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Creato da: sareva82 il 29/06/2009
commedia romantica in ospedale vista mare

 

 
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capitolo venti - Bulli e pupe -

Post n°23 pubblicato il 23 Agosto 2009 da sareva82

Non faccio in tempo a stramazzare perché squilla il telefono. Ormai ho come un sesto senso e infatti è lui, Cristiano.

“Che succede stavolta?” farfuglio. Non lo reggo l’alcol, è inutile. Con la mia amica del cuore al ginnasio avevamo progettato di mitridatizzarci perché all’epoca leggevamo solo romanzi americani coi protagonisti belli e dannati che passavano le giornate ma soprattutto le nottate a bere di tutto e ci sembrava molto romantico e molto emancipato bere i superalcolici, ma non siamo mai riuscite a portare a termine l’impresa.

“Succede che non siamo riusciti a farli incontrare”

“Non dirmi che questa volta si è commosso lui magari davanti al bancone dei formaggi” dico indifferente al momento topico.

“Dai, zia!” mi sgrida Cristiano, “cazzo dici, sembri ubriaca!”

“Scherzi?! Io?!? Mai! E’ che cercavo di sdrammatizzare, lo sai che scherzo sempre. Cos’è successo, racconta” dico con la voce più sobria e partecipe che riesco a reperire in archivio.

“Bè, si dà il caso che il padre di Susi non faccia un passo a piedi neanche minacciato con le armi e mentre veniva al supermercato che dista cento metri scarsi da casa sua, ha tamponato un autobus e si è messo a fare a botte col conducente”.

“Geeesùùùù! Ma sei sicuro che quest’ uomo sia adatto a tua madre?”

“Ecco, lo sapevo, quando lo dicevo io…”

“No, no, era solo un pour parler, tranquillo, andrà tutto benissimo. Cosa contate di fare adesso?”

"Tentiamo un'altra volta sola e poi lasciamo perdere perchè vuol dire che non è destino," mi comunica col tono stanco di uno che comincia a considerare la storia abbastanza sconclusionata.

“Questa volta non ti dico niente. Incrocio le dita e aspetto tue notizie”

“Ciao, zi’”

“Ciao, nipote…oh, senti…”

“Che c’è?”

“Ma tua zia Francesca lo sa quello che stai facendo?”

“PERCARITA’!!! Guai a te!”

“Uh, signur! Quando tutto questo sarà finito mi ritroverò impallinata, la conosco”.

“Tanto sei abituata in Pronto Soccorso”, sghignazza e riattacca senza darmi il tempo di mandarlo a quel paese.

 

 
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