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Un blog creato da merizeta21 il 27/05/2004

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parla il mio cuore... racconti dalla mia quarta vita -

 
 

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ed infine

Post n°1055 pubblicato il 01 Giugno 2018 da merizeta21

Ci ho messo tanto tempo e forse, anzi sicuramente, ne sarebbe bastato molto meno.

Ma le cose che abbiamo davanti sono difficili da vedere. Preferiamo sempre evitarle. Soprattutto se sono così dolorose.

Tu – come me – sei cresciuto con un’idea di te stesso. Io l’ho distrutta, attraverso tutto quel percorso fatto insieme, che era solo un gioco ma che alla fine ci ha portato dove siamo adesso. Io qui e tu là.

Adesso, con il senno di poi, capisco che è stato un passaggio inevitabile. Eravamo già arrivati ad un capolinea dal quale in qualche modo occorreva ripartire.

Ma nessuno di noi due aveva gli strumenti per farlo, non io certo ma nemmeno tu. I miei fantasmi sempre presenti mi hanno spinto in una direzione, e tu mi hai seguito, e spesso preceduto. Adesso sono sicura che questa parte, la parte in cui hai deciso da solo, l’hai rimossa. La lettera, quell’ultima lettera, diceva

“molto hai fatto tu, qualcosa ho fatto anch’io” e lì è caduto il tuo asino personale.

Da quel momento le cose son precipitate vertiginosamente. E da quello si originano le distanze che hai preso da tutti quanti, amici, parenti e conoscenti.

Io conosco la verità e la posso raccontare. Quelli che frequento ancora possono saperla da me. Quindi via tutti.

E’ una verità banale, quasi infantile: dice che sei come tutti gli altri, che puoi commettere errori di valutazione e farti trasportare da istinti che abbiamo tutti ma che per te sono secondari e vanno tenuti a bada.

Ti do una notizia, ma magari la sai già. Nel tempo, le cose si sfumano, perdono importanza, diventano quel che veramente sono: sciocchezze, stupidaggini. Ne commettiamo di continuo. Un giorno anche per te sarà così, vedrai il passato come un insieme di giornate, alcune buone, altre belle, altre orribili, la maggior parte tranquille. E capirai che ogni cosa è dentro di noi, già scritta.
Io non ho raccontato nulla, non c’era nulla da dire.

Le persone che hai cancellato non sapranno mai perché, io le amate anche al posto tuo, sono stata loro amica anche al posto tuo, ho custodito insieme al nostro anche il tuo passato con loro. Un giorno forse imparerai che ha un valore e andrai a cercarlo, o forse no, forse quel giorno non verrà mai.

La persona che ti ha amato, quella me che conoscevi, è morta. Così come è morto il tu che ho amato io. Siamo sepolti insieme con Gaspare in giardino. Sulla nostra tomba in primavera nascono i fiori. Se arriveremo a diventare vecchi, ognuno nella sua vita di ora, forse faremo anche la pace.

Ma quello che eravamo insieme non tornerà mai più, e nemmeno quello che siamo stati prima di incontrarci. Abbiamo perso anche quello insieme alla nostra storia.

 
 
 

Qualcun altro

Post n°1054 pubblicato il 18 Maggio 2018 da merizeta21

Chissà. Nella vita le cose accadono, non sempre si sa il perchè. Ho imparato da tempo che bisogna non dargli mai troppa importanza. Questa volta però è difficile. E' difficile perchè non riesco a dirmi che non sono affari miei, non riesco a dirmi che non ha effetto sulla mia vita. Sarebbe vero, ma non del tutto.

Tanti anni fa, più di trenta, in un bar a Cervinia, mi capitò di leggere un trafiletto che parlava di un maestro elementare che molestava le bimbe della sua classe. Era un mio compagno di scuola, quello più bello, quello di cui tutte eravamo innamorate. Rimasi male, ma una parte di me si disse che ben gli stava (la Strega, ancora), che non sempre l'esterno e l'interno corrispondono. Le immagini  di quando tutto il gruppo dei miei compagni andava verso la fermata delle corriere, lui in mezzo, abbracciato alla fortunata di turno, ed io dietro, a distanza, con i brutti e gli sfigati, non me le sono ancora dimenticate. Ma non mi danno più nessun dolore. Il tempo si è vendicato al posto mio.

Ma con te non funziona. Mentre la Gio (cui so bene che occorre fare la tara, non è detto che abbia ragione) mi rovesciava addosso tutte le tue malefatte, alcune francamente incomprensibili, mi dicevo che non puoi essere diventato un'altra persona fino a questo punto.  Mi chiedevo cosa potesse esserti successo per farti diventare questa persona che tanti mi descrivono come impenetrabile, distaccato, freddo, cattivo, vendicativo e menefreghista.

Non so cosa pensare. E' perchè sei infelice che ti sei chiuso in una torre? è perchè sei troppo felice che del resto del mondo (inclusi i tuoi) non ti importa più niente al punto di non sentirlo e non vederlo più? 

Il tempo e la Strega stanno per vendicarmi un'altra volta?

Scrivo. Mi aiuta a vedere le cose da fuori. Ascolto "Acquarello" di Toquinho che è stata per un pò la nostra canzone (o forse è stata la mia e basta, a te non importava, sono scemenze) e mi sale in gola una specie di nausea. La parte di me più sana e normale dice basta, basta, basta. La mia vita è altrove, della tua non deve importarmi nulla.

....chi ho amato?

 
 
 

in memoria

Post n°1053 pubblicato il 10 Maggio 2018 da merizeta21

Tanti anni fa, eri ancora abbastanza sano, ti fermasti a chiacchierare con me. Non ricordo bene come accadde, forse ero assieme ad una amica carina. Ricordo che mi sembrò strano, perchè io non esistevo per quelli come te. Quelli come te vedono solo le fighe, le belle ragazze, giovani e carine. Il resto del mondo non aveva importanza. Ricordo che sentivo storie di gente che era venuta alle tue feste e che tu rimorchiavi alla grande. Quando ti sposasti ci sembrò incredibile, poi vedemmo tua moglie che era molto carina anche lei.

Di quel nostro colloquio ricordo solo che mi rivelasti come certe parole che erano diventate di uso comune le avessero create i pubblicitari. Ricordo che sembrava che noi fossimo una manica di imbecilli che si bevevano tutto.

Alla fine mi sembrasti un pò patetico. Non sapevo che il peggio doveva ancora venire.

E venne. E mi sembrasti un angelo caduto, uno che aveva vissuto ed ora era condannato a vedere gli altri vivere. Magari mi sbaglio, ma ho sempre avuto paura dell'effetto che hanno su di noi i nostri pregiudizi. Ho sempre avuto paura che prima o poi ci tocchi di passare dall'altra parte, da quella dove stanno quelli per i quali non abbiamo avuto pietà.

Perdonami per questo ricordo, riposa in pace. Son sicura che ora, di là, hai tutte le risposte.

 

 
 
 

Incontro

Post n°1052 pubblicato il 18 Gennaio 2018 da merizeta21

La parola "incontro" del titolo non è un sostantivo ma un avverbio. Non racconta di una cosa avvenuta ma di una direzione, quella che ho preso da tempo. Andare incontro al futuro, andare incontro ad ogni giorno, andare avanti. Non voltarsi.

Non c'è scampo, quella è la sola via. E me lo conferma il fatto che adesso, dentro, quando mi sveglio ogni mattina,  non sono più la persona che è stata lasciata, ma io, solo io. Con il bene e con il male, con le stupidaggini e il desiderio di giovinezza, con le paure e i limiti che ho imparato ad accettare.

E siccome dopo tanti anni e tanto cammino torniamo sempre da dove siamo partiti, ogni tanto mi viene voglia di abbandonarmi alla cattiveria. Ci rende felice il dolore altrui? no, diminuisce solo la nostra distanza con gli altri. Siamo uguali nell'abbandono, nella sofferenza, nella perdita. Siamo umani.

La sola cosa che ancora mi resta è quel desiderio di armonia che una volta per sbaglio ti uscì di bocca. L'avrai trovata, adesso? una parte di me spera di no. Ma è una speranza intermittente, che mi attraversa il pensiero solo ogni tanto, come un battito d'ali di farfalla.

 

 
 
 

LUCI D'INVERNO

Post n°1051 pubblicato il 27 Novembre 2017 da merizeta21

Non ci sono più confini. I confini siamo noi a crearli, ce li mettiamo intorno come si mette una barriera protettiva, e poi ci dimentichiamo che siamo stati noi stessi a costruirli.

E' più facile avere paura, è più comodo non muoversi. La strada di casa non muta, ogni passo un suono, ogni pietra un ricordo.

Ma andando avanti nel tempo ogni cosa si sfuma. Non sono troppi sessantuno anni per diventare grandi.

 

 
 
 

OBLIO

Post n°1050 pubblicato il 14 Novembre 2017 da merizeta21

E se dentro di te non c'è più felicità, impari ad apprezzare la serenità, l'appoggio, il calore di una mano, una gamba, un corpo nel buio. Impari a ridere delle piccole cose, costruisci abitudini, modi di dire, passato, ricordi. E impari che se non puoi più sanare le tue ferite, puoi sempre aiutare a curare quelle degli altri. Se non ha più valore  la tua vita, ce l'ha per qualcun altro che ha bisogno di te. Se non puoi più cambiare il passato, puoi rendere migliore il presente. Se non per te, per chi ha imparato a volerti bene.

Nient'altro ha più importanza.

 
 
 

A MATITA

Post n°1049 pubblicato il 11 Maggio 2017 da merizeta21

L'altra notte non riuscivo a dormire, mi si attorcigliavano addosso i pensieri come fili interminabili, e non riuscivo a capire da dove iniziassero e, cosa ancora più importante, dove finissero. Ad un certo punto, chissà perchè, ho iniziato un percorso nella mente, che partiva dalle cose che si perdono con il tempo.

La fiction su Bassano del Grappa mi ha fatto l'effetto di un film girato in un cimitero, su una tomba. (La mia, nella fattispecie) Mentre lo guardavo sentivo solo un vago disagio, come quando stai seguendo un film che sai già finirà male e ti prepari all'inevitabile. Son diventata ipersensibile e mi da fastidio persino una palese finzione, mi dicevo. (Come si cambia, come si invecchia) Vabbè. Andando avanti, mentre mi sentivo sempre più estranea al posto, al panorama, non diciamo alla lingua che non c'era proprio, mi è venuta una immagine. Era l'immagine delle tue parole, scritte sul mio diario del 1990.

Sono scritte a matita, nell'intenzione di non modificare una cosa altrui. Un intervento "in punta di piedi" lo definisti. Ma invece, con il tempo, le cose sono cambiate e adesso il motivo per cui hai scritto a matita mi è chiaro. Perchè sapevi che quel che stavi scrivendo sarebbe svanito, dalla pagina e dalle nostre due vite.

Cara Melisa, che non sai nemmeno che scrivo ogni tanto qui (ma per fortuna sempre meno), io e te siamo d'accordo.La morte conserva i ricordi e puoi sempre rifugiartici. L'abbandono li distrugge, ma non con una fiammata. Diventano cadaveri e vanno in putrefazione, avvelenando il passato ed il presente.

Meglio, mille volte meglio, dimenticare.

 
 
 

Dove ci siamo conosciuti

Post n°1048 pubblicato il 17 Gennaio 2017 da merizeta21

Dove ci siamo conosciuti? Mi chiedono

Non in un luogo 

non qui 

ci siamo conosciuti in mezzo al mare del mio dolore

in mezzo alle lacrime ed ai rimpianti

Ci siamo conosciuti per riconoscerci

due barche nella tempesta

ma tu tenevi il tuo timone

Eri abituato e non avevi paura 

io avevo lasciato andare il mio e solo per caso non mi sono schiantata su uno scoglio

Ci siamo conosciuti, persi e poi ritrovati

adesso che ho imparato a navigare da sola

ho potuto scegliere di farlo insieme a te. 

 

 
 
 

Messaggio in bottiglia

Post n°1047 pubblicato il 20 Dicembre 2016 da merizeta21

Mia cara, non ti conosco e non ti conoscerò mai. Il destino ci ha legate nel modo meno gradevole possibile, almeno per quanto mi riguarda. E i casi della vita hanno fatto si che, mentre tu di me non sai nulla (e probabilmente nemmeno ti interessa), io so di te molte più cose di quanto vorresti.

Non mi chiedo più il perché. Dovrei rispondermi che esiste sempre una punizione per il dolore che – anche involontariamente – causiamo ad un altro essere umano. Chiamalo karma, oppure più banalmente coincidenza.

Sta di fatto che scrivo questo blog da undici anni. Per fortuna negli ultimi cinque anni la mia vita ha preso una piega migliore e finalmente sono riuscita a risorgere dalle mie ceneri e a ricostruirmi una quotidianità con un’altra persona, ad amare qualcun altro.

Certo, non sarà mai più come prima. La persona entusiasta che andava a letto ogni sera ringraziando per il giorno appena trascorso, e sperando che anche il prossimo fosse così, non tornerà mai più. Quella persona, che aveva rivoluzionato la sua vita per un uomo, è morta.

E’ brutto dirlo, ma l’hai ammazzata tu. Non è colpa tua, intendiamoci. Ognuno di noi vive la propria vita mettendo se stesso al centro, perseguendo i propri scopi, ed usando tutti i mezzi a disposizione. L’ho fatto anch’io, lo farò ancora se necessario.

Stai per compiere 50 anni. E’ la fine della giovinezza? Non lo so. Io ne ho compiuto 60 e mi sono appena risposata. Dovrei dire di no. In realtà la fine della giovinezza viene quando smettiamo di fare progetti e di sperare nel futuro, quando smettiamo di dire “un giorno farò…”. E viene quando ti nasce un figlio e ti rendi conto che, come dice una mia amica che ne ha due, non puoi più essere responsabile e preoccuparti solo per te stessa.

Di fatto tu ti senti vecchia, brutta, e rimpiangi la giovinezza in cui eri bella e spensierata. Bene, ho una notizia per te: Non puoi permetterti di essere infelice. Non ti è consentito, eccetto per eventi veramente gravi, riguardanti la tua famiglia. Per tutto il resto, le tue opzioni di infelicità sono esaurite.

Perché? Perché tu mi hai – involontariamente, chiaro – portato via tutto quel che amavo, tutte le mie possibilità future. Hai avuto quel figlio che io non avrò mai, hai reso padre l’uomo che amavo e con cui avevo progettato di invecchiare. Hai separato per sempre me e le mie speranze da lui. Vivi con lui, dormi con lui, ci fai l’amore. E nei tuoi lamenti lui non ha nessuna parte. Non lo citi mai, come non esistesse. Come tu lo dessi per scontato.

Sbagli. Niente è scontato nella vita, quello che oggi è la tua banale normalità domani potrebbe essere solo cenere. Non dimenticarlo mai! Io ho dovuto impararlo dopo sedici anni sebbene il mio subconscio,  che mi ha sempre caricato di sogni premonitori,  lo abbia sempre saputo.

Per cui non ti permetto di essere infelice. Vai a casa, abbraccia la tua bimba, prepara una torta per quell’uomo che ti vive accanto dimentico di me e dei nostri ricordi, ricordi che solo a prezzo di un grande dolore sono riuscita a seppellire. E ringrazia ogni giorno nel quale nessuno – evento o essere umano – è venuto a portarti via la tua vita, come tu hai fatto con me.

Non preoccuparti per me. Io non sono infelice adesso, anzi potrei dire che sono felice, per quanto il mio mezzo cuore me lo consente. Voglio solo stare seduta in casa mia, oppure nel mio giardino, circondata dai miei gatti, a vedere lentamente passare le stagioni, insieme con la persona che ha scelto di dividere la sua vita con me.

Non mi interessa più viaggiare, conoscere altri posti: sto bene a casa mia, tra i miei libri, le piante, la musica, il mare, e gli amici di sempre: vedrò con gioia i loro figli crescere, trovare la loro strada e diventare genitori, e non soffrirò, da tanti anni ho accettato il  limite fisico che mi ha impedito di averne di miei.  

Ma non sopporto di pensare che quell’uomo che ti dorme accanto vive con qualcuno che si permette di essere infelice per un motivo banale come il tempo che passa.

 

 

 

 

 
 
 

RANCORE

Post n°1046 pubblicato il 12 Settembre 2016 da merizeta21

Le parole non dette con il tempo ci marciscono dentro e avvelenano ogni ricordo. E' facile gettarsi ogni cosa alle spalle, tanto non sono nostre le domande senza risposta, quelle girano in altre teste, e le notti in bianco non le passiamo a chiederci come, dove, quando, perchè. Abbiamo altri motivi, noi, più sani, più comuni. 

Le parole non dette generano dolori che sedimentano e formano malattie, e maledizioni inconsce, e desideri cattivi.

Per questo, mentre per il novantanove per cento del tempo non ti penso, quell'uno per cento in cui succede, sento francamente di odiarti. Odio l'estraneo che sei diventato, e che ha preso il posto di quello che è sepolto in fondo al mio giardino. E non ho nessuna paura di scriverlo.  

 
 
 

e tu dove sei

Post n°1045 pubblicato il 29 Marzo 2016 da merizeta21

E tu dove sei, mentre lei piange tristezza e nostalgia? dove sei a curare le tue ferite, dove sei ora che hai tagliato tutti i legami? dove sei, dopo tutte le parole sciocche che hai pronunciato, tutti i buoni propositi dissolti?

Oh come mi sono sbagliata, che occhi ciechi ho avuto, che stupida sono stata. Ho scambiato un mucchio di parole vuote con un'immagine che avevo costruito io con i lego del mio cuore.

Oh si, funzionano le maledizioni. Sempre, purtroppo. Anche quando vorresti ritirarle perchè non ti interessa più.

 
 
 

L'arte di perdere

Post n°1044 pubblicato il 29 Marzo 2016 da merizeta21

L’arte di perdere non è difficile da imparare;

così tante cose sembrano pervase dall’intenzione

di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.

 Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento

delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.

L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:

luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.

 Nessuna di queste cose causerà disastri.
Ho perduto l’orologio di mia madre.

E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.

L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città, proprio graziose.

E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.

Mi mancano, ma non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato).

Questa è la prova. È evidente,

l’arte di perdere non è difficile da imparare,

benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.

(Elizabeth Bishop - L'arte di perdere)

 
 
 

COME PER ME

Post n°1043 pubblicato il 25 Marzo 2016 da merizeta21

"Le persone che ho molto amato, fossero amiche oppure no, non mi hanno mai perso all’improvviso.
È stato sempre un perdermi pian piano, pezzetto per pezzetto.
Non le ho mai cacciate dal mio cuore, mai.
Ho lasciato che se ne andassero in libertà, con gesti consapevoli e mancanze volontarie.
Ho chiesto spiegazioni quando ritenevo necessario e non mi sono risparmiata monologhi noiosi....
Ho sempre voluto la certezza che fosse chiaro il mio dolore.

Sono convinta che, chi sceglie di andarsene da un cuore, debba conoscere con precisione l'importanza della ferita che sta lasciando.
Perché, se quella ferita ha la grandezza di un cratere, bisogna che chi se ne sta andando sappia che quello sarà il cratere nel quale precipiterà, qualora un giorno decidesse di tornare...

‪#‎InPuntaDiCuoreLibro‬

Serena Santorelli

 
 
 

EPPURE

Post n°1042 pubblicato il 25 Marzo 2016 da merizeta21

Non capisco, eppure, ci siamo amati tanto»
«Cos’è che non capisci?»
«Come abbia fatto a trovare la forza di trattarmi tanto male».

Mi fermo. Ripenso alle sue parole, così cariche di dolore, di incredulità. ...
Così piene di qualcosa che non si aspettava.
E resto smarrita.
Stavolta mi sa che non farò la cosa giusta, stavolta mi sa che non sarò d’aiuto a nessuno.
Ma all'improvviso mi viene in mente qualcosa e le chiedo:
«Te la ricordi l’ultima volta che ti ha detto ti voglio bene?»
Tentenna. Non è sicura di ricordarlo.
Poi mi dice:
«Sì, è stato un po' di anni fa, quando abbiamo fatto l’amore l’ultima volta».
Sto per rispondere, ma lei si affretta ad aggiungere:
«Veramente, l’amore l’ho fatto io da sola. Lui ha detto che era stata una bella parentesi».

Non commento, non mi pare il caso.

Le chiedo soltanto:
«E da allora?».
«Da allora niente, è tornato ad essere l’uomo scontroso e indifferente che era sempre stato».

Mi fermo di nuovo.
Devo trovare il modo per non ferirla.
«Perdonami, hai esordito dicendo che vi siete amati tanto e io non ho nessun motivo per metterlo in dubbio. Ma l’ultimo ti voglio bene l’hai sentito diversi anni fa, in un momento particolare dove mi pare di capire che tu sia stata guidata dal cuore e lui no. Dopo quel giorno, è tornato ad essere l’uomo scontroso e indifferente che era sempre stato. E allora scusa se te lo chiedo, ma quando di preciso VI siete amati tanto?».

Adesso si ferma lei. È visibilmente provata.
Credo che stia mettendo insieme pezzi di frasi, di ferite, di gesti tristi che ha subito senza mai reagire.
Ha gli occhi chiusi ma rivolti verso l'alto, come quelli di chi sta cercando un profumo nell'aria.
Come quelli di chi si sta accorgendo che un'emozione avariata, non è affatto un profumo.
Tira un lungo respiro e piange.
La lascio fare, sento che ne ha bisogno, che sta comprendendo e che le va bene così.
Non è infastidita, né arrabbiata.
È semplicemente cambiata.
Si alza, chiede se può abbracciarmi.
«Certo che puoi».
Si avvicina e mi stringe.
Nell’orecchio, con un filo di voce, sussurra:
«L’ho amato solo io».

L’abbraccio più forte.
Adesso è pronta per ricominciare davvero.

‪#‎SerenaSantorelli‬
‪#‎InPuntaDiCuoreLibro‬

 

 

 
 
 

quattro giorni a Natale

Post n°1041 pubblicato il 21 Dicembre 2015 da merizeta21

Dentro di me ci sono un Angelo ed un demone. L'Angelo guarda verso il futuro, e classifica il passato come "ciò che doveva succedere". Il demone non vede il futuro,  è rivolto verso il passato e sforna rimpianti, maledizioni e supposizioni fasulle. E' difficile staccargli la presa, è sempre sveglio, sempre con un occhio ai ricordi, alle risonanze, alle parole non dette, ai silenzi. Non tace mai, lui: un rovello nella testa, un continuo avanti e indietro di pensieri. L'Angelo lo guarda con compatimento, e si allontana. Non combatte. Gli Angeli non sono fatti per la guerra.
Il mio cuore è consumato oramai da questa lotta interiore, per cui ad ogni momento sereno ne seguono sempre tanti pieni di seghe mentali, di rimpianti, di rancore. Niente consuma quanto il rancore. Man mano che l'onda dell'amore (quello-che-credevo-fosse-amore) si allontana, resta una spiaggia arida piena di cocci di vetro, vetro tagliente come una lama: il rancore. Si augura il peggio per ognuno di quelli che mi hanno ferito, pur sapendo benissimo che la soddisfazione che ne deriverebbe non cura il cuore, non gli leva la sete di giustizia. Non c'è giustizia nell'amore. Non c'è diritto, non c'è bilancia. Si sceglie, e si spera che vada bene. Si spera che tutto sia come dev'essere. Si spera, a volte ci si illude. Non ci sono certezze. E non c'è perdono.

 
 
 

oggi

Post n°1040 pubblicato il 26 Giugno 2015 da merizeta21

Stamattina venendo al lavoro ho incontrato una ragazza con il capo coperto dal velo islamico, e per il resto vestita normalmente. E mi è venuto dal cuore un pensiero assolutamente automatico.

“cara, levati quel velo dalla testa: non è il dio che veneri che te lo ha imposto,  così come nessun dio regola le pratiche sessuali ed i gusti delle persone, nessun dio impone di restare insieme a qualcuno che non si ama più, nessun dio vieta di conoscere tutte le regole con cui funziona un corpo, nessun dio chiede la castità obbligatoria, nessun dio chiede l’infibulazione o altre mutilazioni, nessun dio impone di amare o provare attrazione per un corpo del sesso opposto al nostro. Sono tutte interpretazioni date dagli uomini, si UOMINI, perché tutte le religioni, con poche eccezioni, sono governate e rette e decise da persone di sesso maschile. Quel profeta che diceva “tutto è puro per i puri” nessuno lo ha davvero ascoltato, nessuno lo segue davvero. Perché diceva “amatevi l’un l’altro come io vi ho amato” ma non ha specificato il sesso, non ha posto nessuna regola. Tutto quel che c’è in mezzo è inutile.”

 
 
 

domande cosmiche

Post n°1039 pubblicato il 19 Gennaio 2015 da merizeta21

Ci son momenti in cui il pensiero lasciato libero di vagare ritorna indietro nel passato e compone immagini, a volte solo per verificare fino a che punto si sono sfocati i ricordi. Non ho più dolore, solo perplessità. In quei momenti mi torna il desiderio di parlarti, di scriverti, di spezzare il silenzio caduto fra noi. Mi viene voglia di chiederti che fine hanno fatto le tue convinzioni - granitiche - sul rispetto, sul guadagno di soldi, sui rapporti con i genitori, sui rapporti con la chiesa, sull'opportunità di battezzare i bambini e poi lasciarli liberi di scegliere la loro strada. Tutti argomenti sui quali abbiamo litigato ferocemente per anni. Tutti comportamenti che hai stigmatizzato e dei quali hai sempre detto "io non lo farò mai!" con una veemenza che ora ricordo a stento. Tutti comportamenti che nella tua nuova vita sono diventati comuni, accessibili, percorribili: tant'è che hai fatto tutto, o quasi. Dopo le ultime puntate, di cui volentieri avrei fatto a meno, posso dire a ragion veduta che non ti riconosco più. Amavo anche la tua durezza e le tue convinzioni, io che non ne ho mai avute di così ferme e stabili e invidiavo le tue e quelle di Elisabetta, invidiavo la vostra certezza di essere sempre e comunque nel giusto. Mi piacevi anche in quanto Savonarola, scherzando ti chiamavo Gerry ma la tua ...passami la parola, purezza, mi piaceva, come molte altre cose di te. Adesso tutto questo non esiste più, travolto dalla tua nuova vita, nella quale trova ampio riscontro il proverbio, un po' volgare ma autentico, che tira più un pelo di f..a che un carro di buoi. E io mi chiedo chi ho amato, per chi ho sprecato tempo, lacrime e rimpianti, per chi ho sofferto tanto, per chi la mia vita è diventata inutile ed indegna, ancora di più di quello che già non era. Non per questa persona che sei diventato, che io non ho mai conosciuto e che non voglio conoscere. Quando arrivo a questo punto, mi rendo conto che non posso più nemmeno scriverti. Tu - il "tu" che amavo - non esisti più. Sei sepolto in fondo al giardino insieme a Gaspare, e sulla tua tomba ogni anno crescono i fiori.

 
 
 

Epilogo

Post n°1038 pubblicato il 23 Dicembre 2014 da merizeta21

Perché questo è il riassunto di ogni cosa, e mi accompagnerà negli anni, ed accompagnerà anche te, anche se non lo saprai mai.

Tu hai reso la mia vita indegna di essere vissuta. E di questo, per quanto io possa lavorare su me stessa, credo che non potrò perdonarti mai.

 
 
 

E poi

Post n°1037 pubblicato il 31 Maggio 2014 da merizeta21

E poi sono rinata. Non lo so come è successo.
Ho scavato dentro le ferite e, con ogni rigolo di sangue, ho tracciato nuove strade da percorrere.
Ho fatto in modo che le lacrime versate non fossero più inutili.
Ho deciso che stavolta, il d
olore avrebbe avuto un senso nuovo, quello di ricominciare a vivere.
Ti confesso che non credevo di potercela fare.
Tu eri l'amore che sentivo con assoluta certezza.
E non importava se litigavamo spesso e si stava giorni interi senza più parlare.
Ti amavo, questo mi bastava. Almeno, pensavo che bastasse.
Poi, un giorno, il litigio s’è fatto più brutto.
Mi hai urlato addosso le tue insoddisfazioni e io ti ho vomitato le mie.
«Voglio essere il centro della tua esistenza», ti ho detto,
«voglio non vederti mai stanco di appartenermi».
Mi hai guardato, si leggeva chiaro che non sapevi se fosse il caso o meno di rispondere.
Hai detto:
«Io, invece, voglio minore presenza. Desidero un rapporto che non mi riempia troppo le giornate e che mi dia spazio per fare altro».
Sono rimasta in silenzio.
Chiunque, ascoltandoci da fuori, avrebbe detto che avevi tutte le ragioni per desiderare di fare anche altro, oltre ad amare me.
Soltanto, che il tuo “altro”, occupava quasi tutto il giorno.
È stato allora, è stato in quel momento, che ho compreso quanto diversi fossero i nostri modi d’amare.
E ho scelto di rinascere. E ho scelto di far rinascere anche te. Perché nessuno dei due, in fondo, era davvero felice.
Adesso, guardaci, siamo noi stessi, finalmente.
Tu non hai il dovere di dedicarmi tempo, io non ho il dovere di toglierti presenza.
Perché l'amore non può essere un dovere.
Questo, l'ho imparato grazie a te.
L’ho imparato perdendoti.

Serena Santorelli

 
 
 

ANNO NUOVO

Post n°1036 pubblicato il 02 Gennaio 2014 da merizeta21

Dovrei essere molto felice in questo nuovo anno. E invece non riesco ad esserlo del tutto, come veramente vorrei. Non riesco perché l'eco di una sofferenza come la mia mi segue ovunque io vada, e non riesco a liberarmene. E allora, come sempre, provo a scrivere.
" Non posso aiutarti. Sento il tuo dolore ma non riesco a farci nulla, se non a soffrire con te. Lo so che non puoi capire, so che non ti sei accorta di niente. Io forse avevo da smaltire il mio peccato, avevo commesso un errore. Tu ritieni, onestamente, di non avere niente da rimproverarti. E forse è anche peggio. Però rifletti, non ti sei accorta di nulla, proprio di nulla, mentre io mi sono accorta subito che qualcosa non andava, proprio il giorno dopo a quello che ora è diventato il loro primo anniversario. Questa è la sola nostra differenza. Io ho colto un segnale, tu ne avevi sotto gli occhi uno grande e non hai visto, o non hai voluto vedere? fare l'amore ti pesava. Non è già questo un segnale? Nessun desiderio erotico. Nessuna mancanza fisica. Non sono già questi segnali? Non siete, nessuno dei due, esseri luminosi senza peso, angeli. Siete di carne e sangue. Siete persone. Io non gli ho chiesto mai niente, non gli ho chiesto di lasciarti, non gli ho detto "se non chiudi è finita fra noi". Nelle notti in cui dormivamo insieme non ho mai pensato che ti avrebbe lasciato definitivamente. Non l'ho forzato. Io sono l'effetto della vostra causa, non la causa in sé. Ti prego, credimi. Se avessi potuto avrei davvero evitato di dare un dolore ad un'altra persona.
Quando è capitato a me, nemmeno per un istante mi sarebbe venuto in mente di dire che ero una perla rara e che lui mi avrebbe rimpianto. Nemmeno per un attimo avrei pensato di dire che ero la donna della sua vita e che lui stava commettendo un errore. A che sarebbe servito? a nulla. Ma in verità non lo pensavo. Lui mi ha lasciato per una donna molto più giovane e più bella, e definita da lui "pulita, innocente" mentre io ero vecchia e brutta e sporcata da quello che era successo tra noi, che in buona parte era causato anche da lui, ma evidentemente questo non contava.
La verità è che non c'è un modo per lasciarsi che non faccia soffrire, che c'è sempre uno dei due che avrebbe preferito di no, che  vorrebbe tornare indietro, uno che resta solo in una casa dove ogni cosa è un ricordo. Io sono stata sola con un fantasma per anni e anni, me lo sono portato a spasso, all'estero, in spiaggia, al lavoro,  ha dormito con me per centinaia di notti. Quando sto male, ho la febbre oppure ho mangiato pesante ancora me lo sogno. Però almeno adesso, quando ci incontriamo, il mio cuore sobbalza perché mi ci vuole un momento prima di riconoscerlo. Non è più lui, non è più l'uomo che ho amato. Quell'uomo è morto, ed io, la persona che lo amava, sono morta insieme a lui. Se l'uomo che diceva di amarti ti ha delusa, il mio almeno non lo ha fatto. Non ha mentito nemmeno per cinque minuti. Io ho avuto la sua sincerità, e la lama del coltello nel cuore da subito. Nessuna illusione, sapevo che stavamo correndo verso la fine. Ti assicuro che non è meglio di quel che è toccato a te.  Ci abbiamo messo quattro mesi, giorno più giorno meno. Quattro mesi senza mangiare, senza poter dormire veramente, senza riuscire a fare più nulla. E poi, quando se n'è andato, anni di dolore e di rimpianti. Non te li auguro, spero che tu sia indignata, disillusa e amareggiata, spero che questo ti aiuti a passare oltre prima. Spero tu possa rinascere già stasera, domani, prima possibile, che tu possa smettere subito di soffrire. E lo dico davvero con il cuore, anche se so che probabilmente non leggerai mai"

 
 
 
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