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Il Vecchio Condor

Post n°224 pubblicato il 10 Luglio 2010 da btk60
 
Tag: Btk60

“Certo che quassù è meraviglioso! Peccato che dopo tanti anni io ci abbia fatto l’ abitudine e non riesca più ad emozionarmi…”

Il vecchio condor faceva questi pensieri, mentre con abitudine esperta si infilava in una tiepida corrente ascensionale.

Lassù tutto era silenzio.

Si poteva sentire solo il fruscio dell’ aria sulle sue grandi ali e, a volte, il rumore dei suoi pensieri.

Era davvero un maestro del volo!

Raggiungeva quote altissime là, sopra la cordigliera andina.

Quote che nessun altro era in grado di raggiungere.

E riusciva a farlo senza sforzo.

Gli bastava annusare l’ aria per capire dove avrebbe potuto incontrare la corrente giusta.

Quando la sentiva ci si infilava e si lasciava portar su. Facile!

Poteva veleggiare per ore, senza un solo battito d’ali…. le sue ali maestose… più di tre metri di apertura alare!

Per questa sua abilità però, pagava un pegno pesante.

Tutti gli uccelli che volavano in stormo e più in basso, decisamente più in basso, mal tolleravano questa sua abilità nettamente superiore.

Non perdevano occasione per deriderlo, specie quando la sete lo costringeva al suolo vicino a qualche pozza d’acqua.

Una volta a terra, il suo peso e la sua andatura barcollante, che lo rendeva inesorabilmente lento e ridicolo, lo facevano oggetto di scherno.

I corvi e i colombacci petulanti e pettegoli non facevano altro che ridere di lui.

Ma lui era nato per l’ aria.

Al suolo perdeva la sua maestosa dignità.

Per questo, il vecchio condor, non era avvezzo a frequentare i luoghi degli stormi e del petulante cicaleccio.

Preferiva volare… lassù, dove non arrivava mai nessuno.

Quel giorno l’ aria era giocosa, ma il suo aspetto era sempre triste e serio. Il capo completamente calvo e l’ aspetto grinzoso che una vita difficile e solitaria gli aveva regalato, gli conferivano un che di distaccato, quasi cinico.

Anche se il suo cuore si intristiva o si rallegrava, il suo aspetto era sempre il medesimo e non lasciava mai trasparire il suo vero stato d’animo.

Da un po’ di tempo però, il suo pensiero era sempre lo stesso.

Lui volava, faceva sempre quello per cui era stato programmato.

Lo faceva con una maestria unica che tutti gli invidiavano, ma…. non si emozionava più.

Provava a dirsi che in fondo tutti gli uccelli avrebbero voluto arrivare lassù, dove per lui era assolutamente naturale arrivare, ma non traeva alcuna consolazione da questo pensiero. Erano diversi mesi che provava questo strano malessere, ma quel mattino sentiva intorno a lui un vuoto che in tanti anni non aveva mai sentito prima.

Ad un certo punto capì e prese la sua decisione.

Se la sua vita non lo emozionava più, allora significava che era già finita!

In un attimo decise.

Rinchiuse le sue enormi ali ed improvvisamente il suo corpo ritornò ad essere goffo e completamente privo di eleganza.

Con le ali chiuse l’ aria non poteva più sostenerlo e così cominciò a cadere.

Cadeva e inesorabilmente acquistava velocità.

Non pensò mai di riaprire le ali.

Un piccolo colpo di coda, timone precisissimo in tanti anni di volo, bastò ad indirizzarlo verso una delle cime più alte.

Si schiantò con un rumore sottile che può emettere solo qualcosa di leggero più di quanto le dimensioni possano lasciare intuire.

Non soffrì. Tutto finì in un attimo.

Cominciò a rotolare verso il basso, battendo contro altre rocce. Il suo collo inerme e ciondolante, e le sue enormi ali, erano ormai in balia delle punte rocciose e dei dirupi.

Sarebbe arrivato a valle distrutto.

Quando invece, ad un certo punto del suo ultimo tragitto, una roccia pietosa lo fermò, nascondendolo alla vista di tutti i volatili che sicuramente, a valle, lo avrebbero ulteriormente deriso.

Restò lassù, tra le sue cime, per parecchio tempo dopo la morte, finché il suo corpo, ridotto in polvere, si tornò a mescolare con l’ aria.

Nei giorni immediatamente successivi alla sua decisione, nessuno si accorse di nulla.

Nessuno si chiese dove fosse finito il vecchio condor e quasi nessuno pianse per lui.

Solo l’ aria, amica innamorata e silenziosa di tanti voli, si trasformò per giorni in un vento rabbioso che infilandosi ululando e fischiando nelle gole, pianse tutto il suo enorme dolore.

Ma lui se ne era già andato e non venne mai a saperlo.

Finché tutto, ritornò come prima.

 

 
 
 
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