Estratto di conversazione mattutina fra me e Francesca. Elisabetta vorrebbe partecipare ma la visione di ieri sera l’ha lasciata disartrica. Il bello oggettivo la colpisce ancora, anche se non le interessa.
“Tu non sei normale” mi accusa Francesca.
“Solo perché mantengo inalterate le facoltà mentali dopo aver incontrato un bonazzo?”
“No, perché continui a parlare di un fantomatico principe azzurro che in realtà è una fissazione infantile e poi quando te ne trovi davanti uno in carne e ossa non ti piace”
“Gli uomini troppo belli non mi hanno mai ispirato. Mia zia dice che bello con bello non si pigliano”
“Dai, sei fissata con quel mostro, solo perché è famoso”
“Di chi stai parlando, Francesca?” chiedo minacciosa avendo già intuito la risposta.
“Ma per favore! sei come quelle ragazzine che sbavano al Festivalbar per Ricky Martin”
“Prima di tutto non è un mostro” sibilo brandendo il fonendoscopio. “Glieli hai visti gli occhi, eh? glieli hai visti?”
“Te la ricordi quella pubblicità di Costanzo contro la droga?: preferisco vivere”.
“AAAHHHH! non ha due occhi, ha due lagune caraibiche! E poi tutto in lui fa pensare ad uno che se ti porta a cena non ti stordisce con l’elencazione delle virtù del suo Mercedes, ad uno con un mondo interiore”
“Vorrei vedere, con quel mondo esteriore che si ritrova, poveretto…”
“Non ha gli occhi chiari”, la voce di Betta giunge con effetto fondovalle: cupa e col rimbombo.
Rimango per un attimo smarrita, poi recupero.
“Sei limitata e stai per perdere un’amica”, dico per prendere tempo mentre cerco di ricordare gli occhi del mio amore.
“Dio, quando fai così…! Io lo dico per il tuo bene: non ti devi fissare e devi guardarti attorno”. Si ferma per un po’ pensierosa e poi riprende ispirata: “Oltretutto mi risulta che tu sia di idee politiche opposte alle sue. Anche ammesso che riuscissi a conoscerlo, non ti degnerebbe di uno sguardo. Lo sai come sono i compagni, no?”, conclude mettendosi le mani ai lati della fronte simulando due paraocchi.
“Ti conviene accettare qualche compromesso”, aggiunge senza darmi il tempo di ribattere.
“MAI! Piuttosto divento una di quelle vecchie con le buste piene di stracci che passano le giornate a cercare centini nei telefoni pubblici o nei carrelli dei supermercati”
“E allora aspetta, fa’ come ti pare. Aspetta un clone di Fassino”
“L’avevo trovato, a Roma”
“Non dirai sul serio”, Elisabetta ha recuperato a livello neurologico centrale, ma ora è dislalica e le esce una voce modello Paperino. Sembra che abbia respirato elio.
“Si chiamava Luca, era anestesista. Boccheggiavo ogni volta che lo vedevo vagare per il Pronto Soccorso col borsone Ferno a tracolla. Era altissimo, magrissimo, pallidissimo e con gli occhi verde mare e Enzo diceva che era color cadavere perché fumava più di una ciminiera nell’Inghilterra della rivoluzione industriale”.
“Chi è Enzo?” biascica Elisabetta con un filo di voce.
“Amico mio del cuore a pari merito con Luciano. Te l’avrò detto un milione di volte”
“E come sono?”
“Uno è sposato e l’altro è gay, e tu lo sai” ringhio, mentre lei prima di tornare all’atonia aggiunge: “OK, ma ricordati che Fassino ha gli occhi scuri”. E si mummifica.
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il 27/09/2009 alle 15:50
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il 28/08/2009 alle 17:09
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