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« 29 settembreLa fiaba moderna »

Quando ho deciso di essermi innamorata...

Post n°9 pubblicato il 20 Gennaio 2010 da chamita1386

Ci rivedemmo dopo due sere. Venne a prendermi sotto casa e disse che voleva portarmi in un posto.
Parcheggiammo la macchina in zona Colosseo e, 50 metri e mezz'ora dopo, riuscimmo ad arrivare in un bar di Via Cavour a mangiare un boccone veloce. Non riuscivamo a smettere di baciarci. In ogni vicolo, in ogni angolo, scendendo le scale, incuranti di tutto e di tutti sembravamo dominati da una forza superiore. Arrivati nel bar lui optò per il salato, io per un gelato al cioccolato. Nel cono ero sicura che me lo sarei sgocciolato tutto addosso, così scelsi la coppetta. Ma ciò non mi evitò in ogni caso di imbrattarmi la faccia come un clown.
Ma la location che aveva scelto per la nostra prima uscita ufficiale non era di certo questa. Così, provando inutilmente a sfidare le leggi dell'attrazione magnetica, quasi un'ora, 100 metri e due labbra gonfie dopo, arrivammo in un locale in una traversa di Via Cavour, Libreria Caffè Bohemien , in cui decisi ufficialmente che mi ero innamorata di lui! Luci soffuse, ambiente rilassato, spazi piccoli e accoglienti, stile barocco e...libri! Tanti libri. Tanti libri ovunque! E io subisco il fascino dei libri come Crudelia Demon quello delle pellicce. Si, avevo deciso, ero innamorata! Soprattutto due bicchieri di vino e due ore di baci no-stop dopo.
Nonostante sentissi che l'alcol era ormai entrato in circolo, avevo una quantità sufficiente di lucidità per rendermi conto che stavamo inscenando un teatrino da far venire il diabete anche alla piccola Minù degli Aristogatti, che invece di "Com'è romantico!!", in quella circostanza avrebbe sicuramente esclamato "Insulina doppia, S'ils vous plait!!!!!!!!"
Dopo quelli che mi sembrarono appena 5 minuti (che invece erano state almeno 3 ore), andammo via di là sempre senza staccarci neanche un momento. Arrivammo in macchina e, tra un bacio e l'altro, di colpo divennero le sei del mattino. L'orologio doveva essersi rotto sicuramente. Non era possibile che fossero già le sei del mattino!!Eravamo saliti in macchina adesso!!Si, si era fermato sicuramente! Invece, anche il suo segnava le sei. E anche il cielo, che, all'ombra del Colosseo,aveva già iniziato ad albeggiare. Dopo anni di inutili lezioni di fisica al liceo, quella notte ho capito per la prima volta il concetto della relatività del tempo del caro buon vecchio Albert...
E lì, decisi che mi ero innamorata(mmm...l'avevo già deciso appena entrata nel locale?)!

Non mi sono mai posta il problema di quanto tempo aspettare prima di andare a letto con una persona. Con Giorgio, nonostante avessi gli ormoni che facevano a capocciate tra loro, non appena mi sfiorava, decisi di provare ad aspettare. Non per chi sa quale puritano pensiero, ma solo per il gusto di vivermi intensamente ogni secondo, ogni istante che precedesse quel momento. Non so se si possa dire dopo tanto o dopo poco, ma facemmo l'amore, tre sere dopo, quando né io né lui riuscivamo più a fare a meno l'uno dell'altra. E lì, decisi che mi ero innamorata. Un pò di più,ecco...

Così come decisi che mi ero innamorata quando dieci giorni dopo venne a prendermi alla stazione mentre tornavo da un week end a casa dei miei. Era lì, in tuta, con la sigaretta all'angolo della bocca,una mano in tasca...e appena mi vide, un sorriso alla Berlusca-style (ecco... dopo questo paragone, mi sa che il prossimo post sarà sulla fine della nostra magica storia d'amore!) gli illuminò il viso!
Decisi che mi ero innamorata quando mi portò in un cinema d'essai, al Pigneto. Una specie di biblioteca-videoteca-museo con un sala di appena 30 posti che, quella sera, compresi noi due, a vedere il film erano in cinque. Vedemmo "Complotto di famiglia" di Hitchcock. Quella sera mi sentivo una ragazzina d'altri tempi, il cui fidanzato la porta al cinema, dopo aver tassativamente chiesto il permesso al papà. Permesso strappato solo con la promessa di riportarla a casa  sana e salva entro l'ora di cena.
Decisi che mi ero innamorata quando davanti a un altro cinema, a San Lorenzo, in una tipica serata autunnale, tra la nebbia e qualche foglia ingiallita a terra, mi disse, per la prima volta, che pensava di essersi innamorato di me. Quella volta mi sentii la protagonista di un film francese. Sentivo pure Edith Piaf in sottofondo cantare "La vie en rose".
Decisi che mi ero innamorata quando mi portò a Calcata, paesino fuori Roma abbandonato ai tempi, e ora abitato solo da artistoidi e personaggi particolari. Un paese incantato, magico, attraente e inquietante allo stesso tempo. Ne rimasi stregata!
Decisi che mi ero innamorata quando un giorno gli dissi che quel fine settimana non avrei lavorato. "Bene, allora prepara la valigia che sabato mattina partiamo e non fare domande come al tuo solito! Non te lo dico dove andiamo!E' una sorpresa!" E infatti non me lo disse, anche se per tutto il viaggio non feci altro che tartassarlo, inutilmente, di domande per scoprire la meta del nostro viaggetto!
Mi portò nelle città del Tufo, in Maremma. Se non fosse stato per il clima polare credo che, oltre a stare con i piedi sotto a una tavola imbandita o appitonati sotto il piumone dell'agriturismo in cui alloggiavamo (dove la propretaria, una signora anche di una certa età, si è sciroppata tutti i nostri numeri da circo. Ma era inevitabile, le molle e la testata del letto erano del 15-18!!!!)penso che le avremmo visitate un pò di più le città del Tufo. Però in compenso siamo andati alle Terme di Saturnia. L'idea era quella di farci il bagno di notte. Idea stroncata dalla caccia al tesoro alle pozze d'acqua miseramente fallita. Così decidemmo di tornarci di giorno. Non fu facile, ma alla fine, dopo tanto vagare, approdammo alle cascatelle. Restiamo incantati. Ma le foche e i pinguini intorno a noi fecero esclamare al mio cavaliere:
"Col cazzo che me tuffo!! Co sto freddo manco se me pagano..." Ero quasi d'accordo con lui. Poi davanti ai nostri occhi si palesò una scena che non poteva essere ignorata: un arzillo signore di almeno 75 anni in costume da bagno, appena uscito dall'acqua si asciugava con una nonchalance e una calma che io manco quando esco dall'acqua il 15 d'agosto riesco ad avere. Ci guradammo negli occhi. Dopo quello che avevamo visto, DOVEVAMO farci il bagno. E così fu... bellissimo, stupendo! Un pò meno stupendo fu trovare i vestiti zuppi d'acqua all'usicta, visto che intanto si era messo a piovere, ma noi, in piena beatitudine, non ce ne eravamo accorti! Da lì, con il riscaldamento a palla in macchina, che intanto si era trasformata in una specie di lavanderia con tutte le mie calze, scarpe e magliette appoggiatte sui bocchettoni dell'aria calda, decidemmo così, su due piedi, di andare ad Orvieto. Una passeggiata per il centro, una visita alla cioccolateria nel corso, in cui ci lasciammo mezzo stipendio e la garanzia del diabete  per la vita, tornammo a casa in tempo per la partita della Roma (che per la mia dolce metà è tipo l'Angelus per il papa).
Decisi che mi ero innamorata quella sera che mi fece una sorpresa e venne a teatro, a fine spettacolo, solo per darmi un bacio.
Decido di essere innamorata anche quando la mattina, quando si sveglia e mi saluta prima di andare a lavoro mentre io dormo ancora un pò, già vestito si appoggia sulle lenzuola (l'idea di dormire con accanto tutti i germi che riesci a raccogliere in questa città non direi che mi esalta!), decido di essere innamorata anche quando, dopo essersi fatto la doccia mi lascia l'accappatoio bagnato sul letto; decido di essere innamorata anche quando, dopo aver fatto l'amore mi lascia in giroper la stanza profilattici e fazzoletti ovunque.
Ma soprattutto, decido ogni giorno che mi sono innamorata. Lo decido ogni volta che mi dice qualcosa, ogni volta che mi guarda, ogni volta che fa qualcosa, ogni volta che mi supporta e mi sopporta, lo decido ogni volta che sento che tira fuori il meglio di me, ogni volta che sento che quello che ho dentro mi esplode, ogni volta che mi dorme accanto e vorrei che fosse così tutte le sere.

Ma come tutte le fiabe d'amore...
Come Biancaneve aveva la regina cattiva, la bella addormentata nel bosco aveva Malefica, Cenerentola la matrigna e le sorellastre, come da copione ...io  ho l'acida cugina invidiosa!!

 
 
 
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