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Al bar con gli amici

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« CUCINA: LE MIE TRE BRUSC...4 amici al bar »

TU PUOI SALVARMI SECONDA PUNTATA PRIMA PARTE

Post n°274 pubblicato il 05 Ottobre 2011 da carmen650
 

SA

SECONDO CAPITOLO PRIMA PARTE
Come aveva promesso sul treno, di proteggerla,
si avverò a Milano. Andò a vivere con lui che le
offrì la sua camera degli
ospiti nella sua casa ottocentesca in parte
ristrutturata,
situata nell'elegante via Ariosto.
La casa aveva un elegante ingresso con due
pareti laterali in sofisticato vetro di Murano
lavorato in stile liberty e due scalini con cui
accedere al salotto dalle linee sobrie, dai
colori raffinati e insoliti. Sul lato destro vi
era un soppalco con altri tre gradini che
portavano alla porta della cucina abitabile.
Sul lato sinistro partiva un corridoio su cui
si affacciavano cinque porte. Erano due tre
stanze da letto, un bagno e uno studio
biblioteca. La stanza che scelse Cinzia
era, seppur sobria ma dai colori piùfemminili,
il legno dei mobili era di
un caldo color ciliegio. La stanza di Diego
era prettamente maschile, estremamente
rigida nelle forme e nei colori sui toni
del nocciola con dei tocchi di verde petrolio.
Le trovò anche lavoro presso un suo amico,
che aveva una società di import-export
che necessitava di un impiegata
commerciale che conoscesse molte
lingue.
Diego non le aveva fatto più pressioni,
o esplicite avances. Si era comportato
in modo molto corretto e Cinzia, dopo
i primi giorni cui era molto cauta nel
muoversi per non attirare la sua
attenzione, si rilassò definitivamente
quando una sera lui uscì lasciandola
a casa da sola. A molte persone
poteva spaventare la solitudine ma
Cinzia fu felice di avere quelle ore
tutte per sé finalmente, senza la presenza
seducente di Diego, senza sentirsi in
costante sotto osservazione da lui.
Era libera. Adorava quella libertà,
solo poter pensare liberamente le
sembrava un sogno.
Diego, mentre scendeva le scale,
aveva avuto molti dubbi a lasciarla
sola a casa, doveva recarsi ad una
cena di lavoro molto utile per la
propria carriera. Magari lei aveva
paura di star sola. Ma quando verso
l'una tornò a casa, la trovò molto serena,
rilassata. Mentre sorseggiavano lei
del latte freddo e menta e lui della birra, lei
sospirò sorridendo
- oh, Diego, non mi sentivo cosi bene da tanto tempo-
- bene in che senso?-
- libera-
- libera?-
- sì, libera di pensare a me, libera di
non sentirmi perennemente guardata a vista.
Rimpoverata solo se sospiravo una volta
di troppo. Libera. Tu non hai idea di quanto
apprezzi questo
- sono felice di sapere che sei stata bene
anche da sola-
- tranquillo-
- andiamo a dormire...mi aspetta una
giornata intensa.-
Diego senza problemi, aveva aperto
una piccola clinica veterinaria con sala
operatoria ben attrezzata. L'aveva
avuta anche a Roma, la clinica veterinaria,
regalo di nozze del padre della sua
ultima moglie, poi, appena avevano
iniziato le pratiche del divorzio, Carla
aveva voluto indietro la clinica.
Lui era un sporco traditore non aveva
diritto a nulla. Diego gliel'aveva lasciata
senza indugi. Non avrebbe potuto
continuare a lavorare in quel posto,
con lei come infermiera e il padre di lei,
furibondo e sempre alla porta di casa
o della clinica. Ora, venendo a Milano,
aveva svoltato pagina, girare l'angolo
e ricominciare in modo indipendente,
aveva tanti amici che potevano consigliarlo.
Visto la sua capacità di comprendere
gli animali grazie alla sua sconfinata cultura in
tal campo, aveva sempre avuto
molte bestiole, si immedisimava
nelle loro sofferenze, riusciva a
comprendere i loro 'sentimenti'.
Perchè, per lui, gli animali ne avevano
di sentimenti. Certi suoi simili erano
meno umani di certe bestiole.
Dagli animali aveva imparato
molti valori. Quindi molti clienti
beneficiarono della sua esperienza,
umanità, dedizione costante, ogno
animale era, per lui, come uno di
famiglia. presto ebbe un sostanzioso
giro di clienti. Fu spesso sommerso
di lavoro e ne fu felicissimo.
A casa, fra le quattro mura, era
un uomo dolce e paziente. Comprensivo.
Era molto geloso ma non soffocava Cinzia.
Come invece aveva fatto Augusto,
lui la soffocava di attenzioni, pur di
tenersela tutta per sé. Perché lei
aveva conversato e preso un aperitivo
con un collega deputato di Sciacca,
Augusto l'aveva confinata in casa
per due settimane.
No, Diego era molto diverso. Lui capiva
che non aveva diritto di esser geloso
sopratutto perchè non erano una coppia.
Ma lei aveva notato che se un uomo
la guardava, lui stringeva i pugni con
forza per trattenersi, per soffocare
l'impulso di colpire l'uomo che la guardava.
Cinzia era comunque lusingata che lui
avesse occhi solo per lei. La faceva sentire bella.
Una sera, tre mesi dopo il loro arrivo a
Milano, accadde. La passione esplose.
Troppo trattenuta dentro di loro. Dovevano
recarsi ad un ricevimento ma erano già
molto in ritardo. Cinzia e lui erano vicini
alla porta, lei notò che lui aveva un rivolo di
schiuma da barba vicino all'orecchio.
Prese un fazzolettino di carta e lo pulì.
Lui la guardò confuso. Lei, presa
d'impulso l'aveva baciato in modo
molto casto. Poi, la ragazza si era
aggrappata al risvolto della giacca
elegante di lui e si era sollevata sui tacchi
vertiginosi dei sandali argentati, per
baciarlo più intimamente, lui ricambiò
il bacio cercando di andarci cauto, per
timore di esser respinto se diventava
troppo audace. La girò contro la porta,
premendo il proprio corpo contro quello
di lei, la sua pelle calda e morbida, che
il vestito lasciava scoperta sulla
scollatura, la schiena e le spalle
lo ubriacava. Lei aveva perso la
razionalità, avuta fino a quel momento.
Lo desiderava. Aveva sfilato la sua
cravatta firmata Hermés e poi era
scesa ad aprirgli la cintura.
Lui trovò molto intrigante che per
una volta fosse una donna a prendere
l'iniziativa in un rapporto intimo.
Voleva che fosse lei a dire che voleva
lasciarsi andare alla passione.
Inoltre non voleva esser di nuovo
respinto, quindi lasciò che fosse lei
a pregarlo di prenderla. Non voleva
ripetere due volte lo stesso errore.
Cinzia apprezzò molto che Diego
lasciasse a lei l'iniziativa.
Probabilmente per il timore di
esser respinto di nuovo, come era
accaduto sul treno.Inoltre non voleva
spaventarla nel cercare di possederla
con troppo vigore. Per il proprio egoismo.
- spogliami...toccami...Diego!- sussurò
Cinzia, con il respiro corto e iniziarono
a togliersi gli abiti, quasi rabbiosamente,
lui la sollevò da terra e la prese in un
amplesso a dir poco bollente
Ma non era stato brutale come Augusto.
No, Diego aveva cercato di leggere nei
suoi occhi, capire le sue esigenze e
dare la precedenza a quel che lei
provava, prima di se stesso, tutto
ciò mentre lo facevano in modo tanto
avventato e le aveva donato comunque
passione e tenerezza. Erano crollati giù
a terra. Poi più tardi si erano di nuovo
amati, quindi si erano recati all'importante
ricevimento con un'ora e mezzo di ritardo.
Ma c'era un neo nella loro storia
appena cominciata.
Cinzia si era accorta che spesso Diego
si allontanava per telefonare. Oppure
se arrivava a casa, lui d'improvviso
chiudeva la conversazione.
Lo sguardo di lui era sempre molto teso,
quasi febbrile. Lo vedeva gesticolare
attraverso la porta finestra che dava
sul balcone dove llui usciva per quelle
telefonate. Erano gesti di stizza, furenti.
Quelle telefonate lo spossavano ogni
volta. Perché non voleva che lei
sentisse? Se era una questione di
lavoro, perchè non poteva parlarne
davanti a lei? Come mai tutto quel mistero?
Perché si comportava così?
Cinzia aveva provato a chiederglielo
ma lui le aveva risposto in modo evasivo.
- vuoi che ti racconti come ho operato
il cane dei Mannini? Ecco di che si
tratta. Perché so che ti impressioni.
Ecco perché non te ne parlo- rispose
molto rapidamente. Era nervosissimo.
Accidenti, Cinzia era una donna intelligente,
per quanto tempo avrebbe nascosto
i suoi legami con Sciacca?
- sembri un po' nervoso dopo ogni chiamata-
- lascia stare piccola. Sono preoccupato
non nervoso, tutto qua-
- Diego non voleva risponderle. Come
poteva, infatti, dirle con chi stava
parlando? Poteva perdere la sua fiducia.
Lei poteva scappare di nuovo. Perderla.
Così, a costo di apparirle un bugiarlo,
le mentiva. Meglio lo ritenesse un
bugiardo che un traditore.
Pensò amaramente. Sciacca non lo
lasciava in pace. Voleva tirarlo dalla sua parte.
Eppure, Cinzia avvertiva che Diego
le mentiva. Non la guardava mai in
volto quando mentiva.
Sapeva ormai bene come si comportava
una persona quando mentiva. E lui,
con quei segnali, le aveva mentito
apertamente. Lui si rese conto che
lei aveva capito che mentiva.
Si sentì un verme. Ma era per
il suo bene. Questo si disse per
convincersi del perchè di quelle bugie.
- va bene. Scusami- anche se non
capiva di che si doveva scusare lei!
Lui non la rassicurò come di solito faceva.
Ma si alzò e uscì dalla stanza per chiudersi
nel suo studio. Non poteva di nuovo
affrontare lo sguardo di lei. Lei aveva
un'espressione così dolce, quasi
infantile quando lui la trattava male.
Gli aveva persino chiesto scusa.
Si sentì totalmente indegno di lei. Aveva
il voltastomaco verso se stesso.
Cinzia provando un certo senso di
frustrazione, entrò in camera propria
e accese la TV.
Ma i dubbi si riaffacciarono appena spense
la TV, e rimase al buio.
Scoprì qualche sera dopo, un' altro lato
di lui che non immaginava minimamente.
Stavano uscendo dal ristorante, era
quasi mezzanotte, ma il padrone, suo
vecchio amico, lo richiamò all'interno.
Cinzia si avvicinò al posteggiatore e gli
domandò di portare l'auto. Mentre
aspettava, un uomo le si avvicinò.
Comprese immediatamente che quell'uomo
era pericoloso. Lo sguardo cespuglioso
di lui era offuscato dall'alcol, i suoi
movimenti erano minacciosi, come
volesse saltarle alla gola.
- lei non è l'amante di Sciacca? Sì,
sono stato ad una sua festa...lei era lì.
Una sgualdrinella ecco cosa sei!
Vieni qua!- biascicò e l'afferrò per
le spalle per cercare di baciarla.
Gustavo Gorini pensò che lei era come
tutte le donnacce che frequentavano
la casa di Sciacca. Feste che a volte
trascendevano nel baccanale più
lussurioso. Eppure, lui voleva entrare
in quel giro di lusso sfrenato. Di potere.
Ora aveva la possibilità di godersi quel
bocconcino. Era sola. Nessuna
protezione degli uomini di Sciacca.
Doveva approfittarne.
Cinzia gridò disgustata anche dall'odore di lui
mentre l'uomo la spingeva sul cofano
dell'auto e le strappava il vestito.
Cinzia, mentre scalciava invano cercando
di raggiungere le parti basse del suo
assalitore, vide il posteggiatore allontanarsi
mettendosi in tasca delle banconote.
Gridò di nuovo e finalmente Diego
accorse a salvarla.
Diego, mentre usciva dal ristorante,
aveva udito gridare una donna, capì
subito che era la sua Cinzia. Gli si
accapponò le pelle nel vedere quell'uomo
su di lei, che stava strappando la stoffa
del delicato abito da sera di Cinzia.
Denudandola. Toccandola con le sue
manacce sporche. Non riuscì a
controllarsi e trascinò via l'uomo,
scaraventandolo a terra.
-La tua donna...mi ha provocato...-
biascicò l'uomo chiudendosi la patta
dei pantaloni. Diego sperò di non esser
arrivato troppo tardi. Quel verme
cercava di gettare il fango su di lei
che piangeva con il viso fra le mani,
poggiata all'auto. Perse il lume della
ragione e iniziò a colpirlo. Cinzia attirò
subito l'attenzione di due uomini per
fermare Diego che sembrava impazzito
e stava accanendosi sull'uomo semi
svenuto a terra. Due uomini lo
fermarono. A fatica, lo convinsero
a salire in auto. Nel frattempo anche
lei era salita in auto, sistemandosi il vestito,
Non aveva mai visto Diego perdere
così la testa.
- Potevi ucciderlo- mormorò Cinzia,
spaventata da quella reazione esageratamente
violenta di Diego. Lo guardò con timore
e lui si sentì un vero mostro. Sotto lo
sguardo ansioso di lei. Lei non voleva
che lui perdesse le staffe in quel modo.
- Lo so....forse ho esagerato. Ma veder
quel maiale su di te, mi ha fatto
perdere il controllo-
- Forse? Diego, hai esagerato. Perché
bastava che lo trascinassi via dal mio corpo-
Lontano da lei. Non chiedeva altro.
Voleva che quell'individuo non la toccasse
più. Ma Diego aveva voluto punire
esageratamente l'uomo.
Diego doveva pensare anche a rassicurarla,
confortarla. Dopo aver allontanato
quell'individuo. No, si era comportato
come un troglodita. Gli mancava solo
la clava.
- lo so ho sbagliato! - sbottò, infuriato
con se stesso. Lei aveva pienamente
ragione.
- Difenderla sì ma non spaventarla
con il proprio comportamento da
sanguinario barbaro.
Non parlarono più fino a casa. Cinzia
si rifugiò in camera propria. Lui si
sedette sul divano e bevve un abbondante
bicchiere di whisky.
Mentre lei si stava infilando nel letto,
sentì un imprecazione e poi il vetro
infrangersi.
In qualche modo doveva sfogare la
sua furia per averle mostrato quel lato
poco edificante di sé.
Diego rimuginò a lungo. Doveva smussare
quel lato di sé, lei era molto dolce pronta
ad aiutarlo. Sperò che lo perdonasse.
Da come si era rinchiusa in camera
aveva compreso che aveva bisogno
di tempo. Del resto, quella sera, lei aveva
rischiato di esser violentata. Era scossa.
E lui? Aveva pensato solo a punire l'uomo,
anziché confortarla.
Cinzia, nel sentire il vetro, aveva ben
compreso che era successo. sperò che
fosse furioso con se stesso.
Aveva avuto bisogno di esser abbracciata
ma lui cosa aveva fatto? Niente. Ora
voleva star sola. Lontano da lui.
Doveva capire quanto l'aveva ferita.

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