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Sul Silenzio

Post n°23 pubblicato il 03 Novembre 2005 da comando101

La forza della parola sia scritta che pronunciata ha una potenzialita' notevole, la stessa arte oratoria e' considerata sino dai tempi piu' antichi una cosa da studiare per la quale non sempre si e' portati. Vi deve essere di certo una predisposizione in cio', visto che non tutti attraverso la padronanza della lingua e nel comune discorrere possono fregiarsi del potere di avvincere. L'uso appropriato della stessa, scegliendo con cura nei contesti diversi l'uso di simili, ma non euguali  crea nell'ascoltatore rispondenze. L'equilibrio delle scelte nell' usare determinate parole, anziche' altre, e' dovuto non solo alla conoscenza di chi ci e' davanti ma alla sensibilita' di notare, e percepire, ogni reazione al proprio dire adattandolo instantaneamente a chi ci e' di fronte. Il discorso diventa piu' complesso quando si tratta di condurre a se una moltitudine di cui si debba percepire gli umori ed i pensieri perniciosi che possano essere pregiudizievoli al compimento del proprio fine. In tutto cio', non da meno e' l'uso della cadenza, che non deve essere atona ma viva, ricca di toni alti e bassi ma mai striduli, che tengano viva l'attenzione conducendo l'ascoltatore per mano sino a catturare completamente il suo interesse, sino al punto che egli ne venga avvinto completamente. In questo coadiuvante e' l'uso delle pause e dei silenzi calibrati con cura. Il Silenzio diviene l'arma piu' forte del possesso, dell'avvolgere, perche' instaura in rapporti dualisti  una corrispondenza di pensiero che penetra piu' di ogni parola. Mancando la stessa e' istintivo per ogni individuo cercare nel proprio interlocutore tracce del suo pensiero e della sua Volonta' cio' crea una ricerca nell'osservare la sua gestualita' e quei movimenti incosci che ognuno di noi puo' avere. Si puo' creare quindi un senso di ansia e di dipendenza in alcuni soggetti che vengono messi in condizione di inferiorita'. In alcuni casi gli si puo' ricreare la ricerca di approvazione del proprio essere che, non appagata ne' riscontrata, immediatamente, porta ad uno stato di insicurezza gratificato solo in seguito da un lieve cenno di approvazione o da poche scarne parole. lo stesso silenzio puo' divenire una sottile di punizione se prolungato oltre un certo quid temporale sino a portare la tensione della persona verso cui viene rivolto a limiti parossistici. Sara' cura di chi ne fa uso  saper cogliere il momento esatto in cui sciogliere il nodo, ne conseguira' una esplosione emotiva rispondente alle esigenze di chi lo ha attuato.     

 
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