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PENSIERO DA UN'AMICA
vorrei...vorrei... vorrei... vorrei sulle onde del mare... adagiare le mie stanche membra....e rintemprar corpo e anima...rigenerare la mia linfa vitale...spesso stanca e consunta dai mille problemi del quotidiano...la vita è dura... e i sogni... sempre... sempre piu lontani....
Lu.
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2006 Cotzulados
Post n°11 pubblicato il 23 Febbraio 2009 da bumpy2002
Soprattutto in questi ultimi tempi, una sempre più attenta politica di interesse nei confronti delle culture locali, ha portato gli appassionati a rivedere la storia dei singoli paesi sotto nuove e più brillanti prospettive. In questo percorso, si inserisce la riesumazione dell’antico carnevale rituale, che costituisce una tappa fondamentale nella comprensione dei significati della complessa religione paleosarda, di cui il carnevale risulta, per l’appunto, una evidentissima icona. Elidendo qualsiasi giudizio di chi abbia o meno usato ed abusato della tradizione del carnevale, qualsiasi tentativo di riesumare le figure del carnevale culturale risulta lodevole e meritorio. In questo sforzo immane, a dare man forte ai ricercatori, arrivano i testi del padre gesuita Bonaventura Licheri, che, come in precedenza ad Ortueri, Atzara, Cheremule, Austis e Samugheo, ed inseguito a Mamoiada e ad Ottana, visita Cuglieri in occasione della festa di S.Antonio Abate (17 gennaio) e descrive la partecipazione delle maschere alla festa nel atobio intitolato “Gurulis Nova Sant’Antoni in s’ierru” datato 1773. Il Licheri scrive sull’onda dei ricordi, la visita è avvenuta tempo prima, giacché in questa data la Compagnia di Gesù fu soppressa dovunque e pertanto pare che lui fosse tornato già allo stato laicale. Questo componimento va ad inserirsi, all’interno dell’opera del frate, al vasto repertorio delle invettive col quale, in modo non tanto velato, lo stesso autore denuncia la commistione tra le liturgie cattoliche ed i retaggi della cultura pagana. E lo fa ponendosi a servizio, da quanto si evince dagli scritti, di una fra le più emblematiche figure del 700 sardo: il gesuita Giovan Battista Vassallo. Questo personaggio, piemontese di nascita, si distinse per lo zelo con cui difese le prerogative dei gesuiti all’epoca dello scioglimento dell’ordine, ma soprattutto per l’apostolato che svolse visitando, a piedi, i paesi di mezza Sardegna; motivo per il quale morì in concetto di santità. Fa discutere questa frase del componimento poetico “…unu corru in chizzos presu apedde crua”: un corno sulla fronte legato con la pelle cruda. Scrive la Professoressa Dolores Turchi “… è quella (riferita alla maschera) che mi ha dato più da pensare in quanto si differenzia parecchio da tutte le altre. Posso comprendere l’aggiunta delle cotzulas (conchiglie) e l’argilla gialla in faccia. Sappiano che anche il giallo in Sardegna era considerato un colore luttuoso. In alcune località lo si è usato sino alla fine dell’Ottocento. Queste due cose possono avere una giustificazione e rientrare pienamente nel quadro dionisiaco che si evidenzia in tutte le maschere. E’ però incomprensibile la questione dell’inicorno, un animale fantastico al di fuori di ogni realtà e di ogni rituale. Non trovo nessun argomento che giustifichi la sua presenza. Non mi risulta un elemento simile in nessuna maschera del Mediterraneo. Tutto mi induce a credere che si trattasse di una sorta di parodia dell’antica maschera di Cuglieri (che non doveva essere dissimile dalle altre almeno negli elementi essenziali), molto probabilmente suggerita dagli stessi gesuiti che in paese dovevano essere numerosi. Insomma, un modo di travisare l’aspetto dell’autentica maschera perchè col tempo si confondessero le idee e ci si allontanasse sempre più dal modello primitivo, cancellandone a poco a poco il ricordo. Questo stravolgimento in quel periodo fu fatto ad opera della Chiesa per tante tradizioni sarde; era il modo più intelligente per dimenticare gli ultimi strascichi di paganesimo. Molto probabilmente il Licheri capitò a Cuglieri proprio in quegli anni di transizione…”. L’attuale ricostruzione fa riferimento esclusivamente al testo del Frate. |
INFO
FIORE DE SARDIGNA
LIzu de monte, preziosu frore,
drucche comente una samaritana,
accheradi o bella a sa ventana,
reina de su eranu e de s'amore.
Virgine sarda, fiza'e su nuraghe,
cando moves donosa a sa funtana,
resuscitas un'epoca lontana,
profumada de ispigas de paghe.
LENTOS BOLOS
Parene fogos mannos,istasidos,
custos tramuntos longos de attunzu:
rampos troppu a traddu froridos,
cando su coro si lassat andare
a lentos bolos carrigos de ammentos.
Sunu 'olos chi andan cun sos bentos,
ninnade,abbellu,sa malinconia,
dae sas serras a sa marina.
E s'anima s'intregat a s'olvidu,
in cust'oru de Santa Caterina


Inviato da: lunaticanotte0
il 05/11/2014 alle 17:28
Inviato da: lucia1958
il 20/09/2014 alle 22:02
Inviato da: fatinamatta682
il 06/02/2013 alle 00:58
Inviato da: fatinamatta682
il 06/02/2013 alle 00:44
Inviato da: bumpy2002
il 30/10/2012 alle 19:47