Creato da chamita1386 il 27/06/2009

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La suocera e lu figghio masculo

Post n°11 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da chamita1386

Se fino a quattro mesi fa, nella mia mente non figurava neanche il concetto di "fidanzato", oggi non solo me ne ritrovo uno con tutti gli annessi e connessi (la cui sorpresa più grande per me è stata iniziare a pensare non più soltanto in funzione di me stessa ma anche di qualcun'altro, la qual cosa, dato il mio carattere, la ritenevo per lo più impossibile), ma mi ritrovo, compresa nel pacchetto, anche una suocera. Una suocera che ben si distanzia da tutte le dicerie e i luoghi comuni che aleggiano sulle suocere in genere, e nel particolare quelle dell'unico "figghio masculo", o ancora peggio, del figghio unico punto e basta.

Dopo due mesi circa che il figghio masculo aveva completamente stravolto i suoi ritmi,le sue abitudini, i suoi orari e dormiva fuori casa praticamente una sera si e l'altra pure, la suocera, aveva iniziato a capire che ci fosse nell'aria qualche cosa di nuovo. Qualche cosa di nuovo a cui il figghio masculo, dopo insistenti domande mascherate da domande-buttate-lì-per-caso, si era deciso a dare una dimensione concreta nella fantasia de la suocera. Chiarendo che si trattava di una ragazza con un nome, Elisa, campana (ma quello la suocera lo aveva già capito dopo un pacco di mozzarelle di bufala giunte "misteriosamente" a casa sua), bassina, con gli occhi azzurri, 23 anni (" beh...dieci anni di differenza non sono poi così tanti..." è stato il commento della Nostra, un pò diverso da quello di mia mamma che invece è stato " Mmm... te lo sei scelto proprio giovane,eh??!") e che no, non faceva la metronotte come la suocera aveva ipotizzato dati gli orari in cui veniva a raccattarmi, ma lavorava di sera in un teatro. Queste poche nozioni furono sufficienti a far si che la suocera si innamorasse  di me prima ancora di conoscermi. Il mio vago sospetto fu che questo cieco (e mi pare proprio il caso di dirlo) amore, fosse dettato più dalla speranza che sto  figghio masculo, alla tenera età di 33 anni, se lo prendesse ancora qualcuna!!

Una fredda serata di dicembre, in seguito a una giornata altrettanto fredda di lavoro e una breve corsa ai regali natalizi con la mia amica Clara, quest'ultima mi invita a cena a casa sua. "Dai prendiamo un pezzo di pizza. Dillo anche a Giorgio così ci facciamo una seratina a quattro!" Il quarto uomo è il suo giovane... giovane non-so-come-definirlo! Amante per qualche mese. Ora amante non lo è più visto che ha lasciato il fidanzato ufficiale. Non è neanche  un trombamico o un trombcollega, perchè si amano alla follia. Ma non è neanche il suo attuale fidanzato ufficiale. Forse ci sono. Definiamolo il "fidanzato ufficioso della mia amica Clara". 
Preso il pezzo di pizza, aspettavamo i nostri rispettivi maschi, mentre commentavamo gli acquisti appena fatti. A un certo punto mi squilla il cellulare: era Giorgio.
"Amoreeeee!!!! Sto arrivandooooo!!!"
"E dai su...che già sei in ritardo!"
"Si...penso di essere per la giusta via..."
Dopo meno di cinque minuti mi richiama. E lì ho avuto la mia telefonata con l'uomo più sconvolto del mondo! In lacrime, disperato, non riusciva neanche a parlare. Mentre gli chiedevo cosa fosse successo già me lo vedevo all'obitorio. No...all'obitorio forse no, altrimenti non avrebbe potuto chiamarmi. Comunque, cercavo di mantenere la calma mentre i peggiori film passavano per la mia testa. Fino a quando, tra un singhiozzo e l'altro riuscì a dirmi cosa fosse successo: un cane era apparso dal nulla sul raccordo. Vani i tentativi di frenare e, cercando di evitare una strage, il povero cagnolino era finito sotto il motore: tranciato in due. Mi dispiacque tanto, ma tirai un sospiro di sollievo che lui non si fosse fatto niente. A parte lo shock, stava bene. Arrivò a casa di Clara, non so come. Perchè in quel momento la macchina si spense e non ci fu più verso di farla ripartire: il radiatore era completamente sfondato. 
Così la nostra bella seratina finita in tragedia, si concluse che Clara e il quarto uomo ci accompagnarono tutti e due a casa di Giorgio. Lì, avremmo preso l'altra macchina e lui mi avrebbe riportata a casa. Era mezzanotte e mezza. Mi disse di salire a prendere le chiavi dell'altra macchina, così mi avrebbe fatto vedere casa sua. A mezzanotte e mezza,pensai, la suocera dormirà beatamente! Invece come entrammo, vidi che la luce era ancora accesa. Non ho mai avuto paura di non piacere ai suoceri (che di solito mi hanno sempre adorata, anche quando non sapevano che fossi la nuora. O forse proprio per quello!), ma confesso che ero particolarmente in ansia. Non so... forse per l'orario, mezzanotte e mezza non era certo l'ora ideale per il primo incontro ufficiale con la suocera. 
Giorgio mi disse di aspettare in sala e andò da lei. Ero talmente nervosa che non riuscii neanche a sedermi e a togliermi il cappotto. Dopo un poco lui tornò. Le aveva raccontato quello che era successo. E le aveva detto che io ero là. "Ma stai tranquilla... è già a letto di là". Così mi tolsi il cappotto e ci accendemmo una sigaretta. Due boccate dopo, sento dei passetti venire verso di noi! Merda!! La prima volta che mi vede, a mezzanotte e mezza e con una sigaretta in mano!! Cazzo!!
 Guardo Giorgio, che se è possibile era più imbarazzato di me. 
"Mammaaa!!Che ci fai qua?????Tornatene a letto!!".
Sento solo la voce di questa signora distinta.
"Ma Giorgio scusa... c'è Elisa qui... e non vengo a conoscerla??? Scusa ma mi sembra proprio  scortese..." E così, avendo realizzato che non avevo un posacenere a portata di mano, decisi di sbucare fuori dalla sala con la mia bella camel accesa, accessoriata per l'occasione di un sorriso magico Mandrake-style!

"Oh...che piacere conoscerti!!Finalmente!!"
"Mammaaa!!"
"Ma Giorgio...che problema c'è se conosco....una tua amica!! In fondo...le conosco tutte... non vedo perchè non potrei conoscere lei... vieni tesoro, andiamo in cucina, che mi fumo una sigaretta anch'io!!" 
Tra me e Giorgio non è stato un colpo di fulmine. Ma tra me e sua mamma decisamente si! Elegante nella sua bella vestaglia turchese e col capello che sembrava appena uscita dal parrucchiere mi aveva letteralmente conquistata!!
Ci sedemmo in cucina come due vecchie amiche e, tra una boccata di fumo e un fiume di chiacchiere, vedevo Giorgio sempre più sconvolto. E non solo più per quella povera bestia che si portava sulla coscienza, ma perchè si rese conto che, con quell'incontro aveva firmato la sua condanna!
Mentre la suocera mi riempiva di domande, Giorgio cercava di prendere in mano la situazione:
"Dai mamma su...ti sei fumata la sigaretta... ora che ne dici di andare a dormire??"
"Ma io non ho sonno!!!Ti sembra questa l'ora per andare a dormire???"
"Fai un pò te...è l'una mamma!!!"
Dando alle sue parole, la stessa considerazione che si dà a uno scarafaggio si volta verso di me. Mi dà due colpetti col gomito sul braccio, mi strizza l'occhio e con aria complice mi dice:
"Ci facciamo un goccino di porto???"Fumava,beveva ed era più moderna di tutte le mie amiche messe insieme! Deciso. Ero decisamente innamorata de La suocera!! Andò in sala e tornò con due bicchierini e la bottiglia di porto. Poi, guardando lu figghio masculo, come se si fosse appena ricordata della sua presenza gli disse:
"Oh...ma che ne vuoi un goccetto anche te???"
"No grazie!!!Io mi faccio una grappa...che è meglio!!!" Disperato e rassegnato si versò due dita di grappa, mentre tentava ancora inutilmente di mandarla a letto. Dopo mezz'ora di chiacchiere, fumo e alcol la suocera mi abbracciò. "Io vado a letto... sono stata contentissima si conoscerti... quando ci rivediamo???" "Presto. Torno presto!" 

Dopo dieci giorni mi mandò un regalino di Natale. Poi una sera andai a cena. Il giorno della befana a pranzo. Tra pennette alla vodka, vellutata di carciofi (che a me hanno sempre fatto schifo, ma quel giorno ripulii pure il piatto), abbacchio e petto di pollo al marsala ho scoperto che è anche una cuoca fantastica! Mmm... bella rogna visto che per me anche friggere un uovo è un impresa titanica!!! 
Non solo, quel giorno mi aprì le porte del suo armadio! Letteralmente. Mi tirò fuori tutta la collezione di tailleur e toilette di quand'era giovane. Di ognuno di essi si ricordava dove l'aveva comprato, quanto lo aveva pagato e quante volte e in quali occasioni lo avesse indossato. Per ognuno di essi mi tenne una lezione sulle stoffe e i tessuti, e io, figlia della generazione dell'acrilico e del sintetico, mi sentii una perfetta ignorante.  Poi mi tirò fuori tutta la collezione di pochette, tutte immacolate come se fossero appena uscite di fabbrica, e quella delle cinture: mi innamorai di una nera in nappa (?), con una fibbia brilluccicosa di pietre grigie, nere e azzurre, che al momento è il pezzo vintage più prestigioso all'interno del mio armadio!! 


Questa è mia suocera! Che mi chiama tesoro, che cucina da Dio, che è ironica e spontanea, che mi tiene lezioni di moda e riesce a far arrossire anche una faccia da culo come me (a cena tutti e tre "Giorgio...quand'è che ti rimetti a fare ginnastica?? Sai...per quanto ho capito che ne fai tanta, ma solo quella da camera da letto però non ti basta!!" Mi sarei tuffata nel piatto di brodo e mimetizzata con un tortellino!!), che adora i miei cappotti, e, per partito preso, è sempre dalla mia parte. E che mentre una mattina mi spalma di burro e marmellata due fette di pane tostato e io, in imbarazzo da morire per l'orario barbaro in cui ci siamo alzati (le due di pomeriggio), per l'aria stravolta e i capelli arruffati che la dicono lunga sui numeri da circo della notte appena passata, mi guarda bene, mi studia, mi osserva e mi dice:
"Sai una cosa Elisa??" 
"Cosa?"
"Sono proprio contenta..."
"Di cosa?"
" Sono proprio contenta di vedere che hai la buona abitudine di struccarti la sera prima di andare a letto!!"

 

 

 
 
 

La fiaba moderna

Post n°10 pubblicato il 22 Gennaio 2010 da chamita1386

La mia maestra d'italiano alle scuole elementari m'insegnò:

Ogni fiaba che si rispetti deve avere:
- il protagonista
- l'antagonista
- l'eroe
E deve essere caratterizzata da
- una situazione iniziale di calma 
- un elemento di disturbo
- l'arrivo dell'eroe 
- ripristino della situazione iniziale 

Più o meno lo svolgimento classico doveva essere questo: C'è un protagonista, che si fa beatamente i cazzi suoi. Tutto scorre tranquillamente fino a quando un giorno compare sulla scena l'antagonista, il cui compito è quello di turbare la calma e la quiete del protagonista per il mero gusto di rompere i coglioni. Quando sembra che l'antagonista abbia la meglio sul protagonista....patafupt!! Ecco che arriva l'eroe! Provvisto di elemento magico, salva il protagonista proprio sull'orlo del baratro e manda l'antagonista allegramente a farsi fottere!
Questo almeno ero lo schema in voga ai tempi dei fratelli Grimm.

Nella versione attuale, ha subìto qualche variazione la forma... ma la sostanza è sempre quella. Detto in termini matematici, cambiando l'ordine degli addenti, il risultato non cambia.
Dunque, nella fiaba dei tempi moderni lo schema è il seguente:
C'è una protagonista, che si fa beatamente i cazzi suoi. Lavora, esce, magna e beve. Se ne sta tranquilla tranquilla fino a quando non arriva l'eroe (che evito di chiamare principe azzurro perché a me quel coglione in calzamaglia mi è sempre stato sulle palle!!) attrezzato di elemento magico (evito ulteriori delucidazioni in merito e lascio la vostra immaginazione libera a qualunque interpretazione). Da quel momento in poi la protagonista, oltre a fare i conti con il suo nuovo status di ragazza innamorata, deve farli anche con l'antagonista, che ahimè, ignara la protagonista, non sapeva di aver covato la serpe proprio nelle 4 mura (e quando dico quattro sono veramente quattro e pure di carta pesta) di casa sua!!
Nella versione classica, l'antagonista era solitamente armato di spada o di svariati magici poteri, nella versione moderna, l'antagonistA (A perchè è femmina) è armata soltanto di una lingua biforcuta capace di sputare una quantità di veleno tale da fare un baffo alle risorse di petrolio presenti in Medio Oriente. 
L'eroe della nostra favola, anziché porsi come difensore- combattente, si è proposto come paciere, neanche fosse Nelson Mandela, cercando di ristabilire la calma e la quiete nelle quattro mura in cui convivono gomito a gomito, la protagonista e l'antagonista. L'arte diplomatica del nostro eroe ha fatto qualche miracolo, nel senso che è riuscita quanto meno a evitare il protrarsi ulteriormente (ossia, non oltre i due mesi e mezzo) delle crisi da sindrome di invidia del pene dell'antagonista. Sindrome dell'invidia del pene, nella nostra fiaba, non è da intendersi nell'accezione classica della patologia: ossia, non è l'invidia della donna nei confronti dell'uomo,del suo status maschile e diversamente abilitato, ma è invece l'invidia nei confronti di un'altra donna, che improvvisamente, e soprattutto senza che lei (l'antagonista) abbia dato il nulla osta, si è azzardata a procurarsi autonomamente un pene per cavoli suoi. Il che ha scatenato il segeunte turpiloquio nei confronti della protagonista:

- Troia ( citando testualmente "Tanto so già che non ti piace, non è il tuo tipo, so già che tra di voi non funzionerà, e se non funzionerà sarà solo per colpa TUA. So già che lo prenderai in giro, e questo non mi sta bene, visto che è un mio amico e non voglio che soffra!!" Come se il nostro eroe alla tenera età di 33 anni sia ancora incapace di fare autonomamente qualsiasi valutazione ed abbia ancora bisogno della balia)
- Stronza e ingrata (citando testualmente " Non mi ha detto niente, io ho fatto la figura della cretina e della terza incomoda solo per difenderti!!" In riferimento alla prima sera, quando la protagonista e l'eroe si sono baciati sul balcone e l'antagonista era attentissima a non lasciarli soli. Il tutto perchè SAPEVA che lui ci avrebbe provato e che lei non voleva, perchè SAPEVA che a lei non piaceva. Ma quante cose che SAPEVA... e che spirito da crocerossina che tutt'a un tratto le è saltato fuori nei confronti della protagonista!!")
- Egoista (citando testualmente "Tu hai pensato solo a te, non hai pensato a come potessi prenderla io questa cosa. Che ti aspetti, che sia contenta che il mio migliore amico e la mia cuginetta si siano messi insieme??? Wow!! che quadretto!! Non vedevo l'ora!! Sei sempre la solita egoista che pensa solo ai cazzi suoi!" letteralmente, aggiungerei!)
Il tutto perchè la protagonista si è dimenticata che la cara anta-cugina è un'egocentrica primadonna che non sopporta essere messa in secondo piano e soprattutto, non le piace che gli altri abbiano qualcosa che a lei manca. Non le piace che gli altri siano felici, dove lei ha toppato. Rispetto alla protagonista ha un lavoro a tempo indeterminato ("mentre tu, povera piccola stupida stai ancora a perdere tempo con gli stage!"), ha i soldi (che,di tutto rispetto, si è guadagnata da sola) ("mentre tu, povera piccola stupida ancora ti fai mantenere dai tuoi), è indipendente (ed è per colpa tua, povera piccola stupida, che dipendi ancora dai tuoi e non possiamo prendere una casa in una zona più in centro) ha la macchina nuova (tu invece, povera piccola stupida, giri ancora con i mezzi"). Ecco... "il tu hai trovato qualcuno che ami, che ti ama, con cui stai bene, con cui è tutto perfetto, con cui va tutto a gonfie vele, con cui sei felice..." mentre a riguardo il suo status è "A quasi 28 anni sono ancora sola, con una miriade di storie sbagliate e finite male, e con nessuno che mi abbia mai fatta sentire amata sul serio..." beh....diciamo pure che non è previsto nel suo status di Miss-InvidiamiTutto!

Davanti all'evidenza di una storia d'amore che la sua invidia, per quanto ci abbia provato strenuamente, non è riuscita a distruggere (come le era ben riuscito in altre circostanze), l'antacugina, dopo essersi ridicolizzata come mai in vita sua (memorabile una serata a teatro:loro tre più una carovana di colleghi della nostra Miss-InvidiamiTutto. Durante tutto lo spettacolo l'eroe ronfa alla grande dal primo all'ultimo minuto. Il giorno dopo le accuse di aver commesso il brutale reato di averle fatto reggere la candela!) si è semi-arresa!
A volte finge addirittura di essere contenta. Alle altre però la sua vera natura torna a galla sotto mentite spoglie tra un "come sei ingrassata", un "che brutte scarpe", un "trascuri la casa (forse perchè esco di casa la mattina alle 9 e torno all'una di notte??)", "la cucina è sempre schizzata d'olio (da quanto in qua il latte, unico alimento che mi implica l'uso del fornello da 4 mesi a questa parte, schizza olio?), un "te ne vai in giro i fine settimana mentre a me tocca pulire (il che è capitato UNA sola volta, tutti gli altri fine settimana ho lavorato. E a volerla dire tutta, tra le due chi parte più spesso nei week end è lei!) e altre frasi da casalinga repressa e frustrata simili, l'antacugina trova sempre un modo per rompere le palle!

MORALE DELLA FIABA (Esopo con le sue favole docet)
Chi d'invidia ferisce... di invidia perisce! 

 

 
 
 

Quando ho deciso di essermi innamorata...

Post n°9 pubblicato il 20 Gennaio 2010 da chamita1386

Ci rivedemmo dopo due sere. Venne a prendermi sotto casa e disse che voleva portarmi in un posto.
Parcheggiammo la macchina in zona Colosseo e, 50 metri e mezz'ora dopo, riuscimmo ad arrivare in un bar di Via Cavour a mangiare un boccone veloce. Non riuscivamo a smettere di baciarci. In ogni vicolo, in ogni angolo, scendendo le scale, incuranti di tutto e di tutti sembravamo dominati da una forza superiore. Arrivati nel bar lui optò per il salato, io per un gelato al cioccolato. Nel cono ero sicura che me lo sarei sgocciolato tutto addosso, così scelsi la coppetta. Ma ciò non mi evitò in ogni caso di imbrattarmi la faccia come un clown.
Ma la location che aveva scelto per la nostra prima uscita ufficiale non era di certo questa. Così, provando inutilmente a sfidare le leggi dell'attrazione magnetica, quasi un'ora, 100 metri e due labbra gonfie dopo, arrivammo in un locale in una traversa di Via Cavour, Libreria Caffè Bohemien , in cui decisi ufficialmente che mi ero innamorata di lui! Luci soffuse, ambiente rilassato, spazi piccoli e accoglienti, stile barocco e...libri! Tanti libri. Tanti libri ovunque! E io subisco il fascino dei libri come Crudelia Demon quello delle pellicce. Si, avevo deciso, ero innamorata! Soprattutto due bicchieri di vino e due ore di baci no-stop dopo.
Nonostante sentissi che l'alcol era ormai entrato in circolo, avevo una quantità sufficiente di lucidità per rendermi conto che stavamo inscenando un teatrino da far venire il diabete anche alla piccola Minù degli Aristogatti, che invece di "Com'è romantico!!", in quella circostanza avrebbe sicuramente esclamato "Insulina doppia, S'ils vous plait!!!!!!!!"
Dopo quelli che mi sembrarono appena 5 minuti (che invece erano state almeno 3 ore), andammo via di là sempre senza staccarci neanche un momento. Arrivammo in macchina e, tra un bacio e l'altro, di colpo divennero le sei del mattino. L'orologio doveva essersi rotto sicuramente. Non era possibile che fossero già le sei del mattino!!Eravamo saliti in macchina adesso!!Si, si era fermato sicuramente! Invece, anche il suo segnava le sei. E anche il cielo, che, all'ombra del Colosseo,aveva già iniziato ad albeggiare. Dopo anni di inutili lezioni di fisica al liceo, quella notte ho capito per la prima volta il concetto della relatività del tempo del caro buon vecchio Albert...
E lì, decisi che mi ero innamorata(mmm...l'avevo già deciso appena entrata nel locale?)!

Non mi sono mai posta il problema di quanto tempo aspettare prima di andare a letto con una persona. Con Giorgio, nonostante avessi gli ormoni che facevano a capocciate tra loro, non appena mi sfiorava, decisi di provare ad aspettare. Non per chi sa quale puritano pensiero, ma solo per il gusto di vivermi intensamente ogni secondo, ogni istante che precedesse quel momento. Non so se si possa dire dopo tanto o dopo poco, ma facemmo l'amore, tre sere dopo, quando né io né lui riuscivamo più a fare a meno l'uno dell'altra. E lì, decisi che mi ero innamorata. Un pò di più,ecco...

Così come decisi che mi ero innamorata quando dieci giorni dopo venne a prendermi alla stazione mentre tornavo da un week end a casa dei miei. Era lì, in tuta, con la sigaretta all'angolo della bocca,una mano in tasca...e appena mi vide, un sorriso alla Berlusca-style (ecco... dopo questo paragone, mi sa che il prossimo post sarà sulla fine della nostra magica storia d'amore!) gli illuminò il viso!
Decisi che mi ero innamorata quando mi portò in un cinema d'essai, al Pigneto. Una specie di biblioteca-videoteca-museo con un sala di appena 30 posti che, quella sera, compresi noi due, a vedere il film erano in cinque. Vedemmo "Complotto di famiglia" di Hitchcock. Quella sera mi sentivo una ragazzina d'altri tempi, il cui fidanzato la porta al cinema, dopo aver tassativamente chiesto il permesso al papà. Permesso strappato solo con la promessa di riportarla a casa  sana e salva entro l'ora di cena.
Decisi che mi ero innamorata quando davanti a un altro cinema, a San Lorenzo, in una tipica serata autunnale, tra la nebbia e qualche foglia ingiallita a terra, mi disse, per la prima volta, che pensava di essersi innamorato di me. Quella volta mi sentii la protagonista di un film francese. Sentivo pure Edith Piaf in sottofondo cantare "La vie en rose".
Decisi che mi ero innamorata quando mi portò a Calcata, paesino fuori Roma abbandonato ai tempi, e ora abitato solo da artistoidi e personaggi particolari. Un paese incantato, magico, attraente e inquietante allo stesso tempo. Ne rimasi stregata!
Decisi che mi ero innamorata quando un giorno gli dissi che quel fine settimana non avrei lavorato. "Bene, allora prepara la valigia che sabato mattina partiamo e non fare domande come al tuo solito! Non te lo dico dove andiamo!E' una sorpresa!" E infatti non me lo disse, anche se per tutto il viaggio non feci altro che tartassarlo, inutilmente, di domande per scoprire la meta del nostro viaggetto!
Mi portò nelle città del Tufo, in Maremma. Se non fosse stato per il clima polare credo che, oltre a stare con i piedi sotto a una tavola imbandita o appitonati sotto il piumone dell'agriturismo in cui alloggiavamo (dove la propretaria, una signora anche di una certa età, si è sciroppata tutti i nostri numeri da circo. Ma era inevitabile, le molle e la testata del letto erano del 15-18!!!!)penso che le avremmo visitate un pò di più le città del Tufo. Però in compenso siamo andati alle Terme di Saturnia. L'idea era quella di farci il bagno di notte. Idea stroncata dalla caccia al tesoro alle pozze d'acqua miseramente fallita. Così decidemmo di tornarci di giorno. Non fu facile, ma alla fine, dopo tanto vagare, approdammo alle cascatelle. Restiamo incantati. Ma le foche e i pinguini intorno a noi fecero esclamare al mio cavaliere:
"Col cazzo che me tuffo!! Co sto freddo manco se me pagano..." Ero quasi d'accordo con lui. Poi davanti ai nostri occhi si palesò una scena che non poteva essere ignorata: un arzillo signore di almeno 75 anni in costume da bagno, appena uscito dall'acqua si asciugava con una nonchalance e una calma che io manco quando esco dall'acqua il 15 d'agosto riesco ad avere. Ci guradammo negli occhi. Dopo quello che avevamo visto, DOVEVAMO farci il bagno. E così fu... bellissimo, stupendo! Un pò meno stupendo fu trovare i vestiti zuppi d'acqua all'usicta, visto che intanto si era messo a piovere, ma noi, in piena beatitudine, non ce ne eravamo accorti! Da lì, con il riscaldamento a palla in macchina, che intanto si era trasformata in una specie di lavanderia con tutte le mie calze, scarpe e magliette appoggiatte sui bocchettoni dell'aria calda, decidemmo così, su due piedi, di andare ad Orvieto. Una passeggiata per il centro, una visita alla cioccolateria nel corso, in cui ci lasciammo mezzo stipendio e la garanzia del diabete  per la vita, tornammo a casa in tempo per la partita della Roma (che per la mia dolce metà è tipo l'Angelus per il papa).
Decisi che mi ero innamorata quella sera che mi fece una sorpresa e venne a teatro, a fine spettacolo, solo per darmi un bacio.
Decido di essere innamorata anche quando la mattina, quando si sveglia e mi saluta prima di andare a lavoro mentre io dormo ancora un pò, già vestito si appoggia sulle lenzuola (l'idea di dormire con accanto tutti i germi che riesci a raccogliere in questa città non direi che mi esalta!), decido di essere innamorata anche quando, dopo essersi fatto la doccia mi lascia l'accappatoio bagnato sul letto; decido di essere innamorata anche quando, dopo aver fatto l'amore mi lascia in giroper la stanza profilattici e fazzoletti ovunque.
Ma soprattutto, decido ogni giorno che mi sono innamorata. Lo decido ogni volta che mi dice qualcosa, ogni volta che mi guarda, ogni volta che fa qualcosa, ogni volta che mi supporta e mi sopporta, lo decido ogni volta che sento che tira fuori il meglio di me, ogni volta che sento che quello che ho dentro mi esplode, ogni volta che mi dorme accanto e vorrei che fosse così tutte le sere.

Ma come tutte le fiabe d'amore...
Come Biancaneve aveva la regina cattiva, la bella addormentata nel bosco aveva Malefica, Cenerentola la matrigna e le sorellastre, come da copione ...io  ho l'acida cugina invidiosa!!

 
 
 

29 settembre

Post n°8 pubblicato il 19 Gennaio 2010 da chamita1386

Bip-bip. Nuovo sms ricevuto.
E' mia cugina. Quella con cui da più di quattro anni divido un appartamento di 60 mq al centro della periferia della capitale. Due stanze, cucina-solotto, bagno e uno strano rapporto di patinato quieto vivere. 
Nel messaggio mi dice che stasera viene a teatro con un suo amico. I biglietti ovviamente non glieli ho rimediati io: punto primo perché, noi dipendenti, con le nostre condizioni di lavoro da denuncia ai sindacati, figuriamoci se abbiamo diritto a qualche biglietto omaggio. Neanche se la sala è mezza vuota. O comunque, se proprio si vuole tentare la titanica impresa di rimediarli, bisogna chiederlo con largo anticipo, in carta bollata, cercando attentamente di non scavalcare nessuna gerarchia e assumersi tutte le responsabilità delle probabili conseguenze. Perché tanto, qualcuno si incazzerà sempre e comunque e ti minaccerà di non farti lavorare più.  E in ogni caso non si tratta mai di un biglietto regalato. Anche una cifra simbolica, bisogna pagarla.
Punto numero due, lì dove lavora lei, i biglietti dei teatri, concerti,rassegne e cavoli vari... glieli tirano dietro. 


Non lo conosco questo suo amico. Me ne ha parlato qualche volta, un suo vecchio compagno di università che ha rincontrato per caso una sera e da allora hanno riallacciato i rapporti.
Prima dell'inizio dello spettacolo, c'è la tradizione ormai consolidata del sigaretta-time, un incontro con tutte le colleghe davanti alle porte laterali del teatro in cui spettegoliamo di tutto e di tutti in tempi da record: 5 minuti. Il tempo di una sigaretta, appunto. 
In quei canonici 5 minuti di una tranquilla sera di aprile, mi vedo arrivare incontro mia cugina a braccetto di questo suo amico. Fatte le presentazioni di rito, il tempo è scaduto. Devo rientrare. 
A fine spettacolo mi aspettano all'uscita per andare a bere qualcosa insieme.Andiamo in un locale sull'Appia. La serata scivola via allegramente tra una risata e l'altra. Ecco, la cosa che più mi piace di questo tizio, nonostante sia partito col piede sbagliato con me, affibbiandomi 28 anni, 5 in più di quelli che ho, è proprio il suo modo di ridere. Ha una risata contagiosa, spontanea, vera, grassa. Che ti mette di buon umore. Che tra le righe puoi leggerci il modo che ha di affrontare la vita. Ecco, mi da l'idea di essere una persona che sa prendere la vita con la giusta filosofia, di saper vivere intensamente ogni attimo, di VOLER vivere intensamente ogni attimo. E poi d'altronde... quella squallida divisa, composta da una giacca over size e da una gonna in cui ci entro due volte dentro, invecchia e mortifica sul serio il mio scarso metro e cinquanta.

Il giorno dopo mi capita di ripensare ancora a quella sua risata. Mi capita di vederla ancora nei flash della mia mente.
Poi per mesi non lo rivedo più. E neanche ci penso più. Fino a luglio. Fino a quando mia cugina mi propone una mangiata ai castelli insieme a lui e un altro amico di lui, al fresco, in fuga dall'afa romana che in quei giorni come una cappa domina sulla città. Dopo aver mangiato e bevuto come quattro condannati a morte, senza sapere nè come nè perchè, ci ritroviamo in riva al lago. Il suo amico si spoglia senza batter ciglio e si tuffa in acqua. Io che difficilmente mi faccio problemi di sorta, restando in mutande e reggiseno lo imito e mi tuffo poco dopo. Mia cugina, dall'alto della sua compostezza rimane seduta e vestita sulla riva. Neanche lui si spoglia. Un intimo indecente gli impedisce di farlo. Ma la sua spontaneità, ben gli fa sfruttare il mio di intimo: accanto a noi c'è un vecchio decrepito e rincoglionito che si sta ammazzando di canne da quando siamo arrivati. Gli chiede se ha qualcosa per noi. Il vecchio tentenna e poi dice di no. Poi mi guarda, appena uscita dall'acqua e si gira di nuovo verso il vecchio: "sei proprio sicuro che dopo sto spettacolino che hai visto oggi, per noi non c'è proprio niente?? Tiè, guarda qua!!".E il vecchio gli allunga qualcosa. E io penso: questo sta cacando proprio fuori dal vasetto. Ciò nonostante, sorvolo con nonchalance. Non riesce a non risultarmi simpatico neanche dopo queste battute del cazzo! 
Forse un poco dopo la sera del mio compleanno, una settimana dopo, quando davanti a tutti i miei amici e ai suoi, azzarda un commento sul mio vestitino anni 50 a quadretti rosso e bianco:
"Ao, ma la tovaja del ristorante te piaceva talmente tanto che t'a sei messa addosso???"
A questo ora gli arriva una scarpa in fronte. Proprio lì, in mezzo agli occhi!! 

Ecco, non si può certo dire che tra me e Giorgio sia stato proprio un colpo di fulmine. 
Lui, dall'alto dei suoi 33 anni, credo che mi vedesse come una ragazzina. Io, in quel periodo ero presa da altro. Anzi, da un altro.
 Poi di ritorno a Roma dopo le vacanze, a settembre, galeotto fu facebook. Per quindici giorni non fece altro che scrivermi tutti i giorni. Si auto invitò a cena a casa nostra due volte e un'altra ci invitò ad uscire. 
Avevo deciso di andarci piano. Dopo l'ultima storia che avevo avuto, avevo paura ad ammettere anche a me stessa che mi piacesse.
Si, mi piaceva. Mi piaceva e m'intrigava. E soprattutto, aveva smesso di farmi battute del cazzo! Mi piaceva quello che diceva, come la pensava, il fatto che a poco a poco scoprimmo di avere un sacco di cose in comune. Solo alla mia amica Cecilia non riuscii a nasconderlo. Me lo lesse in faccia la prima sera che glielo nominai. La stessa in cui, mentre eravamo a cena, guardavo il cellulare ogni 3 secondi per controllare se mi avesse mandato un sms. 
"Eli...non è arrivato niente negli ultimi 3 secondi. L'hai sentito suonare?vibrare? no! E' qui sul tavolo il cellulare. Fidati, ce ne saremmo accorte!" Giusto. Saggia come al solito la mia Sora Cè.

Non dissi niente a mia cugina invece. Avevo lo strano presentimento che la cosa non le sarebbe andata giù. Non perché lui potesse interessarle. Ma perché lui faceva parte del "suo" mondo, era un "suo" amico, era di "sua" proprietà. E in quanto tale, io non dovevo azzardarmi a minare il suo campo. I nostri rapporti, di me e lui, dovevano passare comunque attraverso di lei. Sembra un pò inverosimile come situazione, ma tenendo presente il  "nostro rapporto di patinato quieto vivere", in cui non vige assolutamente un rapporto alla pari tra me e lei, ma piuttosto di un morboso madre-figlia, o comunque di una certa superiorità sua nei miei confronti, tanto assurdo poi non è. Per questa ragione, preferii avere le idee un pò più chiare prima di dirle qualsiasi cosa. Poteva anche essere che mi ero fatta un film in testa senza il regista. Poteva essere che a lui non interessassi. Poteva essere tutto e poteva essere niente. 

La seconda sera che si auto invitò a casa era il 29 settembre. E io ancora non riuscivo a capire se quell'invito era rivolto solo a me, o includesse anche l'inquilina della stanza accanto. Quel "ci vediamo dopo cena "sembrava indirizzato soltanto a me. Il seguente "...magari vengo a casa e ci guardiamo un film" era ovvio che includesse anche lei. Io quella sera avevo ufficialmente le farfalle nello stomaco. Ero agitata penso come lo ero stata solo il giorno del mio primo (e ultimo) saggio di danza quando avevo sei anni. Passai mezz'ora chiusa in bagno a rifarmi il trucco come come neanche Diego Della Palma avrebbe saputo fare meglio. Ma quando lo vidi entrare, mentre nello stesso istante io uscivo dal bagno (che per controbilanciare e sviare il make up da cena con la Montalcini, avevo preferito mettermi la mia solita tuta da casa) mi sono resa conto che quella sera, c'eravamo solo io e lui. Film o non film, mia cugina o non mia cugina, in quel momento non ebbi nessun dubbio: non mi ero fatta nessun viaggio mentale. Tra di noi c'era qualcosa. Ma, almeno io, facevo ancora fatica ad ammetterlo. Gli andai incontro e l'abbracciai. Lui cercò di fare lo stesso, nonostante dal suo metro e ottanta, il mio metro e cinquanta (per giunta senza tacchi!!!) gli risultava un pò...come dire... non a portata di mano,ecco!
Guardammo un film che aveva portato lui. Penso il peggiore che avesse nella sua fantastica collezione in cui annoverano circa 600 capolavori della settima arte. Mia cugina si addormentò dopo mezz'ora. Finito quel calvario durato un'ora e mezza, uscimmo fuori al balcone a fumare. La mia "super visor" credo che avesse capito prima di me, prima di lui quello che sarebbe successo se fossimo rimasti soli. Infatti, nonostante fosse rincoglionita di sonno, prese una sigaretta e uscì fuori a fumare con noi. Poi rientrò un attimo dentro. Io ero appoggiata con i gomiti sulla ringhiera del balcone. Lui era dietro di me. Mi prese per le spalle e mi girò verso di lui. Io abbassai la testa e lo abbracciai. Confesso, avevo la tremarella come il giorno che aspettavo i risulati dei quiz per la patente. Nonostante le farfalle che abitassero nel mio stomaco in quel momento, riuscii a sentire che tanto rilassato non era neanche lui: il cuore sembrava un tamburo. E me ne resi ben conto, oh si che me ne resi conto, visto che la mia testa arriva proprio all'altezza del suo petto. In quel turbinio di sensazioni, in cui le mie erano un tutt'uno con le sue, di respiri, di profumi... mi alzò la testa con le mani e mi baciò. Era allo stesso tempo il primo e il millesimo bacio che ci davamo. Era il primo perchè carico di ogni emozione amplificata per mille. Ed era il millesimo, perchè sembrava che per tutta la vita non avessimo fatto nient'altro che baciarci.

 

 
 
 

Wind of change...

Post n°7 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da chamita1386

Torno, scrivo, sparisco, cancello, resuscito. 

Dopo quattro mesi rieccomi alla tastiera a digitare le mie (dis)avventure in una veste completamente nuova.
L'ultima volta ero reduce da un'estate all'insegna del fancazzismo, con le idee confuse su quale piega avrebbe preso la mia vita in seguito a una laurea in scienze della comunicazione e l'ultima delusione in fatto di uomini.
Iscritta senza troppa voglia alla specialistica, di studiare soltanto proprio non mi andava. Diciamo meglio. Non mi andava di studiare punto e basta. Beh...non è che ora faccia i salti di gioia all'idea di rimettermi sui libri. Infatti fino ad ora ho messo a punto un solo esame. Uno. In due sessioni e la terza in corso. Dopo che alla triennale ne snocciolavo almeno 5 o 6 (una volta anche 7) a sessione. 
Il fatto che intanto abbia trovato due lavori e un mezzo esaurimento non basta a non far storcere il naso ai miei quando alla domanda:
"stai studiando??" mi barcameno tra una serie di "ehm...si...diciamo... ora mi organizzo meglio..." 
La verità è che mi sono resa tristemente conto, da quando ho iniziato a mettere il naso nel mondo del lavoro, che di tutto quanto studiato in tre anni, non c'è stata una sola cosa, una che sia una, che mi sia tornata utile. Eppure neanche a dire che sono andata a lavorare come fattorino alle poste, dove la mia laurea magari non potesse c'entrare granchè.
Lavoro in un'agenzia di comunicazione: Dalla pianificazione media all'organizzazione eventi. Che è esattamente il mio corso di laurea "scienze della comunicazione pubblica e organizzativa". Fino ad ora il processo di comunicazione di shannon e weaver non mi è ancora tornato utile. Ancora meno il coefficiente di correlazione di Bravais - Pearson.
Tutto ciò mi serve ancora meno nel mio secondo lavoro, che è quello che svolgo nelle ore serali in uno dei più rinomati teatri della capitale che, a causa del direttore artistico, leader del trash firmato made in italy, sta allegramente andando a farsi fottere con gli spettacoli più demenziali che possano esserci in circolazione. Ma almeno lì mi pagano. O meglio, mi sottopagano, ma è pur sempre un modo per arrivare a pagare almeno le bollette a fine mese. Sei euro l'ora e senza contratto. Se andassi a fare la donna delle pulizie ne prenderei almeno 8, avrei ferie e malattie pagate, sarei assicurata e mi verserebbero anche i contributi. 
Sotto questo punto di vista l'altro lavoro è anche peggio. Trattasi di uno stage. Che tradotto vuol dire: mi serve qualcuno che mi lavori gratis da poter prendere in giro con la storia dei crediti universitari. Che però ti impacchettano e infiocchettano per bene con la scusa di farti fare "esperienza". Quindi l'unico beneficiario sei tu, e non devi fare altro che ringraziare a 90 gradi per la grande opportunità che ti viene offerta.
Ad onor del vero in quasi 4 mesi che sto qui però, non ho mai fatto una sola fotocopia e un caffè, ho imparato più cose che in tre anni di università e mi sono guadagnata la stima e la fiducia di tutto l'ufficio. E anche un rimborso spese mensile (con cui arrivo a pagare appena un quarto dell'affitto di una stanza singola) che non era previsto + qualche bonus extra di produzione, principalmente per la creazione di spot pubblicitari (si, quelli demenziali che vi propinano di continuo per le radio), di testi redazionali che pubblicano su qualche free magazine (vi confesso che quando ho visto il mio primo articolo pubblicato ero in un brodo di giuggiole. Era sull'inaugurazione di un locale che, tra parentesi, io manco ho mai visto) o per la collaborazione all'organizzazione di qualche evento (per collaborazione s'intende praticamente di tutto: dalla spremitura delle meningi per farsi venire un'idea, allo stare 5 giornate in strada al freddo e al gelo controllando che sia tutto ok, passando per il caricare mattoni per l'allestimento!).
In compenso però, tutto ciò mi piace sul serio ed è quello che "vorrei fare da grande". E non solo, l'ambiente di lavoro mi piace proprio tanto. La mia capa è straordinaria: alla mano, cazzuta e soprattutto non rompe i coglioni se la mattina mi presento con mezz'ora di ritardo. Il che accade abbastanza spesso. Tipo stamattina che, solo per un colpo di fortuna (è andata via la luce) mi sono svegliata alle 9,15, con ben un'ora di ritardo!! A svegliarmi è stato il bip-bip del telefono quando è tornata la luce.
Altrettanto d'accordo vado con l'altro socio e con i due amministratori. Un pò meno simpatici mi sono gli altri due stagisti. Lei, 34 anni, rincoglionita e con qualche disturbo mentale. In quattro mesi ancora non è capace di mettere mani a un pc, girovaga nell'ufficio tra un raptus di pulizia e un altro (in cui puntualmente sparisce qualcosa) e gli rode il culo per qualsiasi cosa le venga detto. Dal giubbottino woolrich che alterna con quello belstaff, e dalle telefonate al filippino che le fa le pulizie nella casa (di sua proprietà!) in cui vive da sola in una delle zone più in della capitale ne ho dedotto che ha soldi a palate. Soprattutto se penso che passa tutto il giorno qui e, data la sua inutilità, non le viene riconosciuto manco il rimborso spese. Fossi io al posto della mia capa, tutt'al più le chiederei il rimborso per danni. Non sa manco girare la pasta nella pentola che bolle!! Una sola volta l'ha fatto: poi è toccato a me perdere mezz'ora per lavare la pentola visto che del mezzo chilo di pennette, almeno cento grammi erano rimasti attaccati sul fondo. Da allora in ufficio cucino io (si, c'è la cucina e la dispensa e la regola base è che chi cucina non lava i piatti. Oltre al pranzo facciamo pure la merenda con tè e biscotti o merendine o pane e nutella. L'avevo detto: L'ambiente è proprio figo! )
Veniamo poi all'altro stagista. Che se è possibile è pure peggio della matta. 27 anni, una fiatella micidiale e lagnoso come una femminuccia. Arrivato qui da poco più di un mese ancora si guarda attorno senza sapere cosa fare. E quando gli viene ordinato qualcosa passa il resto della giornata a lamentarsi perchè è stanco. Tipo, dopo che c'erano stati i mattoni da sistemare (che se non fosse stato per colpa sua e di quell'altra rinco che avevano preso delle misure sbagliate neanche servivano) è stato tre giorni di fila a lamentarsi che gli faceva male la schiena. Ma questo è poca roba, se penso che un altro mezzo pomeriggio è stato a lamentarsi di un dolore al braccio per aver portato per 100m una busta dell'upim con dentro delle palline di gommapiuma!!!

Oltre alla mia nuova condizione di  stagista-lavoratrice o come dir si voglia, da quattro mesi a questa parte c'è un cambiamento anche nella mia situazione sentimentale.

Ma questo, merita un post a parte. 

 

 

 

 
 
 
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