
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