« Conoscere le nostre emozioni

Conoscere noi stessi

Post n°6 pubblicato il 10 Novembre 2007 da c_teresa
 

Chi siamo e come siamo giunti ad essere la persona che chiamiamo “noi stessi”?

Il nostro sé è inteso come:

  • l’insieme dei pensieri e credenze su noi stessi

  • attivo elaboratore d’informazioni

Questi due aspetti si combinano per creare un senso coerente d’identità.

Il nostro sé è sia un libro pieno di contenuti raccolti nel tempo che il lettore di questo libro.

Arriviamo a conoscere noi stessi attraverso:

  • l’introspezione, guardandosi dentro, esaminando i nostri pensieri, sentimenti e motivazioni;

  • osservando i nostri comportamenti e le nostre emozioni

·        gli schemi di sé, strutture organizzate di conoscenze su noi stessi che ci aiutano a comprendere, spiegare e prevedere il nostro comportamento

Fin da piccoli siamo abituati a ricevere giudizi dalla famiglia, dalla scuola, dagli amici, ecc.

Siamo esseri sociali che traggono preziose informazioni su di sé dagli altri che, come uno specchio, offrono all’individuo un’immagine di sé.

Lo specchio sociale può avere potentissimi effetti sull’autostima e si è selettivi nella scelta dello specchio.

Gli stessi effetti possono derivare in modo indiretto da lodi o disapprovazioni dirette ad altri (es. familiari, amici, squadra del cuore, ecc.)

Conosciamo noi stessi anche attraverso il confronto con gli altri: i loro sentimenti, tratti e capacità forniscono informazioni sui nostri sentimenti, tratti e capacità.

Con chi dipende dagli scopi attivi:

  • tendenzialmente i confronti sono effettuati con chi riteniamo più simile a noi;

  • Il confronto è verso l’alto se vogliamo informazioni su quale sia l’eccellenza su cui puntare;

  • è verso il basso se lo scopo è sostenere la nostra immagine.

L’andamento delle relazioni fin dai primi anni di vita si organizza nella nostra memoria in schemi interpersonali che servono a stabilire un senso di sicurezza poiché consentono di prevedere il proprio e l’altrui comportamento.

La storia delle relazioni si organizza in modelli operativi che generano rappresentazioni o previsioni su sé e l’altro nelle relazioni, che daranno luogo a strategie interpersonali vere e proprie.

In questo modo, le relazioni passate influenzano quelle attuali.

Aspettative negative produrranno strategie di prevenzione e gestione di eventi relazionali temuti, connotate da segnali espressivo-relazionali a valenza negativa.

Tali segnali, percepiti dall’altro, daranno luogo, a loro volta, a risposte connotate negativamente, che saranno interpretate come conferma delle aspettative iniziali.

Ad esempio, una previsione di ostilità e rifiuto da parte degli altri può condurre a comportamenti di chiusura e diffidenza che inducono negli altri ostilità e rifiuto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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