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Post N° 177
http://canali.libero.it/affaritaliani/Rubr...mine210608.html
La Padana di Lampedusa anti-Gheddafi
Nessuno si è meravigliato più di tanto, a Lampedusa, quando qualche mattina fa Angela Maraventano si è presentata sul molo, con il chador in testa, a chiedere “un passaggio per Tripoli”. E tutti sono convinti che ci riuscirà, prima o poi, a fare il “viaggio all’incontrario”, come dice lei, per protesta contro gli sbarchi dei clandestini sull’isola, perché finora è riuscita nelle imprese più disparate, nonché disperate, politicamente parlando.
Partiamo dalla più recente: ad aprile è stata eletta senatrice, un record assoluto per gli abitanti di Lampedusa, da dove nessuno prima d’ora (né uomo, né tanto meno donna) era arrivato in parlamento e nemmeno alla Regione Sicilia o al consiglio provinciale di Agrigento. Non solo: è stata eletta in Emilia Romagna e nella lista della Lega, e nemmeno questo ha stupito i suoi conterranei, perché Angela dall’anno scorso è il primo vicesindaco leghista di Lampedusa.
Un amore ricambiato, quello per Bossi e la Lega, scoppiato nel 2003, quando già da anni Angela era diventata la “pasionaria” dell’isola, che protestava a ogni occasione perché a Lampedusa mancavano il pediatra, il ginecologo, il soccorso di emergenza. Figlia di un pescatore, non era un politico e non aveva nemmeno studiato, si era fermata dopo la terza media e a vent’anni aveva scandalizzato i lampedusani come primo operaio donna della Forestale; poi ha sposato un pompiere, ha avuto due figli e ha aperto con il fratello un ristorante sul molo, “Il Saraceno”, diventato uno dei locali più frequentati dell’isola.
A Lampedusa la chiamavano “la pazza” e “la scatenata” quando protestava perché mancavano i collegamenti aerei o perché le scuole erano inagibili; avevano scosso la testa quando Angela era andata a portare le sue richieste a Roma, davanti al Quirinale, e quando, dopo che un concittadino era morto sull’isola perché mancava l’elisoccorso, aveva scritto ai politici di tutti i partiti per chiedere aiuto. L’unico a rispondere fu il leghista Giacomo Stucchi di Bergamo, e da lì ebbe inizio la carriera politica di Angela. “Sugnu leghista, leghista da Lega Nodd”, dice soddisfatta con il suo accento siciliano e il foulard verde intorno al collo, che indossa sempre nelle fotografie pubblicate sui giornali.
Nel comune più a sud d’Italia, persino più a sud di Tripoli, porta avanti da anni i suoi obiettivi da leghista doc, andando ben oltre i movimenti autonomisti e chiedendo l’indipendenza non solo da Roma, ma dalla stessa Sicilia: “Siamo stanchi di pagare le tasse a Roma e a Palermo, tutto quello che c’è sull’isola l’abbiamo costruito noi”.
Forse non riuscirà nel suo intento, annunciato già qualche anno fa, di indire un referendum per far passare Lampedusa sotto la provincia di Bergamo, ma è decisissima a sfruttare al meglio i cinque anni a Palazzo Madama: “Farò di tutto per liberare la nostra isola da tutti i suoi problemi”, ha detto davanti ai suoi concittadini nel suo primo discorso da senatrice, concluso al grido di “Padania libera, Lampedusa libera”.
E anche se molti pensano che la prima a guadagnarci sarà lei stessa, per il lauto stipendio da parlamentare, tutti l’hanno portata in trionfo come un’eroina.
C’è da dire che il successo elettorale non ha cambiato le abitudini di Angela, che continua a protestare sul molo a ogni sbarco di clandestini e a lanciare proposte provocatorie: prima i centri di accoglienza in mare “teniamo i clandestini su una nave per un mese e poi li restituiamo alla Libia”, ora il “viaggio all’incontrario” a Tripoli, per presentare le sue rimostranze al governo libico. Più che con i clandestini, ce l’ha con Gheddafi: “Continua a prenderci in giro, li fa partire dai suoi porti senza controllo. Dietro ai clandestini c'è la criminalità, io non voglio essere complice dei trafficanti e non ho paura di dire queste cose, anche se ho il titolo di senatrice”.
Ma niente magliette anti-Islam alla Calderoli, per la pasionaria leghista di Lampedusa: “Rispetto gli usi e i costumi di quei popoli”, precisa Angela, e aspetta il passaggio per Tripoli furiosa, ma con il velo in testa.
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