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Post N° 203

Post n°203 pubblicato il 18 Dicembre 2004 da gates_of_dawn




Ieri sul filobus 91, l'autista ha sclerato.
Già la giornata era cominciata male, bastava un'occhiata al giornale: Varata la norma salva-Previti, Infermiera killer a Lecco, La Consulta salva i crocifissi, Rapito e ucciso un italiano in Iraq.
Ed era solo la prima pagina.

Nel nostro piccolo, avevano appena annunciato che la metropolitana era interrotta tra Pagano e Cairoli, mentre scendeva un'acquerugiola triste che tendeva al nevischio.
Ci mancava solo l'autista che dava i numeri.

Il motivo? A bordo, addormentato su un sedile c'era un clochard, un homeless, un pover'uomo che gira in autobus per non morire di freddo.
Olezzava, ahimé, molto molto pesantemente. 

Ad un certo punto l'autista accosta, fuori fermata, esce dal suo gabbiotto, rabbioso, e viene ad aprire tutti i finestrini di metà vettura. Poi riparte.
La gente non fiata, ma dopo qualche minuto, uno alla volta, i finestrini vengono richiusi.
Be', fa un freddo bestia, ed è senz'altro meglio respirare con la bocca, che beccarsi una polmonite.  
Dopotutto, di cattivo odore non si muore.

Passano altri dieci minuti, e il conducente si accorge dell'iniziativa dei passeggeri. Si ferma di nuovo, è imbestialito. Comincia a gridare: "Perché avete richiuso? Ma non la sentite la puzza?  Io non ce la faccio più".
I passeggeri ribattono che fa freddo. Allora lui apre le porte, si infila il giubbotto e scende gridando che lui non resiste e se ne va.

Ma che, scherza? Abbiamo l'autista aristocratico, che non sopporta la puzza di questa società ingiusta!
Non so cosa abbiamo detto, tra tutti, scendendo dalla vettura, indignati e incazzati.

Io ho tirato fuori il cellulare e gli ho detto che era interruzione di pubblico servizio e che chiamavo i carabinieri.
Detto e fatto.
Non avevo ancora pronunciato cinque parole al telefono, che il conducente è risalito, seguito da tutti i passeggeri, e ha ripreso la strada.

L'unico che non si è mosso in tutto 'sto casino, è stato proprio quel poveraccio, uno che non ha niente al mondo, tranne il suo odore.




 
 
 
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